film guerra america

LA GUERRA SI FA ANCHE AL CINEMA - UN LIBRO RACCONTA LA STORIA DELLA PROPAGANDA AMERICANA NEI FILM, SIA QUANDO I CONFLITTI SONO “FREDDI” SIA QUANDO SONO “CALDI” - PEARL HARBOR, IWO JIMA, LO SBARCO IN NORMANDIA, LA BATTAGLIA DI MIDWAY: NOI CE LI RICORDIAMO COME LI HA VOLUTI RACCONTARE HOLLYWOOD, UNA SERIE DI VERITÀ CERTAMENTE PARZIALI - L'AMERICA VEDE "ROSSO" (CIOÈ COMUNISTI DAPPERTUTTO) E LA CAPITALE DEL CINEMA NON FA ECCEZIONE...

Giorgio Carbone per “Libero Quotidiano

 

il libro sulla propaganda usa al cinema

Da qualche settimana è in libreria (edizioni Il Nuovo Melangelo) Il libro Il conflitto di celluloide di Fabio Pavesi, ovvero la storia, meglio la selvaggia aneddotica, del cinema di propaganda americano durante due guerre, quella "calda" dal 1940 al 1945 e quella "fredda" della lotta al comunismo, iniziata nel 1946, appena dopo che tacquero i cannoni rivolti verso Germania e Giappone, e destinata a durare decenni fin quasi alla fine dell'impero russo.

 

Fabio Pavesi è un giovane di Carugate che da circa 20 anni viaggia per lavoro spesso nei paesi dell'Est Europa. Risultato del peregrinare: l'acquisita conoscenza di otto lingue e il rastrellamento di un'immensa cineteca.

 

Non c'è film americano, dal Cantante di Jazz ai Rocky di Stallone, sul quale Pavesi non abbia messo le mani. E non le abbia fatte mettere a tanti drogati di cinema, tra i quali il sottoscritto.

 

L'immenso materiale gli ha permesso di mettere su carta e anche su immagini (il libro è illustratissimo) il racconto di come la grande macchina propagandistica Usa abbia lavorato per far vincere due guerre e abbia imposto, diciamolo pure, una "sua" verità.

 

mission to moscow

Pearl Harbor, Iwo Jima, lo sbarco in Normandia, la battaglia di Midway, noi (tutti noi) ce li ricordiamo come li ha voluti raccontare Hollywood, una serie di verità certamente parziali, ma che nella memoria hanno finito per prevalere sulle verità "vere" per merito (o colpa?) di cineasti Usa che sapevano raccontare come nessuno al mondo.

 

MILLE ANEDDOTI

Il libro è una vagonata di aneddoti alcuni molto conosciuti, altri meno, ma che sulla pagina finiscono per intrigarti anche se molte storie credi d'averle già conosciute. Così apprendi che il cinema americano non ha mai odiato l'Italia, anche quando era nemica (il primo film anti italiano fu Il dittatore di Chaplin, l'ultimo I cinque segreti del deserto di Billy Wilder girato molti mesi prima dell'8 settembre).

 

film sulla guerra con john wayne 2

Così come vivido è il racconto delle pellicole antinaziste che i registi mitteleuropei dovettero girare per dimostrare la sincerità dei loro sentimenti antinazisti (il tedesco Fritz Lang che fa Anche i boia muoiono, l'austriaco Billy Wilder che ridicolizza il maresciallo Rommel nei Cinque segreti).

 

E Dietlef Sierk (divenuto Douglas Sirk e regista di melodrammi in technicolor degli anni '50) che a pochi mesi di distanza dall'uccisione di Heydrich, il "boia di Praga", ne racconta la storia in Hitler's hangman).

 

Il libro è una miniera, ma la sua trovata vincente è il raffronto tra le due guerre, la storia, spesso stupefacente, di come dalla metà degli anni '40 la macchina da guerra della cine-propaganda Usa dovette rigirare i cannoni, mettersi a sparare su chi per un lustro era stato amico e fratello.

 

una scena di song of russia

Anche se sull'amicizia e la fratellanza qualche dubbio c'era stato prima ancora che l'Europa diventasse campo di battaglia. Lo scontro fra Oriente e Occidente, tra "american way of life" e patria del socialismo era già stato al centro di commediole come Ninotchka, Tovarich e Corrispondente X, ma erano state storielle rassicuranti, nessun dubbio che in caso di guerra la compagna "Ninotchka" si sarebbe schierata a favore della democrazia. Nel 1940 dunque la Russia viene attaccata da Hitler e un anno e mezzo dopo l'America si schiera al suo fianco.

 

film sulla guerra con john wayne 1

Prima ancora, la propaganda di Hollywood era già entrata nella mischia (Confessioni di una spia nazista è del 1939). Hollywood combatte alla sua maniera e schiera i suoi eroi (Gary Cooper, Humphrey Bogart, John Wayne, Errol Flynn, tutti respinti alla leva) perché non sorgano dubbi su a chi toccherà la vittoria.

 

Franklin Delano Roosevelt, che ha capito più di tutti l'importanza del cinema, vuole tutti i cineasti al lavoro per sostenere lo sforzo bellico.

 

sbarco in normandia 7

L'inno dei marines inizia a tambureggiare sullo schermo, ma anche gli alleati, pure quelli che un cinema di sostegno non possono permetterselo, devono entrare nella leggenda. Così l'Inghilterra ha La signora Miniver (esaltazione della borghesia churchilliana) la resistenza francese ha La croce di Lorena la Cina i film sulle Tigri volanti: Roosevelt raccomanda anche e soprattutto un filone filo-russo, il cinesoccorso per l'alleato che sta resistendo ferocemente a Stalingrado e Leningrado.

 

salvate il soldato ryan 2

La Columbia gli fornisce Contrattacco, la MGM Song of Russia la RKO Tamara la figlia della steppa con un giovanissimo ed emaciato Gregory Peck. Ma Roosevelt vuole l'opera memorabile e si rivolge all'amico Jack Warner che già aveva fatto molti film "sociali" a favore del New Deal. E Warner gli allestisce Mission to Moscow con un grande budget, un grande cast (Walter Huston, Eleanor Parker), il più grande dei suoi registi (Michael Curtiz, di Casablanca e La carica dei seicento).

 

Si attende il capolavoro, ma arriva il più efferato esempio di "propaganda' s movie" mai girato. Non è colpa di Curtiz, efficiente come al solito, ma è il copione che gli hanno rifilato che grida vendetta.

 

SALVATE IL SOLDATO RYAN IN NORMANDIA D DAY

La trama si basa sulle relazioni di Joseph Davies, per due anni ambasciatore in Unione sovietica. Il quadro che Davies dà del paese di Stalin è idilliaco, quasi disneyano, le somiglianze tra americani e russi innumerevoli, certe "piccole differenze" (come le libertà civili, il sistema economico) del tutto trascurabili.

 

L'AMICO STALIN

Mission to Moscow arriva a dare delle "purghe" staliniane una versione edulcorata come nemmeno osò Togliatti prima durante e dopo gli avvenimenti. Le feroci repressioni sono presentate come una doverosa reazione a ribellioni finanziate dal nazismo (il quadro è talmente paranoico che Mission fu tra i pochi film Warner a non essere importato a conflitto terminato).

 

SALVATE IL SOLDATO RYAN IN NORMANDIA D DAY

La fine della guerra arriva dopo tre anni e le carte d'improvviso sono cambiate in tavola. Il tovarich, l'alleato compagnone diventa il nemico, l'ex Unione disneyana "l'impero del male". Hollywood s’adegua.

 

L'America vede "rosso" (cioè comunisti dappertutto) e la capitale del cinema non fa eccezione. Cineasti che durante gli anni di guerra hanno mostrato simpatie socialiste si trovano messi ai margini. Molti di loro che hanno lavorato nel ciclo voluto da Roosevelt sono costretti a fare ammenda (il divo Robert Taylor confessò pubblicamente la sua vergogna per aver girato Song of Russia).

 

pearl harbor

Jack Warner che deve farsi perdonare Mission to Moscow non ha altra scelta che mettere in cantiere I was a communist per Fbi, uno dei più virulenti attacchi all'ex alleato e dare campo libero al grande nemico (cinematografico) del comunismo John Wayne che produce e interpreta Big Jim Mc Lain, dove la malapianta comunista ha messo (nel 1952) le sue radici alle Hawaii (niente paura ci pensa John a strappare le radici a suon di pugni).

 

pearl harbor michael bay 2

La truculenza del messaggio è tale che quando il film viene distribuito nell'Italia democristiana e filoatlantica di De Gasperi e Pio XII titolo e doppiaggio sono mutati. Gli agenti comunisti sono diventati narcotrafficanti e la pellicola circola da noi come Marjuana la droga infernale (quando Wayne lo sa non fa una piega: «Sempre di droga si tratta»).

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