claudio campiti

HOMO CONDOMINI LUPUS – L’AUTORE DELLA STRAGE DI FIDENE CLAUDIO CAMPITI NON SI PENTE E CONTINUA A VOMITARE ODIO SUL CONDOMINIO: “ERO ESASPERATO DALLE LORO CONDOTTE MAFIOSE” - IL GIP: “PROVA SOLO RANCORE” -IL KILLER, CHE PIANIFICAVA GLI OMICIDI DA MESI, ERA PRONTO A FUGGIRE ALL'ESTERO (SULLA SUA MACCHINA RITROVATI COSTUME DA MARE E CIABATTE) – LE INDAGINI PUNTANO ANCHE SUL POLIGONO. COME È POTUTO USCIRE INDISTURBATO CON LA PISTOLA IN TASCA?

Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il Corriere della Sera

 

La valigia dell'omicida era attrezzata per una vacanza all'estero, in luoghi caldi. Claudio Campiti, il 57enne ex imprenditore di Ascrea (Rieti) che domenica mattina ha fatto fuoco su quattro persone durante l'assemblea del consorzio Valleverde, a Fidene, aveva caricato sulla sua Ford, oltre al passaporto, «costume da mare, accappatoio, ciabatte...», accessori più adatti a una breve vacanza che a una nuova vita.

 

CLAUDIO CAMPITI

Estratto dell’articolo di Michela Allegri per il Messaggero

 

CLAUDIO CAMPITI BAR FIDENE

Nessun segno di pentimento, solo livore e rancore. «Ero esasperato dalle loro condotte mafiose», ha detto ieri il killer di Fidene, Claudio Campiti, interrogato a Regina Coeli dal gip Emanuela Attura. Il cinquantasettenne non ha risposto alle domande chiave, ma ha continuato a ribadire l'odio che prova per i componenti del consorzio Valleverde, che gestisce una serie di villette nella zona del lago di Turano, in provincia di Rieti, dove Campiti aveva comprato un rudere mai ristrutturato. Il magistrato non ha dubbi: il carcere è l'unica misura possibile per contenere l'ira dell'indagato e anche per evitare che fugga.

 

la casa di claudio campiti al consorzio valleverde

Domenica, quando è stato fermato dai carabinieri subito dopo la strage, «aveva con sé tre zaini contenenti oggetti personali e contanti - scrive il gip nell'ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare - come ammesso in fase di interrogatorio era certo che non sarebbe tornato a casa». E ancora: «Non ha dato segno di resipiscenza, il livore e il risentimento che sono emersi fanno ritenere che, se rimesso in libertà, non desisterebbe da ulteriori condotte sanguinarie».

 

 

LA PISTOLA Domenica, dopo avere fatto irruzione nel gazebo del bar Il posto giusto, durante una delle riunioni del consorzio - con il quale aveva diversi contenziosi culminati con il mancato allaccio alla rete idrica per la sua abitazione - Campiti ha sparato ai presenti come una furia: ha ucciso quattro donne e ha ferito altre due persone. Per il magistrato, che ha disposto per lui anche il regime di sorveglianza, l'uomo sarebbe pronto a uccidere ancora.

la casa di claudio campiti al consorzio valleverde

 

(...)

 

IL POLIGONO L'ordinanza scandisce i passi fino al blitz omicida. Come prima cosa Campiti è andato al poligono per prendere l'arma. Ha comprato anche 100 proiettili. Poi, ha raggiunto il dehor. Erano presenti 32 persone: 28 consorziati, 3 revisori e il segretario dell'assemblea. Alle 9,30 l'uomo è entrato, ha chiuso la porta e ha iniziato a sparare «a bersaglio» - scrive il gip - alle persone sedute al tavolo.

 

Ha subito ucciso Sabina Sperandio, Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi, e ha ferito la presidente, Bruna Marelli. Fabiana De Angelis, raggiunta da un proiettile, è morta due giorni fa in ospedale. Ieri sono stati donati i suoi organi.

CLAUDIO CAMPITI

 

Ora, però, le indagini puntano anche sul poligono. Campiti è andato al Tiro a segno nazionale a prendere una pistola, perché nel 2020 il questore di Rieti gli aveva negato la licenza per il porto d'armi. Aveva due tessere: una del Tiro a segno nazionale, sezione di Roma, e un abbonamento Platinum 2022. Era iscritto dal 2018. Oltre al presidente, domenica gli inquirenti hanno ascoltato anche l'armaiolo incaricato di consegnare le armi ai soci. Quando gli è stato chiesto se conoscesse Campiti, ha risposto che «si trovava in quel momento sulla linea di tiro» e ha mostrato ai carabinieri la carta di identità che gli era stata consegnata. Invece, il cinquantasettenne era uscito indisturbato con una pistola in tasca. Un'altra impiegata del Tsn ha detto che alle 8,58 Campiti aveva comprato da lei 100 proiettili calibro 45. Gli stessi proiettili che ha usato per fare una strage. «Sono stati i cinque minuti più lunghi della nostra vita - hanno detto i superstiti, che si sono incontrati ieri con il loro legale, l'avvocato Fabrizio Gallo - Eravamo andati ad una riunione del consorzio, una cosa normalissima, e ci siamo ritrovati in mezzo all'inferno. Non si può dimenticare». Michela Allegri

POLIGONO DI TIRO A SEGNO NAZIONALE VIALE VIA TOR DI QUINTO ROMA CASA DI CLAUDIO CAMPITIcarabinieri al poligono di tiro di via tor di quinto, a roma

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