aumento delle bollette

ITALIA IN BOLLETTA - QUATTRO ITALIANI SU DIECI HANNO AVUTO PESANTI RIPERCUSSIONI NEGATIVE SULL'ECONOMIA FAMILIARE A CAUSA DELL'AUMENTO DELLE BOLLETTE - IL PROBLEMA RIGUARDA PURE LE AZIENDE: IN 10 ANNI SONO SPARITI OLTRE 281 MILA ARTIGIANI - OLTRE ALLA GUERRA E L'INFLAZIONE, A PEGGIORARE LA SITUAZIONE È ANCHE LA CRISI IDRICA CHE HA COLPITO IL PAESE - UN IMPRENDITORE BRESCIANO SCRIVE AL "GIORNALE": "DAI 70MILA DEL 2021 SIAMO PASSATI A 275MILA EURO. HO CHIESTO LA POSSIBILITÀ DI RATEIZZARE I PAGAMENTI: LA RISPOSTA È STATA…"

Felice Manti per “il Giornale”

 

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L'esperto di energia Edoardo Beltrame l'aveva anticipato già ai primi di ottobre, prima della guerra in Ucraina: «Con questi prezzi del gas un Paese energivoro come il nostro corre verso il lockdown energetico». La profezia rischia di avverarsi per la tempesta perfetta che si è abbattuta sull'Europa: emergenza idrica, prezzi alle stelle, inflazione fuori controllo, blackout a macchia di leopardo di cui nessuno risponde.

 

Alla gente interessano poco le mosse delle diplomazie o il risiko degli eserciti. Questa estate rovente rischia di bruciare i risparmi degli italiani. Secondo Swg quattro italiani su dieci hanno avuto ripercussioni negative sull'economia familiare. Ma il problema riguarda pure le aziende. Secondo l'Inps in 10 anni sono spariti oltre 281 mila artigiani, i più fragili. Ma anche le imprese più grandi sono in difficoltà, anche perché gli aiuti previsti dal governo non stanno funzionando.

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Al Giornale un imprenditore bresciano racconta la sua storia: «Sono Aldo Arici, amministratore di Unifond, una piccola fonderia che produce getti fusi in ottone. L'aumento esponenziale del costo energia ci sta mettendo duramente alla prova». Ci mostra le bollette: dai 70mila del 2021 siamo passati a 275mila euro. Il governo aveva chiesto ai gestori dell'energia di aiutare le aziende a pagare a rate, mettendo a garanzia i fondi di Sace in caso di un'eventuale insolvenza delle aziende che ne beneficiano.

 

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«Ho letto le norme del decreto Aiuti e ho chiesto la possibilità di rateizzare in 24 rate le bollette di maggio e giugno 2022 al nostro attuale fornitore di energia elettrica», l'ex municipalizzata A2A (quotata in Borsa e controllata dai Comuni di Milano e Brescia al 50%). La risposta è stata: rateizzare non è un obbligo ma una facoltà. Se vuole, paghi il 50% subito e il resto in tre rate.

 

E solo per il mese di maggio. «Una dilazione che non ci avrebbe aiutato, ho risposto a A2A che avevo chiesto un supporto e non l'elemosina. Ma da imprenditore e da cittadino mi chiedo: se l'obiettivo del decreto è di assicurare la necessaria liquidità alle imprese e attenuare gli effetti dirompenti del caro energia, che senso ha una misura come questa?».

 

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Nell'amarezza dell'imprenditore c'è tutto il corto circuito all'italiana: mentre il premier Mario Draghi prova a convincere la Ue a fissare un tetto «europeo» al prezzo del gas, le nostre imprese non riescono a fare squadra nell'emergenza. «Il decreto nato per le famiglie e traslato poi alle imprese doveva essere un aiuto che per le industrie energivore ma a conti fatti non lo è», ragiona Beltrami.

 

È vero che A2A sarà penalizzata dal raddoppio dell'aliquota sulla tassazione degli extra profitti, passata con lo stesso dl Aiuti dal 10% al 25%, ma è altrettanto vero che la stessa A2A ormai non ragiona più da municipalizzata legata al territorio ma da player nazionale.

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È uno degli effetti distorsivi della privatizzazione delle municipalizzate voluta dal Pd nel Duemila, come Acea nel Lazio o Iren in Piemonte, che ha tagliato il legame con il territorio, trasformandole in holding multiutility che investono all'estero, «con una forza contrattuale non dissimile da quella di Enel, Eni e delle società che producono (vedi i termovalorizzatori A2A a Brescia, Milano e Bergamo, ndr), distribuiscono a tariffa regolata da Arera e vendono energia, sia sul mercato tutelato che su quello libero».

 

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Intanto tra oggi e domani proprio Arera renderà note ufficialmente le nuove tariffe riservate al mercato tutelato. I rincari di luce e gas sono praticamente certi: per Nomisma saranno rispettivamente del 27% e del 17%. Per non parlare della benzina, ampiamente sopra i 2 euro. La pezza che il governo è pronto a mettere potrebbe non bastare neanche questa volta.

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