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ITALIA DA RECOVERY – IL PIANO DI RIPRESA E’ TROPPO LENTO (CENTRATI SOLTANTO IL 30% DELLE RIFORME E IL 21% DEGLI INVESTIMENTI PROGRAMMATI), ARRIVA LA SCOSSA DI DRAGHI CHE CHIEDE "PRECISI IMPEGNI" AI MINISTRI E SI PREPARA A VARARE UN NUOVO PACCHETTO DI SEMPLIFICAZIONI – ENTRO IL PROSSIMO 31 DICEMBRE L'ITALIA DOVRÀ RAGGIUNGERE 51 OBIETTIVI TRA RIFORME (PARTICOLARMENTE SCOTTANTE QUELLA SULLA CONCORRENZA) ED INVESTIMENTI. ALTRIMENTI LA PROSSIMA TRANCHE DI 22 MILIARDI È A RISCHIO

Andrea Bassi per "il Messaggero"

 

assemblea di confindustria con mario draghi 10

Il tempo scorre veloce. Inesorabile. Il passo del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato con quasi 200 miliardi dalla Commissione europea, sembra ancora troppo lento.

 

Così Mario Draghi ha deciso di dare una scossa. La vera messa a terra del Recovery italiano, insomma, parte ora. Acquisiti i primi 25 miliardi del prefinanziamento europeo, entro il prossimo 31 dicembre l'Italia dovrà raggiungere 51 obiettivi tra riforme ed investimenti. Altrimenti la prossima tranche di 22 miliardi prevista per l'inizio del prossimo anno è a rischio. Ieri in consiglio dei ministri il sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli e il ministro dell'Economia Daniele Franco hanno fornito una prima sintesi degli obiettivi raggiunti.

 

assemblea di confindustria con mario draghi 9

Di riforme ne sono state approvate otto delle 19 previste entro fine anno dal contratto con l'Europa. Solo il 30 per cento del totale. Per gli investimenti la percentuale è ancora più bassa. Quelli definiti sono stati solo cinque su 24 previsti. Fa il 21 per cento. Insomma, 13 obiettivi centrati su 51 sono un risultato che non lascia dormire sonni troppo sereni. Se ne è lamentato ieri anche il presidente degli industriali Carlo Bonomi durante l'Assemblea annuale di Confindustria. Il timore è che l'Italia perda i soldi.

 

 

Il governo lo sa. Per questo Draghi ha deciso di accelerare. Ieri è stato chiesto a tutti i ministri un «preciso piano di adozione delle riforme e di compiuta realizzazione degli interventi» previsti per la fine dell'anno. Un cronoprogramma nel cronoprogramma.

 

GLI INTERVENTI Non solo. Il governo è al lavoro su uno o più decreti con all'interno nuove semplificazioni per gli investimenti legati al piano nazionale di ripresa e resilienza. Per questo Palazzo Chigi ha chiesto ai ministri di presentare delle nuove proposte di norme attuative abilitanti, ossia quali lacci e lacciuoli vanno sciolti secondo le rispettive competenze, per proseguire senza intoppi nell'attuazione del Recovery. Anche qui non tutti i problemi sono stati risolti. Come sulle energie rinnovabili, dove l'installazione di nuovi impianti fatica ad essere sbloccata. Ed ancora.

MARIO DRAGHI CON LA MASCHERINA

 

Draghi ha deciso di convocare, nelle prossime settimane, una serie di cabine di regia sul Pnrr. Si tratta dell'organismo politico che sovrintende al piano e che, tra l'altro, può attivare la leva d'emergenza, ossia sostituirsi alle amministrazioni pubbliche che dovessero ritardare l'attuazione del piano. Le cabine di regia che saranno convocate saranno settoriali con la partecipazione di ministri individuati in base agli ambiti da approfondire.

 

Poi ci sarà una Cabina di regia cui parteciperanno le regioni e gli enti territoriali. Cinque giorni prima della riunione, i ministri dovranno fornire a Palazzo Chigi uno stato di avanzamento dei progetti e delle riforme che fanno capo ai loro dicasteri, l'impostazione che intendono dare al loro lavoro e, infine, quali criticità hanno eventualmente riscontrato. Ma c'è di più.

 

DANIELE FRANCO E MARIO DRAGHI

I TEMI Ogni volta che ci sarà una riunione, saranno approfondite anche le cosiddette tematiche trasversali del Recovery plan. La prima è il rispetto, in sede di definizione delle procedure di attuazione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, della regola per cui almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente, indipendentemente dalla fonte finanziaria di provenienza, sia destinato alle regioni del Mezzogiorno.

 

Un obiettivo che rischia di essere tradito, come dimostrano i primi bandi sugli asili nido rivelati dal Messaggero che privilegiano quei Comuni in grado di garantire un maggiore cofinanziamento dei progetti. Ad essere rispettati, poi, dovranno essere anche altri due criteri trasversali: il rispetto dei principi guida in materia di disabilità, e quello per cui le assunzioni devono prioritariamente essere riservate a donne e giovani. Nelle prossime settimane si vedrà se l'accelerata starà funzionando. Soprattutto sul piano delle riforme. Da portare a compimento ce ne sono alcune considerate politicamente scottanti. A partire dalla legge sulla concorrenza.

MARIO DRAGHI AL TELEFONO

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