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“LE ASSISTENTI SOCIALI HANNO PORTATO VIA MIA MOGLIE E MIO FIGLIO. DICEVANO CHE IN UN SUO DISEGNO C'ERA LA PROVA DELLA MIA VIOLENZA” – IL TRIBUNALE DEI MINORI HA DATO RAGIONE A UN PADRE A CUI NEL 2018 ERA STATA ALLONTANATA LA FAMIGLIA DAGLI ASSISTENTI SOCIALI DI BIBBIANO – “OMETTEVANO DI INDICARE CON CHIAREZZA CHE DALL'ESITO DEGLI ACCERTAMENTI OSPEDALIERI LE MACCHIE SULLE MUTANDINE DEL MINORE ERANO FECI, LANCIANDO IN TAL MODO RESIDUARE SOSPETTI DI ABUSO SESSUALE AI DANNI DEL BAMBINO”

BIBBIANO

Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

 L'elenco delle «persone offese» è lungo tre pagine. Il numero trentadue è un padre ancora vivo, nonostante tutto. Ha 35 anni. È riuscito a non impazzire. È riuscito a non perdere la calma. È riuscito a resistere fino a ottenere un primo risultato importantissimo: «Questa è una nostra foto di ieri pomeriggio, eccola, siamo tornati insieme. Io, mia moglie e mio figlio. Il giudice dei Tribunale dei minori ci ha dato ragione. Sembriamo una famiglia infelice? Sembriamo due genitori incapaci?». 

 

Ricorda la data esatta della separazione. «Il 22 ottobre del 2018 le assistenti sociali di Bibbiano hanno portato via sia mia moglie sia mio figlio, che all'epoca aveva 6 anni. Dicevano che in un suo disegno, una specie di scarabocchio colorato, c'era la prova della mia violenza. Dicevano che mia moglie portava gli occhiali scuri per nascondere le botte. Dicevano che eravamo una famiglia senza cura. Era tutto falso». 

 

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Quando una persona con voce tranquilla dice frasi tanto perentorie è difficile prendere le misure. Solo che prima di incontrare questo padre, eravamo andati a leggere le parti che lo riguardano da vicino nell'inchiesta «Angeli e Demoni». In particolare, quel punto in cui gli investigatori parlano della relazione delle assistenti sociali con cui hanno deciso di allontanare il figlio. È datata 18 luglio 2018. 

 

federica anghinolfi 1

La firma la responsabile dei servizi sociali della Val d'Enza Federica Anghinolfi, assieme alla collega Annalisa Scalabrini e alla psicologa Federica Alfieri. Sulla base di quella relazione chiedono al Tribunale per i minorenni di Reggio Emilia di poter intervenire rapidamente. E infatti: «Era il 22 ottobre quando». Ma dopo. Dopo tutti gli accertamenti sul caso. Dopo le verifiche. 

 

A proposito di quanto avevano scritto le assistenti sociali, gli investigatori arrivano alle seguenti conclusioni: è falso che non ci fossero giochi in casa del bambino, falso che l'appartamento fosse spoglio, falso che il bambino fosse denutrito e esile al punto da dover ricorrere a accertamenti diagnostici. Falso che i genitori non l'avessero portato dal pediatra, visto che solo nel 2018 era già stato tre volte dal medico. 

 

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Falso, anche, che quel padre fosse un padre violento e «dedito al consumo di alcolici», così come c'è scritto nelle relazione: «Basando tale assunto sul mancato pagamento di alcune rette scolastiche del minore». Senza premurarsi di aggiungere, comunque, che quelle rette erano state saldate successivamente. Nella stessa relazione viene adombrato il sospetto. Anche se le prove della violenza non ci sono. Lasciano il dubbio. 

 

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Con un'ambiguità che gli investigatori riassumono così: «Omettevano di indicare con chiarezza che dall'esito degli accertamenti ospedalieri le macchie sulle mutandine del minore erano feci, lanciando in tal modo residuare sospetti di abuso sessuale ai danni del bambino». E poi, una volta ottenuto l'allontanamento, fanno pressioni sulla moglie perché riveli violenze con il ricatto di farle perdere il figlio. 

 

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Aggiungendo a tutto questo una piccola, finale, terrificante, menzogna: sostengono che il bambino abbia ringraziato per essere stato portato nella comunità protetta. Sostengono che il bambino si sia dichiarato felice dell'allontanamento da casa. E anche qui c'è il colpo di scena. Un'assistente sociale che si chiama Giorgia Ricci, estranea a ogni accusa ma presente in quel momento, testimonia il contrario dimostrando così che non tutti erano uguali nei servizi sociali della Val d'Enza: «Il bambino non ci ha mai ringraziati». 

 

stefania, la mamma di reggio emilia a cui gli assistenti sociali hanno portato via la figlia

Pensare che questo padre sia ancora in piedi non è un fatto di poco conto. «È stato tremendo. Tremendo. Non so come dirlo in un altro modo. Sono stati anni tesi, pieni di ansia. Siamo contenti che la giustizia stia facendo il suo corso. Ma tutti abbiamo subito un grosso trauma. Quell'allontanamento è stato bruttissimo. Mi facevano vedere mio figlio un'ora al mese. Dicevano che mia moglie si metteva gli occhiali da sole per nascondere i lividi. Se ce l'ho fatta è solo per la forza della nostra famiglia». 

 

Accanto al padre, c'è l'avvocato Gianluca Tirelli: «Siamo contenti che l'udienza preliminare abbia portato a 17 rinvii a giudizio. Nell'arco del processo andremo a discutere fatto su fatto, ci siamo costituiti parte civile perché il padre vuole una riabilitazione pubblica, non sopporta che sia stata infangata in questo modo la sua immagine di genitore». 

 

Tre pagine è lungo l'elenco delle persone offese. A ogni numero corrisponde un incubo. Come dover risalire tutta la storia al contrario per poter ritornare, finalmente, a essere. -

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