paolo borsellino giovanni melillo strage di via damelio d'amelio

“CHIEDO SCUSA PER TUTTE LE OMISSIONI E GLI ERRORI, LE SUPERFICIALITÀ E LE VANITÀ CHE HANNO OSTACOLATO LA RICERCA DELLA VERITÀ” – IL J’ACCUSE DEL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA, GIOVANNI MELILLO, A 30 ANNI DALLA STRAGE DI VIA D’AMELIO: “I DELICATISSIMI POTERI AFFIDATI A MAGISTRATURA E APPARATI DI POLIZIA A FINI DI GIUSTIZIA ESIGONO LA PIÙ SCRUPOLOSA OSSERVANZA DELLE REGOLE E DELLE GARANZIE INDIVIDUALI” – “NON C’È DUBBIO CHE LA SCELTA DI SPATUZZA DI COLLABORARE CON LA GIUSTIZIA FU PER ANNI FRENATA DAL TIMORE DI RITORSIONI E VENDETTE DI COSA NOSTRA. NON BISOGNA DIMENTICARLO…”

Giovanni Bianconi per www.corriere.it

 

giovanni melillo

Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia dal 4 maggio scorso: che senso ha celebrare, trent’anni dopo, l’anniversario della strage di via D’Amelio?

«È importante ricordare ciò che avvenne, per conservare l’ammirazione e la gratitudine che il Paese deve alle vittime di quel terribile delitto. Soprattutto per riconoscere l’enorme debito di verità e giustizia che ancora oggi abbiamo verso le vittime e i loro familiari.

 

PAOLO BORSELLINO CON LA FAMIGLIA

Un debito che impone di lavorare in silenzio e con serietà per placare quella sete insoddisfatta di verità e di evitare la retorica e la ritualità di celebrazioni che, seppure sentite e commosse, inevitabilmente rischiano di esacerbare il dolore di chi non può non guardare con diffidenza e fastidio alle formali promesse di impegno succedutesi negli anni».

 

La sua sembra una risposta ai figli di Paolo Borsellino. Che cosa può dire ai familiari del magistrato e degli agenti uccisi, su quello che una sentenza ha definito «uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiani», dopo l’assoluzione e le prescrizioni nel processo ai poliziotti accusati di calunnia?

«A prescindere dalle responsabilità dei singoli, che si possono valutare soltanto nelle sedi istituzionali, per la responsabilità della mia funzione non posso che chiedere pubblicamente scusa per tutte le omissioni e gli errori, ma anche per le superficialità e persino le vanità che hanno ostacolato la ricerca della verità sulla strage.

 

AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO

Sono scuse che porgo con rispetto e profonda consapevolezza ai familiari delle vittime e alle persone che, innocenti, sono state trascinate nel baratro della condanna per quel delitto. Gli uni e le altre sanno assai meglio di noi che il tempo non lenisce quelle ferite, se tante domande restano senza risposta».

 

Gaspare Spatuzza

Si poteva arrivare prima a scoprire le bugie smascherate dal pentito Spatuzza solo nel 2008?

«Nessuno può dirlo con certezza. Però non c’è dubbio che la scelta di Spatuzza di collaborare con la giustizia fu per anni frenata dal timore di ritorsioni e vendette di Cosa Nostra. Non bisogna dimenticarlo.

 

Anche per non rischiare di perdere di vista l’importanza, assolutamente fondamentale nel contrasto alle mafie, dello strumento dei collaboratori di giustizia, per cui tanto si spese Giovanni Falcone.

 

Anzi, da tempo è matura l’esigenza di assicurare al sistema di protezione dei collaboratori reali standard di modernità ed efficienza; ancora oggi, ad esempio, per un’inerzia legislativa davvero incomprensibile, manca una disciplina dei documenti di copertura che impedisca, come purtroppo è accaduto, che una cosca mafiosa rintracci il collaboratore che ne ha svelato i delitti attraverso mirati accessi abusivi alle informazioni dei sistemi sanitari, previdenziali e fiscali».

Giovanni Melillo

 

Ma proprio il depistaggio sul delitto Borsellino ha mostrato i rischi di un cattivo uso del pentitismo.

«In generale, proprio il valore essenziale di quello strumento rende ancora più importante la responsabilità della magistratura di assicurare un rigoroso controllo della sua applicazione. Ciò richiede elevata professionalità, rigore metodologico e profonda conoscenza della natura e delle dinamiche dei fenomeni mafiosi. A partire dalla raccolta delle dichiarazioni del collaboratore».

PAOLO BORSELLINO - STRAGE DI VIA DAMELIO

 

Ci sono analogie tra quanto accaduto per la strage di via D’Amelio e altre pagine oscure della storia giudiziaria italiana?

«Abbiamo bisogno di riflettere a fondo su ognuna di quelle che lei chiama “pagine oscure”. Il prossimo anno, ad esempio, sarà l’occasione per ricordare, quarant’anni dopo, la strage mafiosa nella quale perse la vita Rocco Chinnici, cui tanto deve l’esperienza del pool antimafia di Palermo, ma anche per riflettere sull’emblematica storia di Enzo Tortora.

gaspare spatuzza 6

 

I delicatissimi poteri affidati a magistratura e apparati di polizia a fini di giustizia esigono, per ricevere una “giustificazione sociale”, la più scrupolosa osservanza delle regole e delle garanzie individuali.

 

Un generale ripudio della tentazione di coltivare immagini edulcorate e a tutto tondo di sé, assegnandosi sempre e solo ruoli benefici e salvifici, aiuterebbe a evitare ogni affievolimento di quel ruolo di garanzia dei diritti e della legalità processuale, innanzitutto nella fase delle indagini, che fonda l’indipendenza della magistratura, e in particolare del pubblico ministero. Ma bisogna evitare anche rischi contrapposti».

 

paolo e fiammetta borsellino

Ad esempio?

«L’uso politico strumentale dell’errore giudiziario e persino della fisiologica diversità delle pronunce giudiziarie traspare spesso nelle proposte di comprimere le prerogative processuali del pubblico ministero, indebolendone la responsabilità nella direzione delle indagini. Che resta essenziale, anche per evitare che la giustizia torni, come in un tempo non troppo lontano, a scorrere solo lungo i binari tracciati dai mattinali delle questure».

 

Che cosa resta da scoprire sulle stragi di mafia del 1992-93?

«Obiettivamente, molto. Sin dal primo momento fu drammaticamente chiaro che le stragi rivelavano disegni e relazioni criminali difficilmente riconducibili alle sole strategie di un’organizzazione schiettamente criminale come Cosa Nostra.

gaspare spatuzza 4

 

Basti ricordare le parole che il presidente del Consiglio Ciampi pronunciò dinanzi alle Camere riunite dopo i simultanei attentati del luglio ’93, additando la responsabilità di “una torbida alleanza” di forze eterogenee, ma con comuni obiettivi di destabilizzazione politica. Molti elementi, anche di recente acquisizione, sembrano indicare quello scenario anche in relazione ad altri non meno gravi delitti, la ricostruzione dei quali esige però ancora grande impegno ed un estremo rigore nelle valutazioni del materiale indiziario; anche perché ogni tentativo mal riuscito allontana la formazione di prove affidabili.

 

giovanni melillo 3

In questa prospettiva, stiamo definendo un’apposita intesa con il Dis per rendere concretamente accessibili ai magistrati che indagano tutti i documenti dei servizi segreti versati all’Archivio di Stato, in attuazione delle direttive politiche, da ultimo del presidente Draghi, sulla declassificazione delle informazioni di intelligence sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia repubblicana».

LA BORSA DI PAOLO BORSELLINO

 

Che cosa può e intende fare la Procura nazionale per aiutare le indagini ancora in corso?

«La Dna deve garantire l’impulso e l’effettivo coordinamento delle indagini che da tempo impegnano le Procure di Caltanissetta, Firenze, Palermo, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro. Siamo dunque impegnati ad assicurare la tempestiva condivisione delle informazioni e l’opportuna concertazione delle iniziative dei vari uffici, anche attraverso l’applicazione ad alcune di quelle indagini di magistrati della Dna, secondo un modello di integrazione degli indirizzi investigativi che va consolidato e va potenziato.

giovanni falcone paolo borsellino

 

Anche per evitare aporie, contraddizioni e tensioni, che sono incomprensibili all’opinione pubblica e capaci di minare la credibilità e l’efficacia della nostra azione. Tuttavia, va riconosciuto che la grandissima parte dei pm italiani ha da tempo imparato a lavorare insieme, interiorizzando la cultura del coordinamento. Confido che ciò renderà più efficace il nostro sforzo di lavorare accanto alle Procure distrettuali per sostenerne e valorizzarne l’impegno, rifuggendo dai rischi di approcci autoritari e autoreferenziali».

GIOVANNI MELILLOpaolo borsellino e fiammetta borsellino 2PAOLO BORSELLINOPAOLO BORSELLINO CON LA MOGLIE AGNESE foto di letizia battaglia paolo borsellinoPAOLO BORSELLINO - LA STRAGE DI VIA D AMELIOPAOLO E FIAMMETTA BORSELLINOPAOLO BORSELLINO paolo borsellino antonio ingroiagaspare spatuzza 2giovanni melillo 2

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