cecilia gino strada

“CREDO DI NON POTER RENDERE OMAGGIO A MIO PADRE IN UN MODO MIGLIORE CHE SALVANDO ALTRE VITE” – LA FIGLIA DI GINO STRADA, CECILIA: “CON LA MAMMA CHIAMAVAMO EMERGENCY ‘IL MIO FRATELLO PIÙ PICCOLO’. AVEVO 15 ANNI ALL'EPOCA E CERTO NON È FACILE VEDERE QUALCOS' ALTRO CHE SI PORTA VIA TUTTA L'ATTENZIONE. NEL 2017 HO LASCIATO LA PRESIDENZE PERCHÉ L'IMPEGNO ERA DIVENTATO TOTALIZZANTE” – “IL REGALO PIÙ CARO CHE MI HA FATTO È STATO UN PESCIOLINO COSTRUITO CON LE CANNULE DI UNA FLEBO CHE GLI AVEVA DATO IL PADRE DI UN PAZIENTE BAMBINO. IL PRIMO RICORDO È DI QUESTO VIAGGIO PAZZESCO NEI PARCHI DEL NORDAMERICA. FACEVAMO SEMPRE UN GIOCO, QUELLO DELLA FAMIGLIA DEGLI ORSI. LO AVEVA INVENTATO LUI. ERAVAMO UNA FAMIGLIA DI ORSI CHE…”

 

 

Marta Serafini per il “Corriere della Sera”

 

CECILIA STRADA RESQ

«Aspetta un secondo. Forse abbiamo avvistato un barcone». Cecilia Strada è in mare, in mezzo al Mediterraneo a bordo di ResQ, la nave della Ong fondata tra gli altri dall'ex pm del pool di Mani Pulite Gherardo Colombo. La comunicazione va e viene, di sottofondo la radio gracchia. L'altro ieri il team di ricerca e soccorso di ResQ ha salvato 84 vite umane durante la sua prima missione, proprio mentre a bordo arrivava la notizia più triste per Cecilia.

 

«Siamo in osservazione, stiamo ancora in Sar Zone (la zona di ricerca e soccorso davanti alla Libia, ndr ), se non dovessimo effettuare altri salvataggi richiederemo porto sicuro e rientreremo».

gino strada con la figlia cecilia 5

 

Suo padre se n'è andato da poche ore, migliaia di messaggi sono arrivati da ogni parte del mondo. «Credo di non potergli rendere omaggio in un modo migliore che salvando altre vite», è stato il suo primo commento a caldo. Per tutti era il dottor Gino.

 

gino strada emergency

Per lei, ancora di più. «Il primo ricordo che ho di lui è di questo viaggio pazzesco coast to coast nei parchi del Nordamerica, lo avevamo raggiunto con mia madre mentre lavorava all'Università di Pittsburgh facevamo sempre un gioco, quello della famiglia degli orsi».

 

Che gioco era?

gino strada con la figlia cecilia 1

«Lo aveva inventato lui. Eravamo una famiglia di orsi che raccoglieva salmoni in un torrente immaginario. Per me - avrò avuto 4 anni o giù di lì - era divertentissimo. Giravamo in tenda. Mi vengono in mente risate, scherzi, era un papà felice».

 

vignetta di vauro su gino strada

La foto più cara insieme?

«Ah, difficilissimo dirlo. Lui era proprio appassionato di fotografia. Viaggiava sempre con due Nikon al collo e avevamo centinaia di foto tutti insieme. A un certo punto però ha avuto la grande idea di portare tutto in cantina, la cantina si è allagata e voilà . Ma restano i ricordi».

 

gino strada con massimo e milly moratti

Poi suo padre ha iniziato a stare sempre più lontano, è arrivata Emergency...

«Ci sono stati periodi in cui lo vedevo tre volte all'anno. Chiamava, scriveva, certo. Addirittura c'era il box post office a Quetta, in Pakistan, al quale gli mandavo le lettere. Ogni volta che partiva avevamo questo rito: gli mettevo bigliettini ovunque nascosti nei bagagli così li avrebbe poi trovati man mano».

gino strada 2

 

E quando tornava?

 «Era una festa incredibile. Le sue valigie erano una festa, saltava fuori di tutto, anche paccottiglia presa nei mercatini. Mi ero andata a fare i buchi alle orecchie perché continuava a portare a casa orecchini di ogni tipo.

 

Il regalo più caro è un pesciolino costruito con le cannule di una flebo che gli aveva dato il padre di un paziente bambino. Ma c'era anche la sua inquietudine continua. Ci scherzavamo sempre anche con la mamma: mentre era via non facevamo altro che chiedergli "quando torni". E poi quando tornava, "quando riparti?". Era il nostro gioco».

gino strada 3

 

È mai stata gelosa del fatto che suo padre fosse altrove a curare altre persone?

«No, in realtà ne ero fiera. Con la mamma chiamavamo Emergency "il mio fratello più piccolo". Avevo 15 anni all'epoca e certo non è facile vedere qualcos' altro che si porta via tutta l'attenzione. Ma sono stata parte di quel momento. La prima centralinista di Emergency ero io che rispondevo al telefono di casa. Certo, poi c'erano i periodi in cui mi arrabbiavo e dicevo "perché nessuno qui mi si fila?". Ci ha tolto tempo e quotidianità ma ci ha dato anche tantissimo».

gino strada con la figlia cecilia 4

 

Suo padre era molto amato ma anche osteggiato, considerato burbero e troppo diretto, a volte. Che cosa ha ereditato del suo carattere?

«In positivo sicuramente la tenacia e l'ostinazione. In negativo, la tendenza a mettere in secondo piano gli affetti rispetto ai miei obiettivi e capisco quanto questo possa essere difficile per le persone che mi stanno intorno».

 

Dopo la morte di sua madre Teresa nel 2009, è diventata presidente di Emergency. Poi nel 2017 ha lasciato. All'epoca si parlò di dissidi con suo padre sulla gestione. Avete ricucito?

gino strada con la figlia cecilia 6

«È stato evidentemente un momento molto duro. L'impegno era diventato totalizzante e dunque anche il nostro rapporto passava attraverso quello, all'epoca. Poi uno prende fiato e capisce la differenza tra la missione e gli affetti. Al di là delle divergenze e delle diverse prospettive, l'amore non mi è mai mancato. Così l'ho chiamato e gli ho detto "ti va se ci vediamo senza parlare di Emergency?" e così è stato da quel momento».

 

Lei ha un figlio, cosa vorrebbe che gli rimanesse del nonno?

«Più che l'eredità spirituale mi piacerebbe che a Leone restassero i ricordi. Mio padre si è perso un bel pezzo della sua infanzia perché era spesso via in missione, così come è stato durante la mia adolescenza. Ma adesso vorrei che Leone conservasse questo, l'amore, l'affetto di suo nonno. E non soltanto l'idea del sacrificio che mio padre ha fatto per gli altri».

CECILIA STRADA CECILIA STRADA gino strada con la figlia cecilia 3CECILIA STRADA cecilia strada postCECILIA STRADACASAPOUND RISPONDE A CECILIA STRADA

Ultimi Dagoreport

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…