spencer

“DIANA SI SENTIVA ATTRAVERSATA, GUARDATA DENTRO, SPIATA” - KRISTEN STEWART IN “SPENCER” INTERPRETA LA LADY DIANA TORMENTATA DEI GIORNI CHE HANNO PRECEDUTO L’ADDIO DA CARLO: “ERA UNA DONNA INTRAPPOLATA NELLE RUOTE DELLA TRADIZIONE. NESSUNO PUÒ DAVVERO CAPIRE COME SI SIA SENTITA. L'ASPETTO PIÙ IRONICO E TRISTE È CHE NON LO SAPREMO MAI. IL FILM NON CI OFFRE NUOVE INFORMAZIONI SU DI LEI, NON C'È NESSUN VOYEURISMO, MA…” - VIDEO

 

 

Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”

 

kristen stewart 2

Il principe e la principessa di Galles si rivolgono la parola due sole volte. Lui le chiede: «Come stai?». «Bene», risponde lei. Carlo è in anticipo, Diana sempre in ritardo. Il fattore tempo sotto la corona inglese, dove passato e presente sono la stessa cosa. È la vigilia di Natale del 1991, sono i tre giorni in cui Diana maturò la decisione di lasciare la famiglia reale, di uscire dagli obblighi di corte, dalle tradizioni e dalle etichette che la stavano «disgregando», come fa dire Pablo Larraín a Lady Diana nel suo film in gara alla Mostra, Spencer , il cognome di lei.

 

La «regina» del regista cileno è l'americana Kristen Stewart, ormai lontanissima dalla vampira di Twilight , contesa dal cinema d'autore. La vediamo con gli occhi affondati tra malinconia e tristezza. Kristen, Diana stava entrando in un campo di mine. «Non voleva diventare regina: voleva essere madre. Il palazzo di Sandringham è l'unico spazio del film che, come dice Pablo, assurge a metafora di una organizzazione più grande. Era una donna intrappolata nelle ruote della tradizione. È frustrante quando la storia che viene divulgata non è quella vera».

 

il film spencer 8

 Era la donna più popolare e la più sola.

«La più isolata. Soprattutto in quei tre giorni, quando la famiglia, malgrado le voci di flirt e di divorzio, cercava di preservare la pace in vista delle festività di Natale. Nessuno può davvero capire come si sia sentita. L'aspetto più ironico e triste è che non lo sapremo mai. Il film non ci offre nuove informazioni su di lei, non c'è nessun voyeurismo, immaginiamo i suoi sentimenti».

il film spencer 2

 

Favola senza lieto fine.

«Tratta da una tragedia vera. All'inizio Diana è una donna spezzata, poi diventa un fantasma e infine guarisce. Ecco, ho cercato la libertà. Ciò che ha catturato l'immaginario del mondo è che quella fiaba potesse avverarsi. Ma non è successo. Avevamo sognato Diana con l'abito da sposa, armati di illusioni».

 

 A proposito di fantasmi, Anna Bolena

«In quei giorni di solitudine lei, arrivando da sola, senza scorta, vaga nei campi. Le fanno trovare in camera un libro su Anna Bolena, a cui il re tagliò la testa accusandola di tradimento, ma era lui ad aver conosciuto un'altra donna. Il parallelismo con Anna Bolena è il cuore del film, Pablo dice che è una riflessione di come la storia si ripeta».

il film spencer 6

 

Ha trovato analogie con la sua voglia di indipendenza a Hollywood?

«Mah, la mia vita non è così altisonante. Una persona normale può scegliere quello che vuole fare: lei si trovò da ragazza su una via predefinita. Noi possiamo scegliere i nostri riferimenti. A me non piace la rigidità imposta».

il film spencer 1

 

Carlo le dice: per il bene del Paese, la gente non vuole che siamo il popolo.

«E lei divenne per tutti la principessa del popolo. Diana gettava ponti tra la gente. Se qualcuno un giorno volesse fare un film su di me, vorrei che fosse fatto con lo spirito del nostro».

 

Quando lei balla da sola...

«Sul set ci svegliavamo con l'idea di scegliere una canzone che desse energia a ogni scena. Miles Davis, i Talking Heads, Lou Reed. La colonna sonora è di Johnny Greenwood, chitarra dei Radiohead».

il film spencer 4

 

Vediamo com' era Diana nei giorni dell'addio, la testa incassata tra le spalle, il capo reclinato.

«Alcune movenze le ho dimenticate subito. L'inchino è rimasto con me, il modo di non inchinarsi troppo per non cadere. Diana si sentiva attraversata, guardata dentro, spiata. Non ho speranza, non con loro dice la mia Diana».

il film spencer 3 copia

 

 Cosa le piaceva di lei?

«Il tocco normale, la semplicità. Dava l'impressione, anche quando era al top, di potersi togliere le scarpe e di chiederti come stai».

il film spencer 2 copiail film spencer 7il film spencer 1 copiail film spencer 10il film spencer 11il film spencer 12il film spencer 3kristen stewartil film spencer 13il film spencer 5il film spencer 9

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…