vincenzo alvaro

“SULLA FERRARI NON SALGO, A ME PIACE ESSERE UMILE, TERRA TERRA” – CHI E’, CHI NON E’, CHI HA PENSATO DI ESSERE VINCENZO ALVARO, IL BOSS CHE HA FONDATO LA PRIMA FILIALE DELLA ‘NDRANGHETA A ROMA FINITO AGLI ARRESTI – LA SCALATA AL CAFE’ DE PARIS, LE PIZZERIE E I RISTORANTI - “IN UNO HA RIUNITO LA FAMIGLIA. I MASCHI INTORNO A LUI, LE DONNE IN FONDO. E DOPO GLI AMARI SI E’ FERMATO PER METTERE A POSTO I CONTI”

Floriana Bulfon per “la Repubblica”

 

vincenzo alvaro

L'ultima cena l'hanno celebrata come da tradizione il Giovedì Santo. Si sono ritrovati tutti per festeggiare e rinsaldare i legami.

 

A capotavola siede Vincenzo Alvaro, l'uomo che ha gestito il Café de Paris ed è riuscito a passare indenne attraverso le inchieste più clamorose dell'antimafia. Alla sua destra, lungo la tavolata che si snoda per una sala intera del Binario 96 tra caciocavalli e prosciutti appesi, i familiari più stretti: i maschi accanto al patriarca, le femmine in fondo tra passeggini e bambini.

 

Sono proprio loro gli unici a tenere un tono di voce comprensibile a chi è a distanza lasciando trapelare un accento milanese, segno dei rapporti con i compaesani che si sono fatti rispettare in Lombardia. Si possono distinguere anche i ragazzi che giocano a denari e quelli che preferiscono i bastoni: i primi con il look borghese - maglioncino blu, camicia e scarpe buone - gli altri con la felpa con il cappuccio.

 

Potrebbe sembrare una serata conviviale, tra bis di primi e torte con la panna: semplici clienti come tanti altri in un ristorante anonimo del quartiere Tuscolano frequentato da gruppi di amici e giovani coppie.

vincenzo alvaro 2

 

Alvaro del resto non possiede nulla, quel ristorante da duecento coperti è ufficialmente di Sebastiano Cordiano (arrestato ieri per mafia: secondo gli investigatori ha messo anche a disposizione un ristorante poco più in là, All'Angoletto , per organizzare riunioni di famiglie di 'ndrangheta come i Farao-Marincola di Cirò), eppure tra uno spaghetto mantecato nel grana e un pacchero all'amatriciana, quel nonno calvo, un po' sovrappeso e dall'aria dimessa, si alza, gira tra i tavoli. Si capisce che è il capo, tanto che è pronto a dispensare consigli: quando gli chiedi se la pizza venga fatta secondo la tradizione napoletana o bassa come vuole quella romana risponde: «Noi la facciamo in tutti e due i modi, come la vuole il cliente».

 

vincenzo alvaro

Capacità di adattamento e di mimetizzazione. In realtà la cameriera - una giovane con accento dell'Est Europa - servirà un ibrido, né bassa né alta, ma con tanto di supplì alla 'nduja. Mescolanza di tradizione e spirito imprenditoriale, proprio come l'inedita diarchia affidata ad Alvaro e ad Antonio Carzo per fondare la prima filiale della 'ndrangheta a Roma.

 

Il modello imprenditoriale segue quello del Café de Paris , usando prestanome cui intestare bar e pizzerie, ma questa volta la colonizzazione è fuori dalla Dolce Vita e dai radar del centro storico.

 

Zone che danno meno nell'occhio ma densamente abitate come quella che si snoda dalla basilica di San Giovanni verso est. Nulla è lasciato al caso, tanto che gli altri 'ndranghetisti, secondo quanto emerge dall'inchiesta, si rivolgono a lui per gli investimenti nella capitale. Alvaro ha visione, sa dove conviene portare i soldi e sa che per far funzionare un posto serve il controllo. Non sfoggia auto di lusso né vestiti firmati: «A me piace essere umile, terra terra» spiega al suo socio quando non accetta di salire su una Ferrari.

operazione contro ndrangheta

 

Lavora dalla mattina alla sera: alza la serranda, si occupa della cassa, dei fornitori. Si muove nella capitale come se giocasse una partita di Monopoli, accumulando sempre nuove proprietà. E così lo puoi trovare al bancone di Zio Melo, un laboratorio di cornetti, pan brioche e torte per comunioni e compleanni: una volta era una sede del Cerbiatto, celebre per lo spot "il cornetto appena fatto" trasmesso dalle prime radio romane.

«I nostri valori sono l'onestà, la trasparenza e la sostenibilità sia ambientale sia aziendale» si legge nel promo dell'attività.

 

operazione contro ndrangheta copia

Con un avvertimento: «Voi conoscete il nostro metodo: si basa sull'osservazione dei dettagli». Al centro c'è la famiglia: «È sacra. È il valore aggiunto di ognuno di noi» scrive sua figlia Palmira sui social specificando «cit. Papà» con tanto di cuoricino. Oggi lei, giurista d'impresa festeggiata alla laurea con una corona d'alloro munita di peperoncini, è finita arrestata per intestazione fittizia con l'aggravante mafiosa.

 

Stessa accusa per la sorella maggiore Carmela (non arrestata) che quando si è sposata in una villa a Cerveteri nel giugno 2017 per i 500 invitati ha previsto un tableau senza nomi buono per mantenere l'anonimato. Ai domiciliari anche la moglie Grazia Palamara mentre i cognati Antonio e Giovanni Palamara e i nipoti Bruno Palamara e Teodoro Gabriele Barresi sono finiti in cella con l'accusa di associazione di stampo mafioso. Alvaro 'ndranghetista a sua insaputa, per parafrasare il libro di uno dei suoi avvocati, Fabrizio Gallo, è uscito indenne da tutti i processi.

 

operazione contro ndrangheta 5

Gli era rimasta solo l'imputazione di intestazione fittizia ma cadendo l'aggravante mafiosa è andata prescritta. Da allora non ha fatto altro che allargare il suo impero. E persino lo scorso giovedì Santo, quando la Cassazione conferma invece alcune confische di un'indagine passata, non si mostra preoccupato. Forse perché molte di quelle attività sono già state svuotate, facendosi beffa dello Stato.

 

E così a fine serata, mentre gli altri prendono ancora amari calabri e ammazzacaffè, l'uomo a capo del primo "locale" di 'ndrangheta dentro una metropoli si mette in disparte. Carta e penna è intento a far di conto: sono gli incassi "del pijamose Roma", quelli di una città che si è piegata in silenzio al potere della 'ndrangheta, accettandone i quattrini e chinando il capo davanti al rischio delle minacce. Ieri è arrivato il brusco risveglio.

operazione contro ndrangheta 3

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…