bonafede di marzio caselli di matteo

“IL GIORNALE” LANCIA IL SOSPETTO: VUOI VEDERE CHE DIETRO IL NO A NINO DI MATTEO AL DAP C’È IL "SUSSURRO" DEL MAGISTRATO FABRIZIO DI MARZIO ALL'AMICO GIUSEPPE CONTE? - DI MARZIO E' CONSIGLIERE DI CASSAZIONE E DOCENTE UNIVERSITARIO. SOPRATTUTTO HA BUONI RAPPORTI CON GIAN CARLO CASELLI CHE I PREGI E I DIFETTI DI DI MATTEO PUÒ AVERGLIELI DESCRITTI MOLTO BENE…

nino di matteo processo sulla trattativa stato mafia 2

Luca Fazzo per www.ilgiornale.it

 

Un mestieraccio ingrato, più da carceriere che da magistrato, alle prese con strutture fatiscenti e soldi che non bastano mai. A descriverlo così, si faticherebbe a capire come mai il ruolo di capo del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, sia tanto accorsato da diventare in queste ore l'oggetto di uno scontro senza precedenti tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e una delle toghe più famose d'Italia, il palermitano Nino Di Matteo.

 

Certo, sull'altro piatto della bilancia c'è uno stipendio invidiabile: essendo anche il comandante della polizia penitenziaria, il capo del Dap porta a casa una delle buste paghe più pesanti dell'intero apparato statale: 320mila euro all'anno, con ricaduta su Tfr e pensione. Sarebbe però prosaico ridurre a faccenda di quattrini l'aspirazione di Di Matteo a approdare sulla poltrona lasciata libera da Santi Consolo. Il Dap è un posto di potere, ha soprattutto le orecchie lunghe. Nulla, di quanto accade nelle 231 carceri italiane, sfugge al capo del Dipartimento, che riceve per primo le informazioni dei direttori e dei Gom, i temuti nuclei speciali della polizia penitenziaria. E sapere, si sa, significa potere.

 

giuseppe conte alfonso bonafede

Se così si capisce perché Di Matteo aspirasse alla carica, più difficile è capire cosa sia andato storto quando il focoso pm siciliano era a un passo dal successo. Di Matteo era il candidato ideale sia come curriculum, occupandosi di mafia da vent'anni, sia come relazioni politiche: vicino a Marco Travaglio e al Fatto Quotidiano, è da sempre - insieme a Piercamillo Davigo, oggi suo compagno di corrente al Csm - una delle toghe più amate dal Movimento 5 Stelle. Quando Bonafede diventa ministro nel governo Conte 1, a giugno 2018, Di Matteo appare il candidato ideale per diventare il suo uomo sul fronte delle carceri.

 

Fabrizio Di Marzio

Eppure qualcosa, all'improvviso, si rompe. E la spiegazione più verosimile, tra le tante circolate all'epoca, è che in realtà, alla fine, a decidere non sia stato il ministro Bonafede ma direttamente il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Che di mestiere fa l'avvocato, su livelli più alti di Bonafede. E che nel mondo della giustizia ha rapporti, amici e consiglieri.

 

Nelle ore cruciali in cui prende il via il suo primo governo, Conte ha al suo fianco, ad aiutarlo con pareri e indicazioni, un magistrato: Fabrizio Di Marzio, consigliere di Cassazione e docente universitario, ben introdotto nel mondo della politica romana anche perché siede nella commissione che fa le pulci ai conti dei partiti. Di Marzio, tra l'altro, dirige la rivista dell'Osservatorio sulle Agromafie, di cui Conte è uno dei referee. È in quel contesto che i rapporti tra i due si consolidano. E quando Conte decolla verso i vertici dello Stato, è Di Marzio a sussurrare al suo orecchio.

GIAN CARLO CASELLI

 

Passa da quel canale anche il niet all'approdo di Di Matteo al ministero? Di Marzio, questo è sicuro, ha un amico che i pregi e i difetti del pm palermitano può averglieli descritti bene: Gian Carlo Caselli, che è stato il suo capo alla Procura di Palermo. E che ne conosce a fondo tanto l'acume investigativo che - come dire - gli spigoli caratteriali.

Ultimi Dagoreport

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO