linda cerruti

“HO DENUNCIATO IL FATTO ALLA POLIZIA POSTALE. IL MIO È UN INVITO A TUTTE LE DONNE A LOTTARE E NON AVERE PAURA” – LINDA CERRUTI, 8 MEDAGLIE AGLI EUROPEI NEL NUOTO SINCRONIZZATO, DOPO ESSERSI INCAZZATA PER LE BATTUTINE DEI FOLLOWER SULLE SUE COSCE E IL SUO CULO, ORA VESTE I PANNI DELLA PALADINA FEMMINISTA: “SPESSO LA SOLUZIONE SCELTA È METTERE TUTTO A TACERE, MA NON È GIUSTO. È NECESSARIA UNA RIVOLUZIONE CULTURALE PER SUPERARE QUESTE ORRENDE DINAMICHE SOCIALI” (QUALE RIVOLUZIONE? METTERSI CON LE CHIAPPE IN BELLA VISTA SU INSTAGRAM?)

Daniele Cotto per “La Stampa”

 

linda cerruti 12

Linda Cerruti ha appena caricato in auto la mountain bike, dopo un pomeriggio catartico trascorso a pedalare nell'entroterra ligure con il fidanzato Francesco. Troppi pensieri ancora la tormentano. È finita nel tritacarne mediatico, vittima di messaggi sessisti, e ora deve, suo malgrado, scacciare i fantasmi.

 

«Con la fatica ho cercato di cancellare l'amarezza per tutte quelle frasi maschiliste che ho ricevuto sui social. Possibile che questa gente sappia occuparsi solo di un sedere e di due gambe, ignorando le vittorie? Siamo atlete, non oggetti». Parla con calma, la regina della disciplina più spettacolare del nuoto, la stella della Marina Militare.

 

linda cerruti 2

Non chiamatela sincronetta, lei è molto di più: è diventata un simbolo del successo italiano, un'artista della piscina che il mondo ci invidia. Spiega i concetti basilari del suo sport spettacolare, pur dovendosi difendere per quella "colpa" inesistente: aver postato su Instagram una posa acrobatica, provata mille volte in allenamento, con le gambe in spaccata sulle quali ha appeso le otto medaglie.

 

Sono i sei argenti e i due bronzi vinti agli Europei di nuoto terminati domenica scorsa a Roma. Una foto artistica, sportiva. Fatta con ironia e orgoglio, un flash per rivivere le emozioni di quelle giornate intense nelle quali lei, l'azzurra vincente di Noli (Savona), 28 anni e tanti interessi coltivati dopo il liceo scientifico, è stata ancora protagonista esaltando il tricolore. Un'esplosione di gioia che i "leoni da tastiera" hanno interpretato e commentato a modo loro. Da beceri. Linda, con la sua presa di posizione serena, offre un esempio di coraggio e di civiltà.

 

Cosa vuole trasmettere alle donne vittime di questi attacchi?

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«Spesso la soluzione scelta è mettere tutto a tacere, ma non è giusto. Il mio messaggio non cambierà il mondo, però è un segnale, un passo importante. È necessaria una rivoluzione culturale per superare queste orrende dinamiche sociali.

 

Ho riflettuto molto su quello che è successo e poi ho deciso di prendere provvedimenti concreti denunciando il fatto alla Polizia Postale, che ringrazio. Perché ci tutela. Il mio atteggiamento è un invito a tutte le donne a credere e a lottare per una società migliore nella quale far crescere i nostri figli. Non dobbiamo aver paura».

 

Cosa ha provato quando sui social ha letto le reazioni alla sua foto?

«Profonda tristezza. Sono schifata per i commenti volgari, fuori luogo. Sono centinaia, forse migliaia. Ho scattato quell'immagine sulla spiaggia che frequento da sempre, dove sono cresciuta e dove ho coltivato i primi sogni da atleta».

 

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Qual è secondo lei la motivazione che spinge queste persone ad insultare?

«Credo ci sia molta leggerezza. Chi non è atleta non sa e non capisce quanta fatica c'è dietro ad una medaglia, è un sogno che si avvera. E vuoi festeggiare. Avevo fatto la stessa foto nel 2010, l'anno dell'esordio in Nazionale. Poi l'ho ripetuta nel 2018 quando ho vinto sette medaglie agli Europei. E poi c'è questa, con otto. Bella. Ma interpretata male. Per fortuna ho ricevuto anche moltissimi messaggi di solidarietà e tanti complimenti».

 

Ci racconti la sua giornata da atleta.

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«Sveglia alle cinque, poi in acqua alle sei e un quarto e allenamento fino alle 12. Pausa per il pranzo e dalle 15,30 si ricomincia, dividendosi tra palestra e piscina fino alle otto di sera. Quindi cena e fisioterapia. E verso le nove e mezzo di sera crollo, non restano molte energie. Ecco, questa è la nostra vita, voglio spiegare che dietro ad ogni medaglia c'è una fatica immensa. Altro che storie».

 

Ciò che è successo è lo specchio del degrado della nostra società?

«Pochi giorni fa ho sentito una mia collega francese che ha dovuto affrontare lo stesso problema. Purtroppo è un fenomeno esteso, non solo un malessere italiano».

 

Quali sono i suoi programmi ora?

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«Come ogni anno, dopo mesi di sacrifici, è arrivato il momento in cui alzo la testa dall'acqua e respiro. Ora mi godo questi giorni a casa, poi mi dedicherò al camp organizzato dalla mia società, la Rari Nantes Savona, per le giovanissime. A settembre, invece, stacco tutto e volo in Indonesia».

 

Si sarebbe mai immaginata un dopo Europeo così strano?

«No, mi creda. Però adesso non ne voglio più parlare. Perché non è giusto dare spazio a persone così. Con la denuncia ho fatto la mia scelta. Dobbiamo agire, tutti insieme: le parole a questo punto non servono più».

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