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“IO SONO IL POTERE” – SUCCOSISSIMI ESTRATTI DAL LIBRO CHE RACCOGLIE LE CONFESSIONI DI UN BOIARDO DEL ''DEEP STATE'': “TOGLIETEMI TUTTO, MA NON LA FESTA DELLA REPUBBLICA AL QUIRINALE. UNA VENTINA DI GIORNI PRIMA VIENE RECAPITATO L'INVITO. SE SEI AL GOVERNO, TE LO ASPETTI. SE SEI RIMASTO FUORI, TRIBOLI” – “SE TRA OTTOBRE E DICEMBRE NON SEI DISPOSTO A TRASFIGURARTI IN UN GUERRIERO E A SALIRE SUL RING DELLA FINANZIARIA, IL MESTIERE DI CAPO DI GABINETTO NON FA PER TE”

''IO SONO IL POTERE'': CONFESSIONI DI UN BOIARDO DEL ''DEEP STATE'' - CECCARELLI RACCONTA UN LIBRO IMPERDIBILE CON UNA SOLA MORALE: CHI TOCCA LA CASTA, LA PAGA CARA. COME TREMONTI CHE SI PORTO' L'EX FINANZIERE MILANESE ''ISOLATO COME PORTATORE DI UN VIRUS PESTILENZIALE''. IDEM RENZI, A PALAZZO CHIGI CON “LA VIGILESSA”, I TROPPI COMPAESANI DI GIGGINO DI MAIO, IL TRAGICOMICO STAFF DELLA RAGGI - E POI LA MINISTRA CHE IN VIAGGIO DI NOZZE SCOPRI IL MARITO A LETTO CON UN CAMERIERE; O QUELLA SENZA MUTANDE; I COLPI DI SONNO DI BERLUSCONI; LE BESTEMMIE DI EMMA BONINO DURANTE LE RIUNIONI DI GOVERNO…

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/39-39-io-sono-potere-39-39-confessioni-boiardo-228986.htm

 

 

1 – ARCANA IMPERII E GOSSIP PEPATI IL POTERE VISTO DAL CAPO DI GABINETTO

Estratto dal libro ''Io sono il potere'' pubblicato da ''La Stampa''

 

IO SONO IL POTERE CONFESSIONI DI UN CAPO DI GABINETTO

Ci sono due lezioni che ho imparato dai politici. La prima è il culto della durata. Della resistenza. Della resilienza. La seconda è che la durata richiede misura. Non penitenza, né astinenza. Misura.

 

Noi non siamo impiegati, funzionari, dirigenti. Noi capi di gabinetto di carriera sappiamo bene che una parte non meno importante del nostro lavoro non è nel ministero. È fuori, è oltre. Nell' ora tarda e incerta in cui le luci degli uffici affievoliscono, i computer portatili si ripongono. E i telefoni vibrano, dolcemente silenziati. (...) io cerco di essere scientifico. Ci sono tanti parametri da osservare nella scelta dei posti da frequentare. L' istituzione coinvolta è il principale. E sopra tutte c' è sempre il Quirinale. Toglietemi tutto, ma non la Festa della Repubblica al Quirinale.

matteo salvini francesca verdini 16

 

Una ventina di giorni prima viene recapitato l' invito, sotto forma di cartoncino pergamenato con il simbolo della presidenza della Repubblica. Se sei al governo, te lo aspetti. Se sei rimasto fuori, triboli. Per cui quando arriva è una soddisfazione. E devi confermare la tua presenza. Con la possibilità di portare un ospite. Uno o una, s' intende. La moglie è la scelta più canonica. I figli no, perché i minorenni non sono ammessi.

 

luigi di maio virginia saba

Quando al Quirinale arriva il gran giorno, le macchine si parcheggiano sulla grande piazza che divide il palazzo da quello della Corte costituzionale. Dall' alto la distesa di auto blu è impressionante, anche se negli ultimi anni parecchi hanno preso l' abitudine di arrivare a piedi. A favore di telecamere. Fa chic e non impegna.

 

sergio mattarella giuseppe conte 8

L' ingresso è comunque rigorosamente a piedi, per tutti. A questo punto devi scegliere il momento in cui entrare. Se vuoi finire nelle gallerie fotografiche, ti conviene seguire un ministro o una personalità istituzionale. Lo scatto è assicurato. Se vuoi tenerti sobrio, meglio accodarsi a qualche ammiraglio in divisa. Sono tutti uguali, nessuno li riconosce.

 

Dopo il controllo sotto il metal detector, tipo aeroporto, attraversando il grande cortile finalmente approdi sulla terrazza mozzafiato. Tutta Roma è ai tuoi piedi e la sensazione è di magica onnipotenza. Tavolini e capannelli di gente dappertutto. Ai bordi il gran buffet.

fabrizio salini

Ricco, al punto da sembrarmi un po' raffazzonato. Troppi vini diversi, non sempre di qualità. E paninetti da festa di paese, anche se con la P maiuscola. Ma pare che le vivande siano gentilmente offerte alla presidenza della Repubblica, e quindi non è il caso di sottilizzare.

 

A un certo punto si forma la fila per salutare il capo dello Stato. Nel 2018 è accaduto qualcosa di inedito. Il governo Conte I si era formato da poche ore e non tutti avevano avuto il tempo di prendere dimestichezza con il nuovo presidente del Consiglio. E allora, incredibilmente, si erano create due file. Una per salutare Mattarella, l' altra per stringere la mano a Conte. Io mi sono trattenuto ai bordi delle due file. Quello era il momento migliore per intercettare i nuovi ministri pentaleghisti. Il 90 per cento esordienti, sia al governo sia al Quirinale, e comprensibilmente storditi e non meno improvvisati del premier. Pubbliche relazioni necessarie a entrare in sintonia con i nuovi potenti, bisognosi di nominare gli staff, e a farsi vedere dai giornalisti. La festa al Quirinale è infatti l' unico momento in cui a loro è consentito di mischiarsi con noi.

sergio mattarella giuseppe conte 7

 

In quel pomeriggio si scoprono le carte. Si vede chi sei, chi conosci, quanto vali in questo specialissimo mercato. Come te la cavi con un presidente emerito che si diffonde sull' ultimo suo saggetto nella rassegna di giurisprudenza costituzionale e con un campione olimpico che racconta della rimonta che valse l' oro.Un doveroso baciamano a Silvana Sciarra e Daria de Pretis, giudici della Corte costituzionale. E un vigoroso abbraccio con Marco Tardelli, guizzante tra i banchetti del beverage come dopo l' eroica corsa sul prato del Bernabéu.

mara carfagna 1

 

Qualche anno fa la considerazione del mio ministro (di sinistra) schizzò all' insù quando, interrompendo un' alata dissertazione sulla più recente sentenza della Corte di Strasburgo, mi vide salutare con un doppio bacio sulle guance la soave attrice Paola Cortellesi. Simmetricamente, un altro ministro (di destra), si rallegrò ostentando complicità maschile dopo avermi notato in affettuosa conversazione con una Valeria Marini che, assicuro, non passava inosservata.

 

IO SONO IL POTERE

Al Quirinale i politici ancora poco «romani» misurano che tu puoi essere più che un valido capo di gabinetto. Puoi presentargli un Nobel, un Oscar, uno Strega.

Puoi essere un passe-partout. Puoi essere il loro campione del mondo.

 

2 – ECCO PERCHÉ LA LEGGE DI BILANCIO È IL PIÙ MANIPOLATO DEI TESTI SACRI

Estratto dal libro “Io sono il potere” pubblicato da “il Sole 24 Ore”

 

Potremmo fare a meno di tutte le oltre duecentomila leggi italiane. Tranne di una.

La legge finanziaria è l' unica che il Parlamento approva necessariamente entro la mezzanotte del 31 dicembre di ogni anno, perché serve a dare attuazione all' articolo 81 della Costituzione. È il pieno di benzina nella macchina dello Stato.

 

luigi di maio virginia saba 4

Ogni tanto i politici in crisi di coscienza le cambiano nome per imbellettarla agli occhi dell' opinione pubblica. In principio, alla fine degli anni settanta, era la legge finanziaria. Poi legge di stabilità. Ora legge di bilancio. Ma la sostanza, per noi, resta immutata. Tanti numerini sparsi in centinaia di pagine di tabelline infarcite di migliaia di emendamenti per risolvere (o creare) altrettanti problemi.

 

È la legge delle leggi. E dato che è l' unica che il Parlamento sicuramente approverà, tutto ciò che ci finisce dentro sarà magicamente marchiato con il timbro indelebile della legge. Tasse, spese, finanziamenti, tagli, agevolazioni, obblighi, diritti, divieti e proroghe. I progressi più nobili e le schifezze più abiette. Tutto insieme, affogato ed equiparato.

 

BOIARDI

La finanziaria è un rito lungo, tantrico, che si snoda in tre mesi di passione. I mesi più faticosi del mio anno da capo di gabinetto. Ancora di più ora che non ho più l' età gagliarda delle prime esperienze ministeriali, quando le notti insonni mi ricaricavano di adrenalina. Per arrivare fino in fondo bisogna aver letto i testi sacri e bilanciare passioni e interessi. Che non sono né buoni né cattivi. E quindi non vanno respinti, poiché significherebbe respingerli a un livello più profondo. E quindi sublimarli.

BOIARDI NOMINE

 

Il nostro compito è salire su quello che Giuliano Amato definì «l' ultimo treno per Yuma». Portare a bordo gli articoli funzionali ai compiti del ministero. Poi quelli che sorreggono la carriera del ministro. Infine, se possibile, quelli caldeggiati da qualche gruppo di pressione a cui siamo personalmente legati o semplicemente interessati a coltivare. Un' associazione ambientalista, una multinazionale del tabacco, una start up, un' azienda parastatale.

 

Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte al lavoro sul Def

Non importa chi e perché. È un compito ingrato, ma qualcuno deve pur farlo. Ogni ministro deve intestarsi qualcosa. Gli incentivi all' auto elettrica, la lotta alle bibite gassate, un festival jazz, una cattedrale da restaurare. Il capo di gabinetto deve fare in modo che quella norma, all' alba di Capodanno, sia stampata sulla Gazzetta Ufficiale. E quindi regolarmente in vigore.

 

Ne va della sorte del ministro, e anche della mia. Se il ministro ne uscirà vincitore, anche le mie quotazioni come buon capo di gabinetto saliranno. Se tra ottobre e dicembre non sei disposto a trasfigurarti in un guerriero e a salire sul ring della finanziaria, il mestiere di capo di gabinetto non fa per te. Se non sei pronto a combattere la lotta più spietata a colpi di commi, emendamenti, articoli, riformulazioni, ordini del giorno e codicilli, sarai spazzato via e rispedito a scrivere sentenze, manuali universitari, pareri di legittimità.

LOBBYSTI

 

[] I tre mesi della finanziaria sono infernali. Roma viene invasa da lobbisti di ogni sorta, in rappresentanza di ogni tipo di interessi. Pubblici e privati. Affaristici e no profit. Collettivi e individuali. Un avvocato d' affari mi ha raccontato che ormai i suoi clienti non gli chiedono più di avvicinare ministri e presidenti di commissione, ma direttamente i capi di gabinetto.

Prestigiose agenzie internazionali e intermediari "all' amatriciana" si confondono in un caleidoscopio di appuntamenti, promesse, lusinghe e minacce, alimentando un mercato che vale 40 milioni (più gli extra in nero) e cresce del 15% l' anno. Tanto che alcuni di noi, quando escono dal giro dei ministeri, provano a passare dall' altro lato della barricata. Come Luigi Tivelli, un ex funzionario parlamentare che ha aperto uno studio di consulenza vantandosi di essere «il Coppi del lobbying».

 

VOTO DI FIDUCIA SULLA MANOVRA 2020

Per tenerne conto, mentre il Parlamento discute, analizza, audisce, si accapiglia sui decimali, ogni giorno da qualche parte viene sfornata una nuova bozza. Nella quale sparisce la soppressione di una Camera di commercio. E spunta un bicentenario da sovvenzionare. Si elimina un' esenzione fiscale. E si aggiunge una superstrada da finanziare. Inutile inseguire le bozze mutevoli. Bisogna capire da dove escono. Chi le scrive.

 

Molti girano a vuoto, si illudono. Io cerco di non farmi distrarre. La cosa più importante è sapere qual è il computer buono. Il computer giusto. C' è, in tutta Roma, un solo computer che può cambiarti la vita, la carriera o almeno la legislatura. Perché contiene il file della legge finanziaria. Da lì escono le bozze.

 

Il file vero. Quello in cui si scrivono i testi che poi andranno in Parlamento e saranno approvati.

senato manovra

 

[] È finita. Quasi. Anche il maxiemendamento va scritto, in un computer. Il computer buono, sempre quello. In via XX Settembre, nella stanza del capo di gabinetto del ministero dell' Economia o del suo vice. E io dovrò vigilare che non mi facciano scherzi. «Il maxiemendamento è il delitto perfetto», ha scritto il costituzionalista Michele Ainis. Senza castigo, aggiungo io.

Mi faccio mandare "il maxi".

 

BOIARDI NOMINE1

Sono stremato. Ma devo resistere, sono all' ultimo miglio. Lo viviseziono. Elefantiaco, contorto, oscuro. Un articolo, 842 commi di italica oscurità. Il maxiemendamento non si deposita mai in Parlamento in formato elettronico, ma rigorosamente cartaceo. Come ai vecchi tempi. La ragione non è il rifiuto luddistico della tecnologia informatica, ma una più pratica esigenza. Il regolamento prevede che trascorrano almeno ventiquattro ore dal momento in cui il maxiemendamento viene depositato dal governo a quello del voto in Aula. Un giorno può essere eterno, possono maturare circostanze che esigono correzioni volanti al testo. Per esempio, se si scopre che mancano alcuni voti e bisogna recuperarli con una marchetta di gradimento dei parlamentari riottosi. Allora bisogna aggiungere, correggere, limitare, estendere, eliminare in extremis una parola, un rimando normativo, una cifra.

 

roberto gualtieri giuseppe conte 1

Se il testo è depositato in formato elettronico, per email o su una chiavetta Usb, la correzione è impossibile: lascerebbe una traccia indelebile e non sarebbe possibile intervenire su tutte le copie del file. Invece se l' originale è stampato, anche a fronte di un maxiemendamento di migliaia di pagine, è sufficiente toglierne una e sostituirla con un' altra stampata clandestinamente con la correzione necessaria. Tutti sanno che è andata così. Che il testo sacro è stato manipolato. Ma nessuno potrà mai dimostrarlo.

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