franco gabrielli cybersicurezza

“NESSUNO PUÒ DIRSI AL SICURO” – FRANCO GABRIELLI, SOTTOSEGRETARIO CON DELEGA ALLA SICUREZZA DELLA REPUBBLICA, SPIEGA COME L’AGENZIA PER LA CYBERSICUREZZA NAZIONALE DIFENDE L’ITALIA DAGLI HACKER (O ALMENO, CI PROVA): “ABBIAMO ACCUMULATO UN RITARDO CHE ORA DOBBIAMO COLMARE. CON LA LEGGE DI RIFORMA ABBIAMO RAZIONALIZZATO LE COMPETENZE SULLA MATERIA” – “L’AGENZIA SARÀ POTENZIATA. L’OBIETTIVO È IMPIEGARE 800 PERSONE ENTRO IL 2027. L'AMBIZIONE È FAR RIENTRARE IN PATRIA MOLTI CERVELLI TRASFERITESI ALL'ESTERO” (COME BIASIMARLI, UN INGEGNERE IN ITALIA GUADAGNA QUANTO UN METALMECCANICO…)

Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

 

FRANCO GABRIELLI MARIO DRAGHI

Il poliziotto Franco Gabrielli tiene la guardia alta da sempre. È stato capo della Digos di Roma, direttore del Servizio centrale antiterrorismo del Viminale, quindi del Sisde, i servizi segreti italiani, e dell'Aisi, l'agenzia che ne prese il posto. Poi prefetto dell'Aquila, capo della Protezione civile, prefetto di Roma e capo della Polizia.

 

Oggi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla Sicurezza della repubblica. Da lui dipende l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). I suoi nuovi nemici sono gli hacker - russi e non solo - che vogliono rubarci dati e soldi.

AGENZIA PER LA CYBERSICUREZZA NAZIONALE

 

«Da quando è scoppiata la guerra», spiega Gabrielli a Libero, «a livello nazionale non esistono evidenze di significativi aumenti di azioni malevole cyber, al di là di quello che può essere considerato "fisiologico". Si tratta, naturalmente, di uno scenario in divenire, per cui non è da escludere un aumento dell'intensità di queste azioni, anche indirettamente legate al conflitto. Proprio per questo, i nostri servizi di intelligence stanno operando con la massima cautela e l'Acn monitora costantemente i soggetti critici».

 

ROBERTO BALDONI

Da qualche anno la difesa del cyberspazio è parte dei compiti essenziali della Nato. Oltre che in cielo, terra e mare, le guerre si combattono nel teatro digitale. L'Italia è attrezzata? Glielo chiedo anche perché lei, rispondendo nei giorni scorsi a un articolo di Libero, ha scritto che il nostro Paese viene da «anni di colpevole inerzia». Quanto è grave la situazione?

«Non siamo all'anno zero, ma abbiamo accumulato un ritardo che ora dobbiamo colmare. Con la legge di riforma abbiamo razionalizzato le competenze sulla materia, assegnando ad uno specifico attore, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, il ruolo di Autorità nazionale per la cybersicurezza, responsabile del pilastro della resilienza».

FRANCO GABRIELLI

 

Struttura che dipende da lei, appunto. Come sono strutturate, quindi, le difese cyber del nostro Paese?

«L'assetto nazionale oggi si fonda su quattro pilastri. Oltre a quello relativo alla resilienza, ci sono quelli concernenti la prevenzione e la risposta al cyber-crime (di principale competenza delle Forze di polizia), la difesa e la sicurezza militare nel dominio cibernetico (di spettanza del ministero della Difesa), e la "cyber intelligence", ossia la ricerca e l'elaborazione delle informazioni (di competenza degli organismi di informazione per la sicurezza)».

ATTACCO HACKER

 

Non ci sono troppi attori, e dunque il rischio di confusione?

«No, se ognuno fa bene il proprio compito. L'unità è garantita dall'indirizzo fornito dal presidente del Consiglio dei ministri, che a breve adotterà la nuova Strategia nazionale di Cybersicurezza, con l'indicazione dei prossimi passi per colmare il gap e rispondere alle sfide che verranno».

 

Nell'immaginario, gli hacker sono legati di solito a Russia, Cina e Corea del Nord. È così? È da questi Paesi che proviene il maggior numero di attacchi?

putin hacker russi meme

«Anche se è comune associare le principali famiglie di malware a questi Paesi, il problema di attribuire un attacco a un Paese specifico è tra i più complessi nel campo della cybersecurity, poiché non riguarda esclusivamente aspetti di natura tecnica. Pertanto, la provenienza degli attacchi non è mai immediatamente accertabile.

 

A ciò si aggiunge che gli strumenti per realizzare attacchi sono disponibili sempre più facilmente sul mercato criminale. Ciò implica, purtroppo, che il numero dei potenziali cybercriminali nel mondo non può che aumentare e non è necessariamente sinonimo di una determinata area geopolitica».

 

cybersicurezza 4

Quali sono i loro bersagli preferiti? E quali gli obiettivi? Brevetti industriali? Segreti militari? Richieste di riscatto?

«Nessuno può dirsi al sicuro. Potenziali vittime sono sia soggetti pubblici sia privati.

Solitamente, i criminali che operano per ottenere un tornaconto economico attraverso gli ormai noti attacchi "ransomware", finalizzati a richieste di riscatto, scelgono obiettivi poco protetti, ovvero più vulnerabili a causa di mancato aggiornamento o configurazioni errate dei software.

 

La tipologia dei dati che possono essere rubati rende il soggetto più o meno appetibile e quindi più o meno sensibile al rischio di cedere al ricatto, pur di tornare alla normalità. Ecco perché alcuni settori sono più a rischio di altri. Mi riferisco, ad esempio, a quello sanitario, particolarmente tormentato da attacchi cyber nell'ultimo anno».

 

La criminalità digitale usa come moneta i bitcoin e altre criptovalute. Ritiene che queste rappresentino un pericolo per la sicurezza, e dunque vadano vietate?

FRANCO GABRIELLI NUNZIA CIARDI

«In sé, le criptovalute non rappresentano un pericolo; anzi, costituiscono un veicolo di business per gli operatori economici. Vietarne tout court l'utilizzo per contenere i rischi associati al loro impiego illegale o abusivo non sembra quindi essere la strada da percorrere».

 

Qual è la strada, allora?

«In primo luogo occorre un rafforzamento delle misure di prevenzione, per evitare che le criptovalute siano impiegate nell'ambito di attività criminali integranti, ad esempio, il brokeraggio, le frodi, il cyberlaundering e altre transazioni finanziarie occulte.

Inoltre è essenziale rafforzare la capacità d'indagine delle forze dell'ordine, anche attraverso la cooperazione internazionale in materia, trattandosi di un fenomeno che ha dimensione transnazionale».

 

hacker russia ucraina

Secondo il ministro per l'Innovazione tecnologica, «il 95% delle infrastrutture dati della Pubblica amministrazione è privo dei requisiti minimi di sicurezza e affidabilità necessari per fornire servizi e gestire dati». Un dato impressionante. Cosa sta facendo il governo?

«Nel Pnrr sono presenti varie iniziative per potenziare la sicurezza dei servizi e dei dati. In primis, la creazione del Polo strategico nazionale e la migrazione sul Cloud della Pubblica amministrazione.

cybersicurezza 5

 

Inoltre, l'Acn ha già pubblicato avvisi per finanziare interventi di potenziamento delle capacità cyber della Pubblica amministrazione centrale per 25 milioni di euro, su un Piano che prevede investimenti per oltre 600 milioni entro il 2026. Presto saranno pubblicati avvisi anche per la PA locale e per il supporto sul territorio della gestione degli incidenti informatici».

 

Alla luce della scarsa sicurezza attuale e delle interferenze praticate da certe potenze, che affidabilità può dare l'uso delle piattaforme digitali come strumenti essenziali per la democrazia? Mi riferisco alla possibilità di far votare gli italiani da remoto, come qualcuno propone. Quanto è pericoloso?

FRANCO GABRIELLI ADOLFO URSO

«Quello del voto elettronico è un tema assai delicato. In alcuni Paesi dove era stato avviato si sono registrate battute di arresto dovute non solo a problemi tecnici odi sicurezza, ma anche di gradimento, di costi di gestione o della scarsa adozione da parte della popolazione. Come evidenziato dalla comunità scientifica nazionale e statunitense, la votazione via Internet non è ancora una soluzione sicura, né prevedibilmente lo sarà in un immediato futuro».

 

La democrazia digitale può attendere, insomma.

«Credo di sì. Nel caso di elezioni, gli attori malevoli potrebbero essere di altissimo profilo e con vaste risorse. Inoltre, qualunque compromissione del sistema, anche solo presunta, potrebbe portare ad una perdita di fiducia dei cittadini sull'affidabilità e sulla sicurezza del voto elettronico, difficilmente recuperabile».

hacker russi

 

L'Agenzia per la sicurezza informatica francese impiega un migliaio di persone; quella tedesca circa milleduecento. L'Agenzia italiana conta invece un centinaio di dipendenti. Cosa aspettate ad aumentarli?

«L'Agenzia è operativa dal settembre dello scorso anno e verrà progressivamente potenziata con risorse umane, strumentali e finanziarie. Di recente sono stati pubblicati i primi bandi di reclutamento di 61 unità di personale con competenze diversificate, che andranno ad affiancare le risorse altamente specializzate già impiegate dall'Acn.

 

cybersicurezza 2

Entro la fine dell'anno è prevista la pubblicazione di un ulteriore bando di reclutamento di esperti. L'obiettivo è impiegare circa 300 persone entro la fine del 2023 e giungere a 800 entro il 2027».

 

Che fine hanno fatto gli esperti che si sono occupati di cybersicurezza dal 2000 sino al settembre del 2021?

«Molti sono stati assorbiti dall'Agenzia. Penso al direttore, al vice direttore ed ai dipendenti del nucleo fondante dell'Acn, tutti provenienti dal mondo cyber. Per il resto dobbiamo puntare sulle nuove generazioni.

 

Dal 2000 la cybersicurezza ha subito un cambiamento a dir poco epocale. Ed è per questo che abbiamo avviato una campagna che mira all'assunzione di giovani professionalità in grado di affrontare le nuove sfide. Avendo previsto un significativo trattamento economico, l'ambizione è far rientrare in patria molti cervelli trasferitesi all'estero».

cybersicurezza 7cybersicurezza 1cybersicurezza 6cybersicurezza 3

Ultimi Dagoreport

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!