borsellino

“NON MI ARRENDO, NON ALZERÒ LE BRACCIA”, L’AMARA IRONIA DI PAOLO BORSELLINO SUL DESTINO DI MORTE CHE SI RESPIRAVA TRA I GIUDICI DEL POOL ANTIMAFIA: “IL POMERIGGIO È DISPONIBILE SOLO UNA BLINDATA. PERTANTO MI RECO IN UFFICIO CON LA MIA AUTOMOBILE. MAGARI CON CIÒ RIACQUISTO LA MIA LIBERTÀ, PERÒ…” - “PAROLE CHE POTRANNO RISUONARE NELLE COSCIENZE DI TUTTI NOI”, COMMENTA IL PREMIER CONTE, MENTRE SALVATORE BORSELLINO, FRATELLO DI PAOLO, PROTESTA CONTRO "TUTTI I VERGOGNOSI SEGRETI DI STATO ANCORA ESISTENTI" - VIDEO

 

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

falcone borsellino

Il consigliere istruttore Rocco Chinnici era saltato in aria da nemmeno un anno (luglio 1983), i poliziotti Beppe Montana e Ninni Cassarà sarebbero stati uccisi l' anno successivo (luglio-agosto 1985). Scorreva il sangue, intorno alle indagini che avrebbero portato al maxi-processo di Palermo, e in questo clima Paolo Borsellino - ascoltato dalla commissione parlamentare antimafia l' 8 maggio 1984 insieme a Giovanni Falcone e Nino Caponnetto che aveva preso il posto di Chinnici - distillava la sua amara ironia sul destino di morte che si respirava tra i giudici del pool antimafia:

 

«Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina con strombazzamento di sirene, perché il pomeriggio è disponibile solo una blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non vedo che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere, poi, libero di essere ucciso la sera».

 

PAOLO BORSELLINO

La voce, ancora giovane ma già arrochita dal fumo, del magistrato trucidato il 19 luglio 1992, 56 giorni dopo Giovanni Falcone, riemerge dagli archivi segreti della commissione parlamentare antimafia che ha deciso di rendere pubblici gli atti riservati dal 1963 al 2001. Quasi quarant' anni di storia della mafia e dell' antimafia dai quali per adesso il presidente Nicola Morra, insieme al magistrato Roberto Tartaglia e altri collaboratori, hanno ripescato sei audizioni del magistrato palermitano ucciso nella strage di via D' Amelio, in occasione del ventisettesimo anniversario.

 

«Parole che potranno risuonare nelle coscienze di tutti noi», commenta il premier Giuseppe Conte, mentre Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, protesta contro «tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti, non solo sulla strage di via D' Amelio ma su tutte le stragi di Stato».

 

PAOLO BORSELLINO - STRAGE DI VIA DAMELIO

Il materiale messo dall' Antimafia a disposizione di tutti contiene 1.612 documenti ancora inesplorati, che potrebbero custodire verità, rivelazioni e piste investigative rimaste nascoste per tutti questi decenni. Le parole di Borsellino rese note ora non contengono rivelazioni sul piano giudiziario, ma sono la cartina di tornasole di uno Stato che, all' epoca, combatteva pressoché a mani nude un' organizzazione criminale in grado di sterminare i propri nemici come e quando vuole.

 

I quattro giudici istruttori che stavano lavorando all' inchiesta più importante e più imponente che sia mai stata fatta sulle cosche (con Falcone e Borsellino c' erano Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, oltre a Nino Caponnetto che aveva sostituto Chinnici), avevano finalmente ottenuto un computer, un vecchio Honeywell prima maniera, senza essere in grado di farlo funzionare.

PAOLO BORSELLINO

 

«Purtroppo non sarà operativo se non tra qualche mese - denuncia Borsellino all' Antimafia - perché sembra che i problemi della sua installazione siano estremamente gravi, anche se non si riesce a capire perché. So soltanto che è arrivato al tribunale di Palermo ed è stato collocato in un camerino». Con i vecchi metodi, «le nostre rubrichette artigianali», il maxi-processo non si poteva gestire.

 

PAOLO BORSELLINO - LA STRAGE DI VIA D AMELIO

Eppure ce la faranno a portarlo a termine. Al prezzo di «deportare» Falcone e Borsellino nel super-carcere abbandonato dell' Asinara durante l' estate del 1985, all' indomani dell' omicidio Cassarà, perché in nessun altro posto le autorità erano in grado di garantirne la protezione mentre dovevano completare l' ordinanza di rinvio a giudizio.

 

Ma proprio il successo del «maxi» diventerà l' oggetto di un altro amaro commento di Borsellino all' antimafia, l' 11 dicembre 1986, quando le udienze erano in corso nell' aula bunker dell' Ucciardone e lui era da poco diventato procuratore della Repubblica a Marsala: «Oggi qui in Sicilia abbiamo l' esatta sensazione di un calo generale di tensione con riferimento alla lotta alla criminalità mafiosa. Si tende a confondere il fenomeno con il suo momento processuale.

 

giovanni falcone paolo borsellino

Sotto questo aspetto forse il maxi-processo è stato un danno, perché oggi si guarda al fenomeno mafioso come c' è dentro l' aula, come se tutti i problemi fossero accentrati lì». Invece di mafia ce n'era ancora tanta, fuori, libera di reagire e colpire. «Lo Stato ha fatto questo enorme sforzo - avverte Borsellino -, ma non deve ragionare in questo modo: "vi abbiamo dato il giocattolo, adesso cosa volete di più?". Certe volte abbiamo questa sensazione».

 

FALCONE BORSELLINO

Anche a Marsala il magistrato lamenta scarsità di uomini e mezzi, nonostante la provincia di Trapani sia diventata «una specie di "santuario" delle cosche mafiose», dove i boss Riina e Provenzano avevano deciso di investire denaro e reclutare affiliati. A differenza dello Stato. Per far circolare una volante in città anche di notte, accusava Borsellino, aveva dovuto dimezzare la propria scorta, in modo da liberare poliziotti. E la voce del procuratore, solitamente calma, si altera durante lo sfogo del 4 dicembre 1989: «È un po' paradossale che la commissione antimafia ci venga a chiedere qual è lo stato delle indagini sulla mafia, perché nei nostri tribunali non vi è memoria storica a livello di magistratura sul fenomeno, né ve ne potrà mai essere se continuerà questo frenetico ricambio di magistrati che, dopo al massimo due anni, vengono trasferiti».

 

PIETRO GRASSO CON FALCONE E BORSELLINO

Senza sostituti procuratori, lui che era capo dell' ufficio doveva passare la maggior parte del proprio tempo a occuparsi di assegni a vuoto, «e poiché talvolta devo pur svolgere delle indagini di mafia, lo faccio di notte... Io comunque non mi arrendo, non alzerò le braccia. Certo bisognerà vedere la resistenza fisica mia e dei miei colleghi».

 

foto di letizia battaglia paolo borsellino

Due anni più tardi, nel 1991, tornò a Palermo come procuratore aggiunto, e nel 1992 fu costretto ad arrendersi di fronte al tritolo che lo uccise.

PAOLO BORSELLINO CON LA MOGLIE AGNESE

Ultimi Dagoreport

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....