fabrizio piscitelli diabolik

“PRESIDENTE, SONO DIABOLIK. E IO SONO L’ISPETTORE GINKO” – DAGLI IRRIDUCIBILI AL PATTO CON I CLAN PER IL CONTROLLO DELLO SPACCIO A PONTE MILVIO: LA RESISTIBILE ASCESA DI FABRIZIO PISCITELLI E QUEL TENTATIVO DI "SCALATA" ALLA LAZIO - LE MINACCE A LOTITO PER CONTO DI UN GRUPPO UNGHERESE - I RAPPORTI CON "ER CECATO" CARMINATI...

Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia

Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa per il Messaggero

 

in ricordo di diabolik foto mezzelani gmt 02

Cresce all' ombra degli ultras, il Diabolik criminale. Una metamorfosi che ha la sua genesi con il ricatto ordito nel 2006 contro il nuovo patron biancoceleste, Claudio Lotito, e che si evolve con l' arresto, da latitante, il 25 ottobre 2013, con l' accusa di traffico di hashish, mentre a casa di un amico a Casalotti guarda la partita Apollon Limassol-Lazio di Europa League.

 

E infine si completa con Diabolik al servizio del clan Senese per la vendita della droga a Ponte Milvio. In una sola parola camorra, e al soldo di Michele o' pazzo. Ma i gradi di ufficiale del crimine Piscitelli li guadagna anche in virtù del rispetto che gli porta un certo Massimo Carminati. Il Cecato con cui Piscitelli condivide l' ideologia neofascista e che è dietro a molte delle trame oscure della Capitale.

 

in ricordo di diabolik foto mezzelani gmt 21

Si diceva che Fabrizio Piscitelli di mestiere faceva l' ultras. E in realtà, questa etichetta, gli rimarrà cucita addosso a vita. La panchina su cui è stato assassinato, il 7 agosto, è diventato un altarino per i tifosi violenti di qualsiasi fede calcistica. Ma ciò che aveva distinto Piscitelli, da molti altri suoi colleghi, era stata la capacità di trasformare in lucrosa fonte di guadagno una passione. Tra l' altro, anche la fortuna, aveva giocato a suo favore. Il suo prestigio, di capo della Nord, aveva coinciso con le glorie della Lazio.

 

 

In dieci anni la squadra si era trasformata. Da quel lontano e primo campionato degli Irriducibili in curva, 1987- 1988, a combattere in serie B contro Barletta e Sambenedettese, il club era approdato nel gotha del calcio a giocare con corazzate come Milan, Real Madrid o Manchester. Il merchandising della squadra e dei gadget, collegati alla curva, volava perciò alle stelle. Ed era in queste circostanze che Diabolik si era distinto.

 

bruciata la panchina dove fu ucciso diabolik

Aveva mostrato una certa capacità, condivisa con l' allora direttivo della Nord, ad inserirsi nel business della promozione dei prodotti legati al tifo calcistico. Anche grazie a una società, in epoca Cragnotti, con le maglie larghe, che foraggiava gli ultras. Un cambio di registro categorico con Lotito che aveva destabilizzato Piscitelli, Fabrizio Toffolo, Yuri Alviti e Paolo Arcivieri. Che si trovarono un' ultima volta uniti nel ricattare il nuovo presidente che, dalle loro mani, aveva levato un giocattolo molto redditizio. La grande estorsione al numero uno biancoceleste, insediatosi il 19 luglio del 2004, era maturata in questo contesto. E si era conclusa con le porte di Regina Coeli che si erano spalancate per Diabolik.

 

 

funerali fabrizio piscitelli diabolik 91

Tutto aveva avuto inizio nel 2006. Quando un fantomatico gruppo ungherese, capitanato dall' ex stella biancoceleste Giorgio Chinaglia, pretendeva la vendita delle quote del club. Uno pseudo-gruppo imprenditoriale la cui consistenza economica come emergeva dalle carte era nulla: «producevano (il gruppo ungherese ndr) alla Consob tre modelli di bonifico per un importo di 24milioni di euro, falso».

 

Ma il gruppo d' acquisto più che a pagare puntava, a suon di minacce, a convincere Lotito a cedere la società. Il braccio armato era costituito dai 4 ultras delusi dal nuovo corso biancoceleste: Piscitelli, Toffolo, Alviti e Arcivieri, per questo tutti condannati. Così si era scatena una campagna anti Lotito a partire, naturalmente, dalla curva Nord, striscioni e cori contro il presidente, passando per un tam tam radiofonico sempre anti patron e pro gruppo ungherese, fino a delle lettere minatorie recapitate alla signora Lotito e, almeno in una circostanza, ad un tentativo di aggressione fisica allo stesso numero uno del club.

 

Tuttavia gli anni passati tra carcere e domiciliari non servirono a Diabolik per rimettersi sulla buona strada. A dicembre 2009, da uomo libero, ma daspato per tre anni, si dedicò alla sua nuova attività. Imprenditore dello spaccio. Aveva importato nel febbraio del 2011 una partita di hashish dalla Spagna di un quintale, passando da Civitavecchia.

 

Droga che doveva riversare sulla piazza romana. Non sapeva Diabolik di avere sul collo il Gico della Finanza. Era riuscito a sfuggire inizialmente alle manette a settembre, salvo poi uscire allo scoperto per colpa del suo vecchio amore: la Lazio. Venne arrestato a casa di amici un mese dopo, il 25 ottobre 2013, mentre guardava un match di Europa League. Finirà di scontare la pena a luglio del 2017.

 

FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK

Ma l' ennesimo arresto non aveva indebolito Piscitelli. Anzi semmai, il prestigio di Diabolik, ne usciva rafforzato. La sua reputazione travalicava i confini degli stadi per stabilirsi, definitivamente, nella mala romana. Nel frattempo, a luglio del 2014 e del 2016, la procura aveva messo i sigilli al suo immenso patrimonio (poi in parte restituito) da più di due milioni di euro, tra case conti correnti e marchi, come quello di Mr Enrich, collegata alla gadgettistica laziale. Ma ciò che per gli inquirenti aveva rappresentato la prova del nove, erano state le indagini di Mafia Capitale.

 

 I più pericolosi criminali parlavano o facevano affari con il capo ultras. Piscitelli, almeno dal 2010, era in affari con Michele Senese (lo conosceva dai primi anni 90) e disponeva di una batteria di picchiatori albanesi, primo fra tutti Arben Zogu condannato nel 2013 per associazione di tipo mafioso. Del gruppo facevano parte anche Orial Kolaj (un pugile), Yuri Shelever e Adrian Coman. La banda, per conto della camorra, controllava una piazza di spaccio nel fortino di Massimo Carminati: Ponte Milvio. «Non lo so come ha fatto - raccontava Ferdinando Mazzalupi - in questi quattro anni (2010 -2014, ndr) ha fatto una scalata (Diabolik, ndr) che non vi rendete conto!». Piscitelli e soci, sotto la benedizione di Senese, avevano preso il controllo di diversi locali commerciali, tra cui il pub Coco loco.

Fabrizio Piscitelli Diabolik Foto Mezzelani GMT

 

«Non si muovono da la - si legge nelle intercettazioni di Mondo di Mezzo - tutto il giorno stanno la, è il loro punto di riferimento, è tutto la». Lo stesso Carminati, intercettato all' epoca mentre parlava con il suo braccio destro, Riccardo Brugia, ne analizzava l' ascesa: si sono «spostati da questa parte», Ponte Milvio per l' appunto. Limitandosi a commentare: «Non sono cose nostre».

 

A differenza di quasi un anno Carminati e Piscitelli vengono arrestati. L' ultras biancoceleste però, nel frattempo era anche uscito di galera, a luglio del 2017. Tuttavia la giungla criminale romana si era radicalmente modificata rispetto a quando, quattro anni prima, era finito in cella. I punti di riferimento erano saltati, Il Cecato al 41 bis come l' amico e protettore, Michele Senese e il picchiatore albanese Zogu.

 

Con la mappa della malavita squadernata Piscitelli aveva trovato sostegno nella solita curva e negli ambienti della destra estrema. Altro territorio su cui Diabolik poteva sempre contare. I neofascisti nella Nord erano di casa, avevano fornito una presunta base ideologica, fondata sulla violenza, che aveva sempre rappresentato il carburante per gli ultras. D' altro canto un riconoscimento da vero camerata, a Piscitelli, era stato concesso al suo funerale il 21 agosto. Il feretro aveva sfilato sotto una foresta di braccia tese, tra i saluti romani di vecchi neofascisti come Maurizio Boccacci e Bruno di Luia. Un simile tributo era stato concesso, lo scorso 12 settembre dopo le esequie, solo al fondatore di Avanguardia Nazionale, Stefano Delle Chiaie.

fabrizio piscitelli diabolik 9

 

 

 

2.BOTTE E AFFARI COSI’ PISCITELLI PRESE IL CONTROLLO DELLA CURVA

Giuseppe Scarpa e Camilla Mozzetti per il Messaggero

 

Il battesimo degli Irriducibili, in curva Nord, porta la data del 18 ottobre 1987. È Lazio - Padova il palcoscenico in cui si esibisce un nuovo gruppo di ultras, nato da una costola degli storici supporter biancocelesti, gli Eagles. Sono violenti, aggressivi e politicizzati. Nella nuova compagine scalpita un giovanissimo Fabrizio Piscitelli, 21 anni. Non è ancora il capo carismatico del tifo estremo laziale ma ben presto si farà strada. Perderà per due volte il comando ma lo riconquisterà sempre, in tre occasioni fino alla morte del 7 agosto scorso.

 

 «Non erano capaci a menare e ci siamo presi la Nord». Lo ripeteva alle giovani leve degli Irriducibili, Diabolik. Un soprannome che forse deriva da un passato da rapinatore. Quelli che, nel 1987, non erano ancora nati dovevano insomma sapere la storia del gruppo. E lui non si dispensava dal raccontarla.

 

fabrizio piscitelli diabolik 8

Una sorta di narrazione mitica delle origini. Una storia condita dalla prepotenza, una sorta di stile british e il fanatismo politico. A dire il vero anche gli Eagles erano molto vicini all' estrema destra, ma da Piscitelli e camerati erano considerati dei vigliacchi. Tanto che a suon di botte gli Irriducibili si presero la Nord.

 

Due gli scontri, tra i tanti, che ne hanno segnato la fine, gli Eagles si sciolsero nei primi mesi del 1993. In un Lazio-Barletta del 1988 ci fu una rissa stile far west. L' ultima, in una trasferta a Genova, contro la Samp del 2 febbraio del 1993.

 

Ad ogni modo, nel bene o nel male, gli Irriducibili rivoluzioneranno il modo di stare in curva. Impongono nella Nord la loro legge: niente più tamburi ma tifo all' inglese ed anche esibizione di simboli politici legati al fascismo, cori da stadio razzisti (da ricordare l' accoglienza che per mesi fu riservata allo stadio e sui muri di Roma al centrocampista di colore Aron Winter) e una progressiva tendenza alla gestione manageriale della curva. In cui spicca, appunto, Piscitelli. Alto e magro in gioventù, spesso con i Ray-Ban a goccia da destra italiana che su radio e giornali ripeteva: «Siamo fascisti, gli ultimi rimasti».

 

fabrizio piscitelli diabolik 5

Un capo carismatico che in una intervista del 2000 spiegava la filosofia che aveva imposto ai suoi ragazzi: «Noi per il bene della Lazio volevamo andare dentro gli stadi, entrare nelle altre curve e ammazzarli. Perché noi ci dovevamo sentire vivi in un mondo di morti». «Noi i pullman» degli altri tifosi «li bloccavamo, gli spaccavamo» i finestrini, e «gli tiravamo la torcia dentro, aspettavamo che uscissero fuori per ammazzarci». Un modo questo - sempre per Diabolik, per «sentirsi vivi». Una condizione di gioia superata unicamente - secondo il suo pensiero - dallo «scontro con le guardie».

 

 Il 30 gennaio del 2000, in occasione di Lazio-Bari nell' annata del tricolore, fecero il giro del mondo le immagini dello striscione esposto in curva nord in onore alla tigre Arkan: il riferimento era a Zeljko Raznatovic, criminale di guerra serbo accusato di genocidio e crimini contro l' umanità, morto in quei giorni. L' apoteosi porta la data del 14 maggio del 2000. La Lazio vince lo scudetto, gli Irriducibili sono il gruppo egemone nella Nord e a comandare, ormai da diversi anni, c' è un gruppo di 30enni. Oltre a Piscitelli ci sono Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo e Paolo Arcivieri. Ma si sa, dopo aver toccato il punto più alto, può iniziare solo la discesa. E così accadde per la Lazio che con Sergio Cragnotti rischiò di fare crack mentre Piscitelli, da lì a qualche anno, conoscerà il carcere, perderà la leadership della curva e i rapporti di amicizia con il resto del direttivo.

 

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Il club venne acquistato da Claudio Lotito il 19 luglio del 2004. Il nuovo presidente mise subito le cose in chiaro: chiuse i rubinetti e non foraggiò più la tifoseria come il suo predecessore. Finiti i fasti dell' epoca Cragnotti per Lotito la parola chiave era risparmio. La nuova politica piacque poco a chi, fino a quel momento, era riuscito a vivere alla grande facendo di mestiere l' ultras.

 

Tra questi, appunto Piscitelli e i magnifici tre che con lui avevano guidato la Nord.

È l' inizio dello scontro tra il nuovo patron e gli Irriducibili. Famoso l' incontro con Piscitelli raccontato da Lotito: «Presidente, sono Diabolik». «E io sono l' ispettore Ginko», replicò il numero uno del club. Diabolik, a questo punto, con il trio Alviti, Arcivieri e Toffolo ricattò Lotito affinché vendesse il club a un fantomatico gruppo ungherese capitanato dall' ex stella biancoceleste Giorgio Chinaglia. Il risultato fu una condanna per estorsione per i 4 ultras. Tre anni e due mesi per Diabolik, Piscitelli fu messo fuori gioco da ottobre del 2006 a dicembre del 2008. In più incassò un daspo di tre anni.

 

Il gruppo storico perse la leadership in curva che venne presa da Gianluca Tirone. Ma nel 2012 Piscitelli si riprese ciò che aveva perso. È di nuovo al vertice della Nord assieme ad Alessandro Marongelli, detto il Cinese. Arcivieri e Alviti avevano abbandonato la Nord mentre Toffolo, che nutriva ambizioni da leader, perse la battaglia proprio con l' ormai ex amico Piscitelli.

 

fabrizio piscitelli diabolik 7

Diabolik però fece appena in tempo a festeggiare la coppa Italia vinta con la Roma, il 26 maggio 2013, che subito venne arrestato. Questa volta per droga ad ottobre del 2013. Finì di scontare la pena a luglio del 2017. Il trono della Nord rimase di nuovo vacante, Piscitelli in una diarchia con il cinese lo riprenderà nel 2018. L' impegno, però, non era più lo stesso. Piscitelli distratto dalla sua nuova principale fonte di guadagno, la droga, non era più il capo carismatico dei primi anni 2000.

 

claudio lotito foto di bacco

Le ultime iniziative, che portano il suo marchio di fabbrica, sono un volantino sessista a cui si impone alle donne di non occupare i primi dieci gradini della Nord e gli adesivi xenofobi di Anna Frank con indosso la maglietta della Roma. Siamo ormai ai titoli di coda, il 10 maggio del 2019 una bomba carta esplode davanti alla saracinesca della sede degli Irriducibili della Lazio in via Amulio. Diabolik minaccioso replica dicendo in un' intervista: «Siamo pronti a tornare al terrorismo degli anni 70». Insomma la reazione è violenta in salsa Irriducibili come quelli che il calcio te lo danno in bocca, recita lo slogan che accompagna il loro simbolo, Mr Enrich.

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