joe biden vladimir putin osho ucraina

“QUESTO E’ L’INIZIO DI UN’INVASIONE” - MOSCA NON INTENDE FERMARSI A DONETSK E LUGANSK, BIDEN LANCIA L’ALLARME: “CREDIAMO CHE LA RUSSIA VOGLIA ANDARE OLTRE, POTREBBE ADDIRITTURA MARCIARE VERSO KIEV” – SECONDO LA NATO È IN ATTO “UNA VERA ESCALATION”. 100 AEREI E 120 NAVI SONO PRONTE A DIFENDERE I PAESI CHE FANNO PARTE DELL'ALLEANZA. E IL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY RICHIAMA NELL'ESERCITO I RISERVISTI

Anna Guaita per il Messaggero

 

LE TENSIONI IN UCRAINA VISTE DA OSHO

Per qualche ora lunedì sera era sembrato che Putin si accontentasse, che lo schieramento di quasi 190 mila soldati, carri armati, mezzi corazzati e batterie missilistiche, fosse stato disposto solo per garantire l'indipendenza delle due piccole repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Ma la precisazione che ha fatto ieri mattina, che cioé i confini delle due nuove nazioni dovevano contenere anche il territorio che avevano reclamato nel 2014 e che era stato riconquistato da Kiev, ha cambiato le carte in tavola.

 

LA MINACCIA È chiaro ora che Mosca non intende fermarsi a Donetsk e Lugansk e i carri armati che Putin sta mandando con il compito di «mantenere la sicurezza» assumono un carattere ben più minaccioso. Se l'idea è di allargare le due repubbliche separatiste a contenere tutto il Donbass, significa guerra, vera guerra, morti, feriti e distruzione. Lo ha spiegato il presidente Joe Biden ieri: «Questo è l'inizio di un'invasione - ha detto -. Crediamo che la Russia voglia andare oltre, spero di sbagliarmi, ma potrebbe addirittura marciare verso Kiev».

 

PUTIN E BIDEN

Su questa linea di pensiero anche il presidente ucraino, Zelensky, che infatti ieri sera in tivvù ha fatto un annuncio che ha molto impressionato: «Richiamiamo in campo una parte dei riservisti dell'esercito di fronte alla minaccia dell'invasione russa». Ma solo i riservisti «operativi» perché per ora - aggiunge Zelensky - non c'è bisogno di una «mobilitazione piena». Per ora. Biden intanto ha promesso di mandare altri soldati ed equipaggiamento verso i Paesi Baltici, «come mossa puramente difensiva». «Non abbiamo nessuna intenzione di combattere contro la Russia ha aggiunto - ma difenderemo ogni centimetro del territorio Nato».

JOE BIDEN VLADIMIR PUTIN MEME

 

A Kiev, dove la cittadinanza ha finora mantenuto una ammirevole calma, le parole di Biden hanno fatto una certa sensazione, soprattutto tenuto conto che Mosca aveva appena annunciato il ritiro del suo personale di ambasciata. Le parole del presidente per di più sono giunte dopo quelle non meno decise del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, secondo il quale è in atto «una vera escalation», e «molte unità russe sono schierate in formazioni da combattimento».

 

A dare forza a queste parole ha ricordato che la Nato è in stato di allerta e ha a disposizione 100 aerei e 120 navi, pronte a difendere i Paesi che fanno parte dell'Alleanza. L'intervento di Stoltenberg ha generato una risposta di Putin, che ha di nuovo ammonito, per l'ennesima volta, che Kiev deve rinunciare ad entrare nella Nato.

 

vladimir putin emmanuel macron.

Nelle stesse ore, a infuocare ancor di più la tesissima situazione nel cuore dell'Europa, è arrivata dalla Bielorussia la dichiarazione del presidente Alexander Lukashenko che ha annunciato un ulteriore consolidamento dell'alleanza militare con la Russia, al punto di proporre «nuove esercitazioni», ipotesi che giustificherebbe mantenere i 30mila soldati russi in Bielorussia a ridosso del confine ucraino. Nella regione calda intorno alle due repubbliche separatiste, intanto, le accuse reciproche delle due parti volano.

 

I russi sostengono che da parte ucraina ci siano stati almeno 39 attacchi contro Lugansk e 44 contro Donetsk. Gli ucraini negano e sostengono di sparare solo quando in pericolo per gli attacchi russi. Gli ucraini stanno comunque dispiegando batterie di contraerea vicino ai principali aeroporti di Kiev, Kharkov e Cherkasy, temendo ovviamente attacchi degli aerei russi.

 

vertice biden putin sull ucraina

Dalla Russia stanno invece arrivando nuovi carri armati della serie BMPT-72 Terminator, ideati per il combattimento in ogni situazione del terreno, e particolarmente adatti alla guerriglia cittadina. E se è vero che Putin intende recuperare l'intera regione del Donbass, secondo i confini che i ribelli avevano stabilito otto anni fa, significa che sulla sua strada incontrerà quasi subito una grossa città, quella Mariupol che nell'aprile del 2014 era stata rivendicata dai separatisti, ma riconquistata dalle forze di Kiev appena due mesi dopo.

 

Biden Putin

LA MANIFESTAZIONE Nella città portuale, che vanta anche un fiorente turismo balneare, ieri il nervosismo si tagliava con l'accetta. La popolazione locale è in parte russa e in parte ucraina, ma c'è anche una grossa colonia di greci. La popolazione si è riversata sulle strade per manifestare contro una possibile occupazione russa. Molti cittadini hanno detto di essersi armati ed essere pronti a combattere.

MAPPA UCRAINA - DONBASS - CRIMEA

 

Ma di sicuro ci sarebbero innumerevoli sfollati. Ieri la Romania, che condivide con l'Ungheria un confine di 650 chilometri ha annunciato per bocca del suo ministro della Difesa Vasile Dancu che è pronta ad accoglierne circa mezzo milione. Preparativi sono in corso anche in Polonia, dove una parte dei 9mila soldati americani è stata delegata all'accoglienza dei profughi. Gli americani sembrano proprio credere che una guerra su vasta scala è alle porte, tanto che la notte i diplomatici dell'ambasciata, già trasferitasi nella città di Lviv all'estremo ovest del paese, attraversano il confine e vanno a dormire in Polonia.

LA CRISI TOTTI-ILARY VISTA DA OSHOIL TERRITORIO CONTESO DEL DONBASSnel donbass esultano per l arrivo dei russi carri armati russi nel donbass 3soldati ucraini carri armati russi nel donbass 1carri armati russi nel donbass 2 soldati ucraini 2 carri armati russi entrano nel donbass

joe biden vladimir putin 9

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…