nicola zingaretti stefania cazzaro

“RISCHIAMO DI FINIRE TUTTI A REGINA COELI” – EMERGONO NUOVI DETTAGLI NELLA GROTTESCA VICENDA GIUDIZIARIA SULLE MASCHERINE PAGATE DALLA REGIONE LAZIO E MAI CONSEGNATE: 8 MESI DOPO LO SCOPPIO DELLO SCANDALO, LA CAZZARO & C., OVVERO GLI INTERMEDIARI DELLA ECOTECH, L'AZIENDA CHE AVEVA IL CONTRATTO CON LA REGIONE, PRETENDONO ALTRI 560 MILA EURO PER SBLOCCARE UN FANTOMATICO CARICO DI MASCHERINE PROVENIENTI DALLA RUSSIA – E NELLE INTERCETTAZIONI GLI IMPRENDITORI SEMBRANO CONSAPEVOLI DI RISCHIARE GROSSO: “IO NON VOGLIO PASSARE IL NATALE IN CARCERE…”

François De Tonquédec e Paolo Gianlorenzo per “La Verità”

 

STEFANIA CAZZARO

A dicembre 2020, 8 mesi dopo l'esplosione dello scandalo delle mascherine fantasma della Regione Lazio che ha costretto per la prima volta Nicola Zingaretti a vedere il suo operato passato ai raggi X, uno dei subfornitori dei dispositivi mai arrivati ha tentato l'ultimo colpaccio, cercando di portare a casa altri 565.000 euro.

 

È quanto emerge dalla registrazione di una conference call tra Sergio Mondin, titolare di fatto della Ecotech che doveva fornire le mascherine alla Regione Lazio, Stefania Cazzaro, titolare della londinese Giosar ltd e una persona a lei collegata, il sedicente Ennio D'Andrea, che stando al racconto di Giorgio Quadri, legale di Mondin (che non ha dato seguito alla proposta e ha anzi querelato il fornitore), si sarebbe qualificato come un suo collega.  Senza, però, ha spiegato Quadri alla Verità, che risultasse un avvocato con quel nome tra gli iscritti all'albo.

 

In quella fase della vicenda Mondin è schiacciato dalla pressione di una vicenda più grande di lui e, dopo la rottura definitiva dei contratti con la Regione Lazio, cerca in tutti i modi di recuperare dai fornitori le somme versate, per poter rimborsare l'ente e uscire così da una vicenda giudiziaria che gli toglie il sonno.

 

nicola zingaretti mascherina

Alla Giosar la Ecotech ha trasferito 4,74 milioni dei 14,68 milioni incassati come acconto dalla Regione, ma la società della Cazzaro non ha mai ottemperato alla richiesta di consegnare le mascherine o di restituire i soldi. Anche perché, subito dopo essere arrivati sui conti della Giosar i milioni bonificati da Mondin sono stati dispersi in vari rivoli, con 1,5 milioni di sterline (la Giosar ha sede e conti correnti a Londra) finiti nelle casse di una strana società con sede a Praga, nella Repubblica ceca, la Noleggio car sro, con un capitale sociale versato di circa 15.500 euro e operante, secondo la Procura di Roma, nel settore delle demolizioni edili. Ma dalla registrazione delle riunione tra Mondin, Cazzaro e il misterioso D'Andrea (che parla a nome di un ancor più fantomatico «Antonio» al quale sarebbe riconducibile la Noleggio car), emerge una realtà diversa.

 

ECOTECH

A Mondin, infatti, è stata prospettata la possibilità di ricevere una partita di mascherine, sembra provenienti dalla Russia, ma i suoi interlocutori, spiega Quadri, gli chiedono di coprire le spese di spedizione. Altri 565.000 euro che Mondin, che è già sotto le lente d'ingrandimento della Procura di Roma per una possibile frode in pubbliche forniture, dovrebbe, secondo i suoi interlocutori, versare a chi ha già disatteso ogni accordo. Mondin teme conseguenze e dice: «Dobbiamo essere super sicuri di quello che facciamo Ennio, capisci?».

 

Quindi aggiunge: «Con tutte le rotture di palle che ho [] devo essere sicuro che quello che facciamo vada a chiudere e non a incrementare il problema», perché «qua di amichevole non c'è niente, qua ci sono i pm che stanno indagando, punto».

 

nicola zingaretti mascherina

Mondin cerca «un percorso che sia inattaccabile». Perché? «Quando faccio un bonifico di 565.000 euro con soldi che non sono più miei o solo miei, qualcuno può venire a dirmi: "Perché hai fatto questo bonifico? Non è che questi soldi, visto che li hai fatti anche all'estero, te li sei nascosti da qualche altra parte?" Io questa cosa non la posso rischiare». Quindi sbotta: «E devo fare il bonifico un'altra volta alla Giosar che già mi deve dare 4,74 milioni che non sono miei?».

 

D'Andrea risponde a Mondin: «Se tu pensi che questo documento possa essere una cosa valida io ti faccio fare tutte le dichiarazioni che vuoi da parte di Antonio». Mondin ha chiari i rischi: «Se inciampiamo su un ostacolo rischiamo di finire tutti, te compreso, me compreso, Stefania compresa, a Regina Coeli. E io sinceramente non avrei voglia di farmi Natale a Regina Coeli». In un altro passaggio ribadisce la sua preoccupazione: «Non si tratta di fare i preziosi o di fare i fenomeni, qua, ti ripeto, rischiamo di andare dentro tutti. Il mio nome e quello di mia moglie è già finito nei giornali più volte e in televisione più volte e ti ho detto anche i programmi. Ma sono alla Procura della Repubblica».

 

le iene inchiesta mascherine regione lazio

D'Andrea rilancia proponendo a garanzia 79 auto intestate alla Noleggio car per le quali si potrebbe fare un non ben precisato «certificato al ministero dei Trasporti», che l'uomo dice alla Cazzaro di poter stampare anche in quel momento: «Chiamo Antonio, mi faccio dare le password, mi collego al sito e te lo stampo immediatamente». Quando un perplesso Mondin chiede come si faccia «a fare il passaggio di proprietà di auto che sono intestate a una società della Repubblica Ceca», D'Andrea spiega che le macchine «sono tutte quante in Italia, ma non perché sono targate italiane», anzi.

 

Le 79 auto, per le quali, apparentemente, a Mondin sarebbe stato proposto il rilascio di una procura a vendere, sarebbero nel nostro Paese perché «tutte le società di noleggio estere» offrono «una comodità» per «le tasse», ma sono «tutte quante in Italia, regolarmente noleggiate».

 

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Un escamotage che spesso viene utilizzato per aggirare il superbollo previsto nel nostro Paese per le supercar come Porsche o Ferrari. Secondo Mondin, che non ha mai incontrato D'Andrea, l'uomo sarebbe stato «l'intermediario tra la Cazzaro e un suo presunto fornitore» con sede nella Repubblica Ceca. La Noleggio car, appunto, della quale, racconta Mondin, il non meglio identificato Antonio «sembra essere l'amministratore». Lo stesso D'Andrea parla della Noleggio car come della «società di Antonio». E in un altro audio aggiunge: «La società di quel signor Antonio adesso ha dei problemi in Repubblica Ceca, perché è stata presa in carico dalla Polizia criminale».

 

Nei vocali ci altre informazioni su questo soggetto: sarebbe stato lui a permettere di offrire come garanzia le auto. «Puoi dargli tutto che vuoi, l'importante è che risolviamo questa situazione» avrebbe detto.

 

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«Antonio non è stupido, ma [] è una persona talmente onesta e perbene che è disposto anche a questo, pur di chiudere questa cosa» ha continuato D'Andrea. Dal decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Roma, la Noleggio car risulta riconducibile a tre coindagati (per riciclaggio) della Cazzaro: il rappresentante legale Giovanni Franzese (quarantacinquenne pratese) e gli amministratori di fatto delegati a operare sui conti della società, ovvero Donato Ferrara, cinquantunenne originario di Nocera Inferiore, e Giuseppe Rendina, ventisettenne di Pompei.

 

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L'unico Antonio nominato nell'atto emesso dalla Procura capitolina è Antonio Pronestì. Quest' ultimo, citato in relazione a un'altra galassia societaria che ha ricevuto parte dei soldi della Regione, sarebbe «collegato alla cosca di 'ndrangheta Gullace-Raso-Albanese operante nel Nord Ovest d'Italia».

 

Torniamo alla Noleggio car: la sua partita Iva risulta non valida sul sito internet della Commissione europea, come anche sul portale Kurzycz che segnala inoltre la società come «inaffidabile».

 

Abbiamo chiesto chiarimenti a Mondin e a Quadri. Spiega il primo: «A un certo punto la Cazzaro ci ha presentati un certo Ennio D'Andrea spacciandolo come uno dei legali che rappresentava la società Noleggio car. Non abbiamo mai conosciuto personalmente nessuna di queste persone e solo grazie al decreto di perquisizione che ci ha rilasciato la Guardia di finanza siamo venuti a conoscenza di tutti i retroscena e dei loschi giri».

 

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E gli oltre 500.000 euro richiesti a dicembre? Risponde Quadri: «Per la Cazzaro & C. avremmo dovuto pagare noi un fantomatico trasporto con i camion di una partita di mascherine provenienti dalla Russia o da qualche Paese dell'Est. Pensate che, a un certo punto, per farci sborsare quei soldi, sono arrivati a dire che i camion con i dispositivi di protezione erano bloccati alla frontiera russa e che il garante di questa operazione, un certo Antonio, era finito nelle mani della mafia russa e per questo avremmo dovuto pagare subito 500.000 euro per garantire lo sdoganamento delle mascherine». L'ennesimo grottesco retroscena di una vicenda penale che sta assumendo sempre di più i contorni della farsa.

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