maurizio coruzzi platinette

“L’ITALIA NON È UN PAESE OMOFOBO” – MAURIZIO CORUZZI, ALIAS PLATINETTE, TOGLIE LA MASCHERA ALLE LAGNE DEL MONDO LGBT: “MI HANNO DATO DELL’OMOFOBO PER AVER CRITICATO IL DDL ZAN CHE ERA MALFATTO E DISCRIMINATORIO - COME OMOSESSUALE, VOGLIO COMBATTERE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE. NON ME NE FREGA NIENTE DI AVERE LO SCONTO ALITALIA UGUALE PER LE FAMIGLIE OMO E QUELLE ETERO - LA DESTRA DEVE FARSI CARICO DELLA BATTAGLIA SUI DIRITTI CIVILI PERCHÉ HA ELETTORI OMOSESSUALI. NON C'È ALCUN PERICOLO DI RITORNO DEL FASCISMO: È MORTO E SEPOLTO - IL SOLO PARTITO CHE HO SENTITO VICINO È STATO QUELLO RADICALE. E MENTRE NON RICONOSCO PIÙ EMMA BONINO, LA VEDO CONFUSA, VEDO IN CAPPATO LA STESSA TENACIA CHE AVEVA PANNELLA”

MAURIZIO CORUZZI - PLATINETTE

Simonetta Sciandivasci per “Specchio – la Stampa”

 

Maurizio Umberto Egidio Coruzzi ha un nome d'arte, Platinette, e uno d'uso, Mauro.

Per anni, quando c'era Platinette, non c'era Mauro, ma sempre, quando c'erano l'una o l'altro, c'era Maurizio. Quando si toglieva la parrucca, si abbassavano le luci, le cambiava la voce, diventava tutto grave, serio: finiva la festa. Adesso si vede più Mauro che Platinette, talvolta una fusione di entrambi. Mauro assomiglia sempre di più a Philippe Noiret e Platinette sempre meno al «cartone animato» degli inizi, quando era la prima drag queen della televisione italiana, il primo travestito che non era ospite ma protagonista, conduttrice. La volle Maurizio Costanzo. Prima faceva la radio. Prima ancora, i giornali.

mauro coruzzi platinette

Prima ancora, il fruttivendolo, a Parma, sua città natale dove vorrebbe tornare e aprire una libreria.

 

È vero che si può essere chiunque?

«Si può giocare a essere tante cose. Io ho creato un cartone animato, l'ho indossato, abbiamo fatto carriera. Ho vissuto il camp, l'esagerazione, e quando c'era il camp nessuno si poneva il problema dell'identità. L'altra sera guardavo un programma sulla transizione di genere su Raitre: a uno degli ospiti è stato chiesto come voleva essere definito, e ha risposto che dovevano essere gli altri a chiederglielo. Cosa?! Quindi quando conosco qualcuno, devo dirgli "Ciao, come vuoi che ti chiami?". Ma per carità. Che il prossimo sappiano almeno questo: chi è. Lo sappia e lo dica».

MAURIZIO CORUZZI PLATINETTE

 

Ma sia comprensivo: è diventato difficile stabilire chi siamo.

«Non è una buona ragione per rinunciarci».

 

Lei sa come si fa?

«Le dico una banalità atroce: è dalla cultura che si deriva l'identità. Se io sono riuscito nella mia vita a vedere Fassbinder, a vedere i film di Visconti e a capirli, ad amare l'estetica, a leggere e amare Thomas Mann e Proust, ecco: so chi sono».

 

E le cose che ha fatto e che sa fare, i pregi e i difetti, la definiscono?

«So questo: non ho qualità o talento artistico ma desidero non essere ordinario, anche se mi rendo conto che in questo c'è molto di ordinario, perché non c'è niente di più normale di desiderare una vita unica. Però, di certo ho fatto scelte che mi hanno permesso e mi permettono quella libertà che mi fa dire che non hai fatto ciò che si sarebbe dovuto fare, ciò che ci si aspettava da me o dal mio personaggio. Ho lavorato per anni a Mediaset, e mi hanno dato del berlusconiano, io che Silvio Berlusconi non l’ho neppure mai visto».

platinette mauro coruzzi si rapa

 

E le hanno anche dato del fascista retrogrado reazionario omofobo. Lo sa?

«Anche omofobo? Ah sì?».

 

Ha espresso perplessità sul ddl Zan.

«E basta questo?»

 

Così pare.

«Ho anche accettato l'invito di Giorgia Meloni ad Atreju. Mi ha chiamato lei in persona, mi ha detto che avrebbe voluto che andassi a parlare delle ragioni di quelle perplessità e io, molto stupito di quell'invito, e pur temendo e provando una strana diffidenza all'inizio, ho accettato, ci sono andato e ho trovato una platea molto rispettosa e interessata».

 

Cosa non la convince dello Zan?

«Penso ci voglia una legge che punisca la discriminazione, ma quella l'avevo trovata malfatta e discriminatoria».

PLATINETTE

 

Ha detto che l'Italia non è un paese omofobo.

«E lo ribadisco. E non lo è mai stato. Paolo Poli ha fatto la carriera che meritava, e tutti sapevano che era omosessuale».

 

Però succede che dei ragazzini che si baciano per strada vengano aggrediti.

«E le donne vengono ammazzate. Ecco, io è questo che trovo intollerabile, atroce, ingiustificabile. I femminicidi aumentano, ci sono numeri orribili e la questione è scomparsa dalle agende della campagna elettorale. Io, come omosessuale, voglio combattere la violenza contro le donne.

PAOLO POLI

 

Non me ne frega niente di avere lo sconto Alitalia che sia uguale per le famiglie omosessuali e quelle eterosessuali: non mi sembra un obiettivo, eppure ho letto di grandi mobilitazioni per questo. La comunità omosessuale ed LGBTQ ha il dovere di combattere questa battaglia. Dobbiamo uscire dal seminato, e dobbiamo farlo tutti. Questo è un tema di tutti, una tragedia di tutti. Perché come omosessuale vengo sempre e solo interpellato per parlare di orientamento sessuale? Ma è poi così importante?».

video proiettato su paolo poli (1)

 

Lei è di destra?

«Il solo partito che ho sentito vicino è stato quello Radicale. E mentre non riconosco più Emma Bonino, la vedo confusa, vedo in Cappato la stessa tenacia che aveva Pannella, lo stesso modo di fare politica. E poi Cappato porta avanti battaglie che ho a cuore».

 

Ha a cuore i diritti degli omosessuali?

«Proprio perché li ho a cuore ho accettato l'invito di Giorgia Meloni ad Atreju. Su quel palco, ho detto che quei diritti non possono essere appannaggio della sinistra, non possono diventare un punto identitario di una parte politica. I diritti non sono ideologici: sono diritti.

Marco Cappato

 

La destra deve affrontare il problema, farsi carico di questa battaglia, perché ha elettori omosessuali (presuppongo che un omosessuale non sia necessariamente di sinistra). E quindi Giorgia Meloni avrebbe dovuta fare un'apertura ai diritti come la destra fece ai tempi della legge sulla violenza sulle donne, che fu votata trasversalmente. Se non sarà in grado di farlo, non si smarcherà dal passato».

 

Dal fascismo?

«Non c'è alcun pericolo di ritorno del fascismo: è morto e sepolto. Mi riferisco al passato in cui la destra ha permesso che i diritti civili diventassero una questione di sinistra».

 

giorgia meloni alla versiliana 1

Le piacerebbe se Meloni diventasse presidente del consiglio?

«Sarebbe una bella sfida. Sarei curioso di vederla all'opera: è pur sempre la persona che ha sfatato il mito del sessismo di destra, ha rimpicciolito tutti i maschi, li ha depotenziati. Qualche giorno fa leggevo un'intervista a Barbara Alberti, che amo e stimo, e aveva parole di elogio per Meloni. Lo avrei mai detto che Barbara Alberti avrebbe avuto parole buone per la leader di una forza di destra? No. E invece. E mi chiedo se la sinistra si domanda come mai non ha mai espresso un leader donna, e se è capace di darne conto, e soprattutto come mai non le venga chiesto di darne conto».

platinette al gay village foto di bacco (9)

 

Che Italia vorrebbe?

«Un Paese colto, aperto, connesso. Si ricorda quando Matteo Renzi disse che era necessario connettere tutta l'Italia? Feci i salti di gioia. Eppure, io nelle gallerie dell'autostrada sento ancora soltanto Isoradio».

 

E Radio Maria.

«E Radio Maria, certo. Mi sono innamorato di Padre Nino perché è quello che sento, non perché sia bravo a condurre o far cantare. Mi piacerebbe che la modernità del Paese non passasse attraverso l'accomodamento personale, ecco. Che ci fosse una base tale per cui, per esempio, dal punto di vista tecnologico, fossimo davvero in grado di avere una connessione gratuita e non così frammentata. Invece, la questione viene derubricata e rimandata come fosse impossibile da risolvere. Ma se in galleria si sente Isoradio significa che non è impossibile far arrivare radio e internet in galleria, no?».

platinette al gay village foto di bacco (11)

 

Andiamo avanti o indietro?

«Credo che conosciamo poco e sempre peggio quello che abbiamo alle spalle. I film di Barbra Streisand hanno trent' anni e nessuno ricorda le canzoni in cui Patti Pravo parlava di "io, lei, noi". Se sapessimo cosa abbiamo alle spalle, molte delle cose che oggi sembrano cruciali e ancora da conquistare, sono assodate. Sto rileggendo Tommaso Labranca, mi chiedo se il nostro tempo produrrà ancora uno scrittore così.

tommaso labranca

Non dico un Moravia, ma uno così».

 

Lei si è diplomato con una tesina su Moravia.

«Io quando ho letto la scena della collana di Carla ne Gli indifferenti mi sono innamorato. Ho capito un mondo intero. E alla maturità portai anche una canzone di Vecchioni. La professoressa, che era una super borghese sempre impellicciata, mi diede fiducia».

 

Mi dica due artisti che ama di questo tempo.

«Madame. Eccezionale. Ed Eminem, che è il numero uno del rap mondiale, ed è bianco. E gliela fanno pagare per questo, ma non è un cortocircuito su cui le anime belle trovano da dire».

 

Chi è il suo migliore amico?

«È morto l'anno scorso. Suicidio. Non me ne capacito ancora».

 

platinette

Quando ha pianto l'ultima volta?

«Ieri, guardando il video della cagnolina della mia assistente, che adesso è in vacanza in Sardegna. Le sono molto affezionato, e ho paura che non mi riconoscerà quando tornerà a Milano. Sono proprio il cliché della finocchia anziana che va pazza per gli animali».

 

Lei non ci va in vacanza?

«Per carità. La peggiore perdita di tempo di tutte».

 

Lavora troppo.

«Meno di prima. Sogno una vita comoda, niente famiglia e niente figli. Vorrei vivere su una poltrona che sia fatta in modo tale da permettermi di fare anche i miei bisogni senza alzarmi. Però non smetterei di andare in bicicletta, ora che finalmente ci riesco, dopo aver perso tutti quei chili che mi impedivano di farlo».

 

Cosa la rende felice?

«Non sono in grado di dirglielo. La felicità la conosco molto da lontano, quindi quando ci penso, mi rendo conto che è come sognare di viaggiare sapendo che non lo farò mai».

platinetteplatinettePLATINETTEplatinette

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”