issey miyake

“SE CHIUDO GLI OCCHI VEDO ANCORA COSE CHE NESSUNO DOVREBBE MAI VEDERE” – LA STRAORDINARIA VITA DI ISSEY MIYAKE, IL “SARTO DEL VENTO” MORTO A 84 ANNI A TOKYO: A SETTE ANNI È SOPRAVVISSUTO ALLA BOMBA ATOMICA SGANCIATA SU HIROSHIMA E TRE ANNI DOPO LA MAMMA È MORTA PER LE RADIAZIONI – DOPO LA LAUREA SI TRASFERISCE A PARIGI, NEL 1970 FONDA IL MITICO "MIYAKE DESIGN STUDIO" E A NEW YORK DIVENTA GRANDE AMICO DI HALSTON – NEL 1991 ARRIVA LA RIVOLUZIONE CON… - VIDEO

 

Daniela Fedi per “il Giornale”

 

issey miyake stev jobs

«Il 6 agosto 1945 la prima bomba atomica è stata sganciata sulla mia città natale, Hiroshima. Io ero lì e avevo solo sette anni». Comincia così la splendida lettera che Issey Miyake ha scritto a Obama nel 2016 quando il 44° presidente Usa parlò di eliminazione dell'armamento nucleare. Lo stilista giapponese noto come Il sarto del vento si è spento a Tokyo lo scorso 5 agosto, alla vigilia del 77° anniversario di quella tragica mattina. Per suo stesso volere l'annuncio è stato dato solo ieri a funerali avvenuti e senza enfasi: vivere in salute fino a 84 anni sotto il segno di bellezza e poesia gli dev' essere sembrato un miracolo dopo un inizio tanto brutale.

 

pleats please 9

Non per nulla nella famosa lettera a Obama scrisse anche: «Se chiudo gli occhi vedo ancora cose che nessuno dovrebbe mai vedere: un'accecante luce rossa, la nuvola nera poco dopo, gente che corre nel disperato tentativo di fuggire. Ricordo tutto. Nel giro di tre anni mia madre è morta per le radiazioni. Non ho mai diviso le mie memorie e i miei pensieri su quel giorno prima d'ora.

 

Ho tentato di buttarmi tutto alle spalle preferendo pensare a cose che possono essere create, non distrutte, cose che portino gioia e bellezza nel mondo. Mi occupo di design e di moda soprattutto perché è un ambito creativo moderno e ottimista. Cerco di non esser definito dal mio passato, non voglio venir etichettato come lo stilista che è scampato alla bomba atomica».

 

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Quell'anno il Giappone ha ospitato il G7 e finalmente un presidente degli Stati Uniti si è deciso a visitare le città devastate dalla bomba H. Miyake gli consigliò una passeggiata lungo il Ponte della Pace costruito accanto all'epicentro della bomba e con le balaustre decorate dai disegni dello scultore nippo-americano Isamu Noguchi. «Mi hanno sempre ispirato spiegò se faccio questo mestiere lo devo a quelle balaustre da cui ho capito il potere del design». La sua idea di moda come progetto personale e universale allo stesso tempo in cui l'abito diventa habitat del corpo e parte integrante della società comincia nel 1960, quando è ancora un semplice studente della Tama Art University.

 

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Dopo la laurea nel 1965 si trasferisce a Parigi dove frequenta i corsi dell'Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture parisienne mentre lavora in atelier prima da Guy Laroche e poi da Hubert de Givenchy. Nel 1970 fonda il mitico Miyake Design Studio in cui ogni processo creativo viene chiamato «making things» (fare cose) e tutto parte da (ipse dixit) «un gioco tra assenza e presenza, vuoti e pieni, gesti e libertà». Un anno dopo presenta la sua prima collezione a New York dove nel frattempo si è trasferito diventando grande amico di un altro genio, Halston, cui consiglia lo speciale tessuto di sintesi che il grande designer americano chiamò «ultrasuede» e che oggi tutti conoscono come similpelle.

 

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Nel '73 torna a Parigi e da allora il marchio è stabilmente presente nel calendario delle sfilate francesi. Alcuni dei suoi show sono stati pietre miliari della moda. Per esempio nel marzo del 1991 ha fatto sfilare quel che in seguito sarebbe diventato Pleats Please, una delle sue invenzioni più geniali. Si tratta di uno speciale tessuto (inizialmente jersey, in seguito poliestere) plissettato a caldo e utilizzato in via sperimentale dai ballerini di William Forsythe per un indimenticabile spettacolo berlinese.

 

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L'effetto fu sensazionale. I costumi avevano una linea semplicissima ispirata del cosiddetto «Delphos», ovvero la tunica creata nel 1907 da Mariano Fortuny in omaggio alle meravigliose pieghe dell'auriga di Delfi e successivamente indossata da Isadora Duncan nei suoi rivoluzionari spettacoli di danza. La grande differenza sta nel fatto che Pleats Please è lavabile in lavatrice a 30 gradi, asciuga in un baleno e non si stira, occupa poco posto in valigia, non ha stagioni e prende forma sulle tue forme, in base ai tuoi movimenti. Su questa idea ci sono stati innumerevoli sviluppi tra cui l'incredibile 3D Steam Stretch, ovvero i rilievi tridimensionali creati sul tessuto grazie al vapore.

 

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Il maestro ha infatti creato una vera e propria scuola socratica affidando le sue collezione ai discepoli più talentuosi. L'ultimo in ordine di tempo è Satoshi Kondo, ma prima di lui ci sono stati Naoki Takizawa, Dai Fujiwara e Myiamae: un esercito di talenti che come lui hanno deciso di lavorare per rendere la gente felice.

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