valentina carcere casa circondariale pozzuoli

“SI È VERO, AVREI POTUTO FARE LA MODELLA” - LA STORIA DI VALENTINA, LA BELLISSIMA DETENUTA AL CARCERE DI POZZUOLI PER UNA RAPINA: “È STATA LA PRIMA IN VITA MIA. È ANDATA MALE, O FORSE BENE” - “SOFFRIVO DI DEPRESSIONE, IL LAVORO AL BAR ERA TROPPO IMPEGNATIVO. STO IMPARANDO A FARE L’ESTETISTA, CI INSEGNANO TANTE COSE E QUANDO ESCO CAMBIO VITA…”

 

 

Maria Chiara Aulisio per www.ilmattino.it

 

VALENTINA, LA BELLA DETENUTA AL CARCERE DI POZZUOLI

Valentina, 25 anni, bella, alta e giovane, sembra una modella, invece è detenuta. E in quel carcere dovrà rimanerci ancora un anno e mezzo. «Ho fatto una rapina, una sola, la prima in vita mia. È andata male, o forse bene: dopo una settimana sono venuti ad arrestarmi». Una storia come tante, quella di questa splendida ragazza di Piscinola, papà camionista e mamma casalinga, tre fratelli e un lavoro da barista in un locale della zona: «Poi, sapete come vanno queste cose... le compagnie sbagliate, la voglia di cambiare e si fanno le sciocchezze».

 

CRESCENZIO SEPE

Valentina ha una gran voglia di lasciarsi tutto alle spalle e andare avanti, anzi questa brutta storia la considera il giusto punto di partenza verso la sua nuova vita. Lo spiega al microfono, nel teatro della casa circondariale di Pozzuoli, dove ieri mattina è arrivato il cardinale per fare a tutte gli auguri di Natale. Uno spettacolo musicale e tante testimonianze, ‘O sole mio intonato con passione da Martina Sannino - accompagnata dai violini dei “Discantus” - e le storie delle donne detenute che si intrecciano con le parole di conforto e solidarietà pronunciate da Sepe: «Sono qui per dirvi che vi vogliamo bene, la Chiesa vi sta accanto e anche il Signore è con voi. L’importante è non arrendersi mai: tutti possiamo sbagliare, quel che conta è cambiare, E chi è senza peccato scagli la prima pietra».

il carcere femminile di pozzuoli

 

Applausi e attimi di commozione. Valentina è talmente emozionata che le trema la voce ma continua a raccontare: «Soffrivo di depressione, il lavoro al bar era troppo impegnativo, non riuscivo più a cenare con la mia famiglia neanche una volta ogni tanto. Sinceramente manco lo so come mi sono ritrovata a fare una rapina».

 

Una bella famiglia, la sua, che vive di lavoro, quello del papà, che con la mamma e i fratelli, ogni settimana va a farle visita in carcere: «Un anno e mezzo sono stata agli arresti domiciliari, - aggiunge - tenevo il “braccialetto”, un mese fa invece mi hanno portato qui per scontare il resto della pena. Sto imparando a fare l’estetista, ci insegnano tante cose, e quando esco, giuro, cambio vita. Sì, è vero, avrei potuto fare anche la modella».

il carcere femminile di pozzuoli 4

 

Prima di lei, al microfono, aveva parlato Anna, 60 anni, sette figli, a Pozzuoli già da quattro anni: «Sono colpevole e sto pagando, ma non per il Signore che mi ha già perdonato e ogni giorno mi da la forza di andare avanti». Poi, una richiesta, direttamente al cardinale: «Eminenza, al terzo piano, c’è una bella croce di Dio che non si accende più. Me la fate la cortesia di farla riparare?». Crescenzio Sepe sorride, stringe le mani della donna e le assicura che se ne occuperà.

VALENTINA, LA BELLA DETENUTA AL CARCERE DI POZZUOLI

 

Chiede invece «preghiere», Lucia, porta un camice bianco perché sta lavorando in lavanderia, e si rivolge a tutta la platea: «Pregate per noi, e noi preghiamo per voi. La vostra forza ci aiuterà». Infine, Luana, 33 anni, bionda e ben truccata: «Sono di Taranto, e voglio ringraziare tutti. A cominciare dalle mie compagne della “seconda sezione”. Mi hanno accolto bene, anche se non sono di Napoli. Ci diamo una mano l’una con l’altra, convinte che alla fine di questo percorso saremo certamente diverse».

il carcere femminile di pozzuoli 2

 

Grazie a tutti, dunque - a cominciare da quelle che le detenute chiamano «le comandanti» - e un applauso alla direttrice della casa circondariale, Carlotta Giaquinto, sul palco per raccontare al cardinale il successo del presepe vivente interpretato dalle donne di Pozzuoli: «È stato un lavoro lungo e faticoso ma alla fine ci ha dato grande soddisfazione. Abbiamo aperto le porte del carcere al territorio per dare visibilità a una iniziativa dal grande valore sociale».

il carcere femminile di pozzuoli 1

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