“SPERO SOLO CHE MESINA NON FACCIA MALE A NESSUNO” – ALT! PARLA FAROUK KASSAM, SEQUESTRATO NEL 1992 E LIBERATO IN CIRCOSTANZE POCO CHIARE DAL BANDITO GRAZIANO MESINA: “COME HA FATTO A SPARIRE COSÌ?” – “LA LIBERAZIONE DI MATTEO BOE? CREDO CHE OGNUNO DEBBA AVERE UNA SECONDA CHANCE. TUTTE LE VOLTE CHE MI GUARDO ALLO SPECCHIO MI RICORDO CHE È SUCCESSO QUALCOSA. IL MOMENTO IN CUI MI HANNO TAGLIATO L’ORECCHIO È…”

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Nicola Pinna per ''La Stampa''

 

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Al bar di fronte alla basilica di San Simplicio, nel centro di Olbia, non c' è il giornale e Farouk Kassam non sta dietro ai ritmi della cronaca. La prima domanda dunque la fa lui: «È ancora in fuga Mesina? Come ha fatto a sparire così?».

 

Da quando l' eterno latitante ha organizzato la sua undicesima evasione è già passato un mese e la caccia all' uomo in Sardegna prosegue anche nel cuore della caotica stagione turistica. Nella mente dell' ex bambino rapito, che nel frattempo è diventato adulto, ripassa tutto in un solo istante: il dramma di un sequestro durato 177 giorni e i misteri mai chiariti sulla liberazione.

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Dopo così tanti anni, ha capito finalmente che ruolo ha avuto Graziano Mesina nella fine del rapimento?

«No, ma diciamo che non sono ossessionato da questa idea. Mio papà non mi ha mai raccontato tutto nei minimi dettagli. È restio a parlare di quelle storie e io sono andato avanti».

 

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Il carattere è più o meno identico a quello del padre e per questo anche Farouk ha scelto di parlare il meno possibile dell' incubo mai dimenticato del sequestro. Il flashback riparte dal 15 gennaio del 1992.

 

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Il figlio maggiore di Fateh e Marion, albergatori arabi oramai di casa a Porto Cervo, non ha ancora compiuto 8 anni. Un commando di incappucciati si presenta nella villetta di famiglia all' ora della cena: un blitz di pochi minuti è l' inizio di un dramma che tiene l' Italia col fiato sospeso.

 

Il piccolo Farouk diventa il figlio di tutti: lenzuoli bianchi compaiono nelle finestre delle case, da Torino a Napoli, da Trento a Cagliari. Lui affronta giornate fredde, drammatiche e con tante lacrime, sempre dentro una grotta, in un anfratto irraggiungibile della Barbagia. I rapitori gli fanno credere che a consegnarlo a loro sia stato il padre e per costringere la famiglia a pagare il riscatto decidono di tagliargli un pezzo d' orecchio. Lo spediscono a casa per posta e così il caso diventa rischiosissimo.

 

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Le forze dell' ordine non riescono a sbloccare la situazione e così scende in campo Graziano Mesina, a suo dire chiamato in causa dai Servizi: lo storico nemico dello Stato si offre per riportare a casa Farouk. Cosa abbia fatto, con chi abbia trattato e se abbia davvero incassato una somma di denaro non è mai stato chiarito.

 

Ma di certo c' è che il primo a sapere della liberazione, l' 11 luglio, è stato proprio lui: vuole offrire a tutti la prova di essere il mediatore e vende l' esclusiva della notizia al principale tg della Rai.

 

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Quel bambino sempre sorridente, che giocava a sparare con i poliziotti che lo avevano appena riportato a casa, ora ha 36 anni e un po' di barba bianca. Si sposta da una parte all' altra del mondo per curare il patrimonio immobiliare di grandi investitori: da Dubai a Roma, passando sempre per la Sardegna.

 

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La stagione dei sequestri sembra archiviata definitivamente, ma di tanto in tanto certi nomi tornano d' attualità.

 

«Trovo incredibile che dopo tutti questi anni certi personaggi facciano ancora parlare di sé. Mesina ha avuto la fortuna di ottenere la grazia e si ritrova sempre in queste situazioni: certa gente non cambia pelle. A conti fatti quest' uomo poteva giocarsi un po' meglio le opportunità che lo Stato gli ha dato».

 

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Che effetto fa risentire i nomi dei suoi sequestratori o di chi allora ha agito nell' ombra?

«Sarò onesto: ogni volta mi faccio una risata. O ne hanno combinata un' altra o si sono cacciati nell' ennesimo guaio. È più forte di loro, evidentemente».

 

Cosa rappresenta Mesina nella sua vita?

«Se dopo quasi 30 anni si continua ad associare il suo nome alla mia liberazione direi che almeno un ruolo mediatico allora se l' era ritagliato. Non è chiaro se il suo intervento abbia migliorato o peggiorato la situazione».

 

Vi siete mai incontrati?

«Mai, se mi fosse capitato credo che l' avrei riconosciuto. Ma sono certo che non gli avrei rivolto la parola: d' altronde cosa avrei da dirgli?».

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Sente di aver perdonato i rapitori e tutti quelli che hanno avuto un ruolo nel sequestro?

«Più precisamente direi che li ho fatti sparire dalla mia vita. Sono andato avanti per la mia strada. Anche se è vero che sono personaggi che non potrò cancellare. Credo che abbiano pagato per quello che hanno commesso e forse è giusto che abbiano ritrovato la loro libertà».

 

Matteo Boe, principale accusato del suo sequestro, è tornato al suo paese qualche anno fa. Mesina, che nella sua storia un ruolo lo ha avuto, è stato a lungo fuori dal carcere e ora è latitante. Che cosa prova oggi a quel bimbo che ha sofferto così tanto?

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«Penso che questo sia il senso vero della giustizia. Nonostante quello che ho subito non direi mai che devono marcire in galera. Credo che ognuno debba avere una seconda chance. Mi fa piacere pensare che lo Stato abbia restituito la libertà anche a persone che l' hanno rubata agli altri. Sulla latitanza certo non posso esprimere giudizi. Spero solo che Mesina non faccia del male a nessuno».

 

Alcuni componenti della banda che organizzò il suo rapimento non sono mai stati individuati. È una ferita aperta?

«Direi che questa cosa mi preoccupa, perché penso che può capitare di trovarmi affianco a queste persone senza saperlo. Non è una bella sensazione».

 

Di quei 177 giorni in prigionia cosa le torna alla mente più spesso?

«Il momento in cui mi hanno tagliato l' orecchio, quando sono svenuto e mi sono svegliato pieno di sangue. Le giornate dentro la grotta, con un solo punto di osservazione e sempre al buio, non si possono dimenticare facilmente. Ma ciò che ha lasciato ferite più profonde è stata la privazione dei diritti più elementari, quelli che fanno parte della quotidianità di tutti noi. A iniziare dal momento dei bisogni».

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Ripensa spesso a quel periodo?

«Tutte le volte che mi guardo allo specchio mi ricordo che è successo qualcosa. Ma tutta questa storia fa parte della mia vita, ho superato serenamente quella fase. Da bambino mi vergognavo di quell' orecchio mutilato, ma ora mi sembra una caratteristica estetica su cui nessuno esprime giudizi. D' altronde tutti abbiamo qualche difetto fisico: questo è il mio».

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