roma - operazione anti droga - il camino con il doppio fondo

“SUBURRA” STUPEFACENTE - ROMA E’ LA CAPITALE DELLA COCAINA: DAL CENTRO ALLE PERIFERIE, I NARCOS DE’ NOANTRI SE LA SPASSANO E FANNO AFFARI - I TRUCCHI DEI TRAFFICANTI: NON TOCCARE MAI LA DROGA E LIMITARSI A SCORTARLA O DISTRIBUIRLA CON I TAXI - IL CAMINO CON IL DOPPIO FONDO, GLI SMS CRIPTATI, LE PAROLE IN CODICE E LO SPACCIO NEI BAR…

1 - È LA CAPITALE DELLA COCA: I TENTACOLI DEI GROSSISTI DAL CENTRO ALLE PERIFERIE

Rinaldo Frignani per il “Corriere della sera - Edizione Roma”

 

COCAINA NASCOSTA IN UN LOCULO NEL CIMITERO DEL VERANO A ROMA

Decine di arresti per droga a settimana. Giri di spaccio che cambiano di mese in mese. Il prezzo della cocaina che al chilo può passare da 28-29 a 33 mila euro. E poi serate in discoteca con champagne ai tavoli, abitazioni di lusso, fuoriserie a disposizione. La conferma che il 2019 è l' anno dei narcos. E così cambia anche la mappa della droga nella Capitale: non più solo San Basilio e Tor Bella Monaca, con Ponte Milvio, Torrevecchia, Eur e Trastevere, perché tornano alla ribalta Torpignattara, Marranella (il rione della famigerata banda sgominata dalla polizia a metà degli anni Novanta, nonché teatro di sanguinosi regolamenti di conti), Infernetto, Tiburtino-Pietralata.

 

COCAINA ROMA 2

E poi in periferia Acilia, La Rustica, Fonte Nuova. A ridisegnare lo scenario nel quale si muovono gruppi criminali più o meno collegati a esponenti della malavita organizzata, ma comunque con capacità operative molto elevate e possibilità economiche illimitate, sono stati gli investigatori della Squadra mobile, diretti da Luigi Silipo, con l' operazione «Lucifero 2017», portata a termine all' alba di ieri dalla sezione Narcotici con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia: 19 arresti, due obblighi di firma, le misure cautelari disposte dal gip Costantino De Robbio su richiesta del pm Nadia Plastina.

 

COCAINA ROMA

Fra i personaggi di spicco in manette, secondo l'accusa, anche Davide Barberis, 42 anni, personal trainer, allenatore dei vip, collegato per chi indaga al clan degli albanesi che gestiva la piazza di spaccio di Ponte Milvio insieme con Fabrizio Piscitelli, il capo ultrà della Lazio ucciso in un agguato lo scorso 7 agosto nel parco degli Acquedotti, all' Appio-Tuscolano. In particolare con Dorian Petoku, appartenente al gruppo di Arben Zogu, già in affari con Diabolik. In una conversazione intercettata dai poliziotti proprio il personal trainer ammetteva: «Inizi a dare fastidio quando te la fai con gente più pesante».

 

La droga, soprattutto cocaina, arrivava anche dal Sudamerica, con la collaborazione di Giuseppe Gaetano Mazza, detto «lo zio», 63 anni, residente proprio in Colombia e in rapporti con i cartelli dei narcos locali. È sfuggito alla cattura. Ma il suo era solo uno dei canali di rifornimento: i grossisti romani si occupavano poi della distribuzione sul territorio.

 

ROMA TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA

Marranella e Torpignattara soprattutto, con capi zona diventati boss che controllavano gli affiliati, fornivano assistenza legale agli arrestati (un «sostegno morale» anche in tribunale), prospettavano punizioni in caso di sgarri. «L'indagine conferma che la Capitale è uno snodo centrale dello spaccio», afferma il procuratore facente funzione Michele Prestipino e il pm Plastina conferma ancora una volta come «gli albanesi abbiano acquisito un ruolo sempre più importante».

 

2 - IL TRUCCO DEL TRAFFICANTE: NON TOCCAVA MAI LA DROGA

Rinaldo Frignani per il “Corriere della sera - Edizione Roma”

 

ROMA - OPERAZIONE ANTI DROGA - IL CAMINO CON IL DOPPIO FONDO

Già nove anni fa, a Tor Bella Monaca, i carabinieri quantificarono la portata dei suoi investimenti in un milione e mezzo di euro. Adesso, come hanno accertato gli investigatori della Squadra mobile, Fabrizio Capogna, 34 anni, abitava in un lodge nel golf club dell'Infernetto. La sua abilità nel trafficare in stupefacenti era quella di non toccare mai la droga, ma scortarne il trasporto fino a destinazione.

 

La polizia lo definisce il «metodo Capogna», di uno dei protagonisti, secondo l' accusa, della riorganizzazione delle piazze dello spaccio romano, seguendo - come sottolinea il gip Costantino De Robbio - «un protocollo che appare studiato per un numero indefinito di casi».

 

ROMA - OPERAZIONE ANTI DROGA - IL CAMINO CON IL DOPPIO FONDO

Appuntamenti in luoghi prestabiliti, senza parlarne al telefono, staffette in auto e moto noleggiati per segnalare le forze dell'ordine sul percorso, pagamento dei corrieri senza avere contatti con lo stupefacente. Dall'analisi delle intercettazioni è stato decriptato il codice con il quale venivano chiamate le dosi: «birre», a volte «biglietti», anche al centro di proteste da parte dei clienti per la loro qualità.

 

Battute d'arresto che hanno dato però agli investigatori un quadro di ciò che accadeva, come la perquisizione a casa della «retta», la compagna di un indagato, che aveva tentato il suicidio e che custodiva la droga, che ha portato alla scoperta in una cassaforte di due etti e mezzo di cocaina. Oppure l' incidente con il cliente al quale è stato consegnato un vero pacchetto di sigarette al posto di quello con lo stupefacente. Seguendo il personal trainer Davide Barberis la polizia ha ricostruito la rete di spacciatori.

SPACCIO 1

 

Egidio Longo, 59 anni, detto «Gino Crodino», per chi indaga vicino agli ambienti della camorra, ad Acilia e all' Infernetto - da qui il nome dell' operazione Lucifero 2017, con l'anno riferito all' inizio dell'indagine -, Luca De Dominicis (31), soprannominato «Zoppo» con Davide Fedeli (29), alla Rustica.

 

Anche quest'ultimo si riforniva da Capogna - a casa del quale è stato trovato un camino col doppiofondo -, restando in contatto con utenze telefoniche intestate a stranieri non rintracciabili. Insieme riempivano di droga Marranella e Torpignattara, dove nella prima il boss era diventato Ghareb Hassan Omar Alì, detto «Mauro», romano di 24 anni, con Daniele Alessandri (35), «Ciccio», detenuto a Viterbo, mentre Davide Sellas (33) e Gabriele Cirelli (24) si occupavano della preparazione e della consegna delle dosi.

 

SPACCIO

A Torpignattara invece «Ciao so' Sma» era il messaggio sms con il quale il capo zona, Flavio Messina, 43 anni, detto «Sma» appunto, avvertiva i complici di aver cambiato utenza perché non più sicura. Gestiva lo spaccio dal bar della moglie. Con un altro trucco: usare sempre i taxi per consegnare la droga.

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