libano crisi economica pandora papers

MENTRE I CITTADINI LIBANESI SONO SENZA ELETTRICITÀ, ACQUA E MEDICINE, I POLITICI NASCONDO I SOLDI NEI PARADISI FISCALI - L’ATTUALE PRIMO MINISTRO NAJIB MIKATI, IL GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE RIAD SALAMEH, L’EX PRIMO MINISTRO HASSAN DIAB E IL POTENTE BANCHIERE MARWAN KHEIREDDINE SONO TUTTI FIGURATI NEI “PANDORA PAPERS”, FACENDO IMBESTIALIRE I LIBANESI - DAL 2019, LA LIRA LIBANESE HA PERSO OLTRE IL 90 PER CENTO DEL SUO VALORE DI MERCATO E SECONDO LA BANCA MONDIALE, QUELLA LIBANESE È LA PEGGIORE CRISI ECONOMICA AL MONDO DALLA METÀ DELL’800…

il porto di beirut devastato dall'esplosione 1

Estratto dell'articolo di Francesca Mannocchi per https://espresso.repubblica.it/

 

«Gli uomini le donne e i bambini chiedono giustizia, non accetteremo una volta ancora la vostra impunità». Questa la frase che campeggia su uno striscione di fronte alla porta 3 del Porto di Beirut. A srotolare lo striscione i parenti delle 215 vittime dell’esplosione del 4 agosto del 2020. Si ritrovano qui ogni 4 del mese, da quattordici mesi, a chiedere giustizia. 

 

A chiedere che i responsabili vengano indagati, processati e puniti. Che la morte dei loro cari non resti solo una commemorazione destinata a diventare col tempo l’ennesimo esercizio della memoria di un lutto, in un Paese che per decenni è stato attraversato da perdite e conflitti.

parenti delle vittime dell esplosione di beirut

 

Ogni mese alle 18.07, nell’ora esatta in cui l’esplosione di 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio ha fatto tremare la città ormai più di un anno fa, i parenti delle vittime accendono le candele di fronte alle immagini delle persone amate che hanno perso. 

 

[…]

pandora papers libano

 

Il 4 ottobre Beirut si è svegliata con le notizie dei Pandora Papers. I nomi ai vertici delle istituzioni sono tutti lì: l’attuale primo ministro Najib Mikati, il governatore della banca centrale Riad Salameh, l’ex primo ministro Hassan Diab, il potente banchiere Marwan Kheireddine, i loro parenti usati come prestanome. 

proteste in libano per la crisi economica 7

 

Una lista che ha il sapore della beffa nel Libano che vive non una crisi ma tante emergenze che si sommano, il collasso economico, la gestione di due milioni di sfollati in un Paese di quattro milioni di abitanti, l’instabilità politica, a cui si sono aggiunti gli effetti della pandemia e le tragiche conseguenze economiche dell’esplosione del 2020 che secondo la Banca Mondiale ha provocato dai 4 ai 4,5 miliardi di dollari di danni, in un Paese il cui il 90 per cento delle importazioni arrivava dal porto di Beirut.

 

proteste in libano per la crisi economica 8

La pubblicazione dei documenti sulle società offshore di politici, imprenditori e banchieri libanesi avviene durante la peggiore crisi economica mai vissuta dal Libano.

 

Dal 2019, la lira libanese, che la Banca Centrale mantiene al cambio ufficiale di 1.500 per dollaro Usa (entrambe le valute sono utilizzate in Libano), ha perso oltre il 90 per cento del suo valore di mercato, superando i 20.000 per dollaro in luglio, la maggior parte delle persone guadagna e spende nella valuta locale, il cui valore di mercato nero varia ogni giorno, mentre i prezzi del cibo sono aumentati del 400 per cento, nei settori commerciali il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 50 per cento e un milione di persone vive ormai in una condizione di insicurezza alimentare.

proteste in libano per la crisi economica 1

 

Secondo la banca Mondiale, quella libanese è la peggiore crisi economica al mondo dalla metà dell’800. Alla fine di settembre il tasso di inflazione annuale è salito al livello più alto di tutti i Paesi monitorati da Bloomberg superando lo Zimbabwe e il Venezuela.

 

L’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 137,8 per cento rispetto a un anno fa. Dopo l’esplosione, l’ex primo ministro Saad Hariri ha provato per diciotto volte a formare un governo, presentando diverse liste dei ministri al presidente Michel Aoun. Tante le liste quante i rifiuti. Poi la rinuncia definitiva di Hariri.

proteste in libano per la crisi economica 6

 

Dentro i palazzi si spartiva il potere, fuori dai palazzi ci sono cinque cambi diversi: uno ufficiale con le vecchie riserve di dollari, uno ufficioso con i dollari fresh money che arrivano sui conti bancari libanesi e tre cambi diversi al mercato nero, uno per le medicine, uno per il carburante, uno per gli altri beni di consumo. Dentro i palazzi le liti per le assegnazioni dei ministeri chiave, fuori dai palazzi la fame.

 

najib mikati

Dopo dieci mesi è ora la volta di Najib Mikati, nominato lo scorso dieci settembre. Uomo d’affari, imprenditore delle telecomunicazioni, uno degli uomini più ricchi del Libano, secondo Forbes ha dalla sua un patrimonio di quasi tre miliardi di dollari. Nel 2019, mentre in strada scoppiavano le proteste, è stato accusato di corruzione per aver tratto profitto illegalmente da prestiti immobiliari destinati a famiglie a basso reddito.

 

[…]

 

proteste in libano per la crisi economica 5

Il racconto della crisi libanese è un racconto di disuguaglianze. Il racconto di una città che sono due. Quella dell’opulenza, e quella della gente comune, che non ha elettricità e mangia una volta al giorno.

 

[…] 

 

Per decenni, il Libano ha fatto affidamento sulle importazioni di beni essenziali come il carburante, le medicine e il cibo, beni che fino allo scorso luglio beneficiavano di sussidi. Per affrontare la carenza di dollari tre mesi fa il governo ha ridotto i sussidi per alcuni beni, e il costo di prodotti di base come riso e fagioli è più che raddoppiato.

 

proteste in libano per la crisi economica 4

Secondo un rapporto dello scorso luglio dell’Osservatorio di crisi del Libano presso l’Università americana di Beirut (AuB) il costo del paniere alimentare di base di una famiglia era cinque volte il salario minimo nazionale, che ammonta a 675.000 lire libanesi al mese, che prima valevano 450 dollari al cambio ufficiale e oggi valgono 45 dollari al mercato nero.

 

[…]

 

proteste in libano per la crisi economica 3

Il 70 per cento dei giovani libanesi vuole lasciare il Paese. Quelli che riusciranno si andranno ad aggiungere ai milioni delle diaspore precedenti, quella della guerra civile conclusasi nel 1990 e quello della guerra con Israele del 2006, diaspore che hanno portato la popolazione libanese fuori dal Paese a essere tre volte superiore a quella interna: quindici milioni. 

 

[…]

proteste in libano per la crisi economica 2

 

Nelle farmacie, mancano medicinali generici come il paracetamolo e i pochi che ci sono vengono venduti in pillole e non a scatole. «Quando sono esauriti nelle farmacie, puoi stare sicuro di trovarle al mercato nero», dice Alexander che ha pagato una scatola di medicine per suo padre a 50 dollari, il corrispettivo di uno stipendio medio locale.

 

Nemmeno gli ospedali funzionano a pieno regime da mesi lavorano al 50 per cento della capacità, secondo l’Oms il 40 per cento dei medici e il 30 per cento degli infermieri hanno lasciato il Paese in modo permanente o temporaneo.

proteste a beirut

 

[…] 

 

Lungo le curve che portano a Rouche con i suoi hotel di lusso e i ristoranti sul mare le luci sono tutte accese, nelle abitazioni lungo la corniche l’elettricità non manca, le famiglie passeggiano e i giovani della Beirut privilegiata, scendono dai loro Suv per entrare nelle discoteche e nei locali intorno all’hotel Phoenicia.

palazzi distrutti dall'esplosione al porto di beirut

 

Roukoz Alam, che gestisce un ristorante lungo la costa, dice che gli affari non sono andati mai tanto bene come la scorsa estate: «Qui da noi i prezzi erano stracciati per la crisi, non ho mai visto tanti turisti come quest’anno, libanesi che tornavano dall’estero soprattutto».

 

I locali come il suo, come gli hotel lungo la costa, accettano solo pagamenti in dollari, il costo di una stanza per notte equivale a due stipendi mensili di un cittadino libanese.

crisi economica libano

 

Lontano dal lungomare, i quartieri che fino a un anno fa brulicavano di giovani sono spenti. È spenta la zona intorno a piazza dei Martiri, è spenta Hamra.

 

È la crisi intermittente di Beirut. Da una parte la luce, accesa, dei pochi a cui la vita non è cambiata, delle società offshore, dall’altra le finestre buie, la luce spenta, del novanta per cento della popolazione che non riesce a mettere insieme il pranzo e la cena.

marwan kheireddine l'eterno cantiere delle torri dell'ex ministero delle finanze all'eur, soprannominate beiruthassan diab beirut il giorno dopo l'esplosione proteste a beirut 10proteste a beirut 11il porto di beirut devastato dall'esplosione proteste a beirut 23proteste a beirut 21proteste a beirut 20proteste a beirut 1proteste a beirut 3proteste a beirut 2proteste a beirut 4proteste a beirut 7proteste a beirut 6incendio a beirut 1riad salameh

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