IN MORTE DI UN PAPA SCOMODO: 35 ANNI FA MORIVA (TRA MOLTI MISTERI), DOPO APPENA 33 GIORNI DI PONTIFICATO, ALBINO LUCIANI

Claudio Rendina per "La Repubblica"

Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le ore 5.30, il segretario privato del Papa, non avendo trovato il Santo Padre nella cappella del suo appartamento privato, lo ha cercato nella sua camera e lo ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come se fosse intento a leggere; sul comodino una copia dell'Imitazione di Cristo.

Il medico, dottor Renato Buzzonetti, accorso immediatamente, ne ha constatato il decesso, avvenuto presumibilmente verso le 11 di ieri sera, per infarto acuto del miocardio». È il comunicato ufficiale della morte di Albino Luciani, ovvero di papa Giovanni Paolo I, emesso dalla sala stampa della Santa Sede per bocca del suo direttore monsignor Romeo Panciroli, che risponde anche alle domande dei giornalisti in una conferenza stampa. Fa in pratica il punto della situazione senza drammatizzare.

Peraltro padre John Magee, il secondo segretario particolare di Giovanni Paolo I che ha scoperto il cadavere, suor Vincenza e le altre suore addette al servizio del pontefice, nonché il primo segretario personale di Giovanni Paolo I, don Diego Lorenzi, sono irreperibili; l‘appartamento pontificio è stato chiuso dal cardinale camerlengo. Ma arriva una soffiata all'agenzia Ansa e ad alcuni quotidiani: papa Albino Luciani non è morto leggendo l'Imitazione di Cristo, ma un dossier esplosivo, e non è certa la causa della sua morte, tanto che probabilmente si eseguirà un'autopsia per vedere se è stato avvelenato.

S'imporrebbe un chiarimento, che non arriva. Si viene a sapere solo che il collegio dei cardinali presenti a Roma, in una riunione speciale, ha deciso di far esaminare il cadavere del papa a una commissione di tre medici per stabilire «l'opportunità dell'autopsia da un punto di vista medico». Il rapporto, pervenuto al cardinale Jean Villot il 2 ottobre, ritiene valida la diagnosi del dottor Buzzonetti, ma uno dei tre medici consiglia di effettuare l'autopsia. I cardinali, nuovamente riuniti, scartano a larga maggioranza la necroscopia, ritenendo valida la certificazione di morte per infarto; archiviano in sostanza il "caso", autorizzando i funerali.

Ma le ipotesi sulla fine sospetta di Giovanni Paolo I prendono più corpo in certi strati dell'opinione pubblica. Circola la voce che la morte sarebbe da attribuirsi ad avvelenamento e il delitto sarebbe riconducibile ad ambienti massonici deviati, legati alla P2 di Licio Gelli.

La gente comune prova una grande commozione per la morte di Albino Luciani: Giovanni Paolo I è stato amato per la sua semplicità, come quando ha paragonato l'anima ad un'automobile, o affermando che Dio è per i fedeli come una madre. «Tutti segnali di un papa che è come un operaio di fabbrica, come un contadino dell'Abruzzo», secondo le parole dello storico delle religioni Alfonso di Nola.

E che dire poi di quando il pontefice recitò la poesia La fede di Trilussa, dopo aver attraversato due ali di folla sulla sedia gestatoria nel corso di un'udienza in Vaticano? La recitazione della poesia sarebbe stata una pagina memorabile nella storia della Chiesa cattolica, proprio per quell'improbabile accento romanesco, che sarebbe stato imitato dal suo successore Giovanni Paolo II.

Il "papa del sorriso" era riuscito ad affascinare la gente proprio per la semplicità della sua recitazione e con l'alto contenuto religioso racchiuso nei pochi versi della poesia di un "forse quasi massone" e di un "abbastanza anticlericale".

Poi, nel 1984, escono due libri La vraie mort de Jean-Paul I di Jean-Jacques Thierry, che in 17 lettere accreditate a un fantomatico cardinale Wolkonsky espone i suoi sospetti sulla fine del papa, e In God's name di David Yallop, che viene lanciato con un grande battage pubblicitario e edito contemporaneamente in diverse lingue.

In questo libro la morte di Giovanni Paolo I è presentata come un vero e proprio assassinio, frutto di un complotto condotto dal cardinale segretario di Stato Jean Marie Villot e da monsignor Paul Marcinkus, presidente dello Ior, con la complicità di Roberto Calvi e dei vertici della loggia P2.

Il giornalista inglese precisa che era intenzione di papa Luciani sostituire Villot con il cardinale Giovanni Benelli e allontanare dalle finanze vaticane Marcinkus, ritenendoli individui incapaci e corrotti; per questo certe persone l'hanno ucciso, prevenendo così la loro stessa eliminazione o l'allontanamento da posti di potere.

Ma il libro non consente di stabilire la verità: sono passati sei anni dalla morte di papa Luciani; Villot è morto nel 1979 e Marcinkus, ritenuto il regista dell'operazione, è intoccabile. Il monsignore è diventato arcivescovo e riuscirà ad evitare, grazie al passaporto diplomatico vaticano, anche un mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dal giudice istruttore del tribunale di Milano per il riciclaggio di denaro.

 

PAPA LUCIANILicio Gelli x LICIO GELLI marcinkus-wojtylaROBERTO CALVI CON LA MOGLIE CLARA GIOVANNI PAOLO II WOJTYLA IN MONTAGNA

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