ovidio guzman

I NARCOS SE LA COMANDANO - L’INCURSIONE (RIUSCITA) PER FAR LIBERARE OVIDIO GUZMAN, UNO DEI FIGLI DEL CHAPO, E’ UN’UMILIAZIONE PER IL GOVERNO MESSICANO - NEI PRIMI NOVE MESI DELL'ANNO NEL PAESE CI SONO GIÀ STATI OLTRE 16 MILA OMICIDI E I CARTELLI VIVONO NELLA TOTALE IMPUNITÀ - ECCO COME E’ ANDATA: L’AGGUATO, L’ARRESTO, IL CONTROAGGUATO E LA LIBERAZIONE DA PARTE DEI CRIMINALI DI SINALOA…

Guido Olimpio per il “Corriere della sera”

 

ovidio guzman lopez

Umiliazione per lo Stato. Contropotere. Impunità. Sono i messaggi dell'incursione a Culiacán, cittadina nella regione messicana di Sinaloa. Un raid lanciato dai narcos dopo la cattura di Ovidio Guzmán, uno dei figli de El Chapo: missione riuscita visto che le autorità lo hanno rimesso in libertà insieme ad alcuni complici. Otto le vittime - compresi 5 assalitori - e 21 feriti. Davanti allo sfregio, il presidente populista López Obrador ha cercato la giustificazione «umanitaria»: è stata una decisione dei funzionari locali - ha detto - però la condivido perché così hanno evitato ulteriore perdite tra i civili.

 

Spiegazione che potrebbe aver senso se ogni giorno non fossero compiuti eccidi, atti che vedono coinvolti i trafficanti ma non di rado anche chi indossa una divisa. E nei primi nove mesi dell' anno ci sono già stati oltre 16 mila omicidi.

battaglia per la liberazione di ovidio guzman lopez 4

 

L'assalto nella località di 800 mila abitanti è iniziato attorno alle 15 e 30 di giovedì.

Un reparto della Guardia nazionale e soldati ha scovato in una casa del quartiere di Tre Rios numerosi banditi. Tra loro Ovidio, uno dei 10 figli avuti dal boss Joaquín Guzmán con tre donne diverse.

 

Detto El Ratón (il Topo), 28 anni, è ritenuto un personaggio minore, anche se contro di lui c'è un ordine di arresto statunitense per traffico di stupefacenti. Ha comunque un cognome pesante, un eventuale arresto sarebbe stato un colpo propagandistico. «Invece l'operazione è stata eseguita in fretta, senza adeguata preparazione», hanno spiegato i funzionari della Difesa in una ricostruzione che potrebbe cambiare ancora.

 

battaglia per la liberazione di ovidio guzman lopez 9

Il reparto di soldati è stato circondato dai sicari del cartello di Sinaloa, piombati nel quartiere su mezzi corazzati in modo artigianale e dotati di mitragliatrici pesanti. Alcuni banditi imbracciavano fucili Barrett, in grado di perforare blindature anche a lunga distanza. Armi acquistate in America oppure negli Stati a sud, resti delle tante guerre. I narcos hanno creato blocchi stradali, ingaggiato scontri in una dozzina di punti. Un nucleo ha attaccato una prigione favorendo l' evasione di 49 detenuti. Otto soldati sono stati presi in ostaggio e liberati in cambio di Ovidio. Non si è trattato di tattiche improvvisate, bensì di un modus operandi ripetuto nel tempo.

 

battaglia per la liberazione di ovidio guzman lopez 8

La cavalcata selvaggia - con scene di panico tra i passanti in fuga - ha avuto successo. Video postati sul web hanno mostrato un momento surreale con i soldati che stringevano la mano a civili armati. Erano dei banditi? Suonano stonate le affermazioni che non si fanno patti con l' illegalità. La realtà racconta l' opposto, infatti i Guzmán hanno ringraziato attraverso i loro legali.

 

Ancora una volta quelli di Sinaloa hanno mostrato il volto feroce. Perso il re, rinchiuso in un carcere del Colorado, il network ha affrontato una fase non facile. I figli Alfredo, Ivan, Ovidio si sono scontrati con il fratello del padrino, Aureliano alias El Guano, e El Mayo Zambada, uno dei leader storici. Ognuno vuole dominare gli affari e secondo gli investigatori sarebbe stato Alfredo ad aver imposto un' azione più aggressiva.

 

archibaldo guzman el chapito arrestato nel 2005

La faida, però, ha offerto il fianco ai rivali del cartello di Jalisco - oggi forza dominante - la possibilità di allargare le proprie mire sui corridoi della droga. Alfredo venne rapito e poi rilasciato a Puerto Vallarta, nel 2016, sequestro organizzato dagli avversari capitanati da El Mencho, in teoria l' uomo più ricercato del Messico. Ancora i membri di questo network hanno massacrato, pochi giorni fa, 13 agenti per difendere un congiunto del boss. La storia, andando oltre i confini messicani, dice una cosa evidente: le organizzazioni criminali hanno ormai un carattere paramilitare e gli Stati si troveranno ad affrontare nemici simili a terroristi.

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