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NEANCHE NELLA TRAGEDIA GRECA! ALTRO CHE MEDEA, A SIRACUSA UNA DONNA PROVA AD UCCIDERE I FIGLI PER INCASSARE I SOLDI DELL'ASSICURAZIONE. CONDANNATA A 10 ANNI E 8 MESI PER TENTATO OMICIDIO - IL PIANO CRIMINALE: AVEVA LANCIATO L'AUTO FUORI STRADA CON I PICCOLI A BORDO - LEI AVEVA GIÀ INTASCATO DUECENTOMILA EURO COME RISARCIMENTO DELL'INCIDENTE STRADALE IN CUI AVEVA PERSO LA VITA IL MARITO...

LAURA ANELLO per la Stampa

 

siracusa donna tenta di uccidere i figli

Forse neanche la tragedia greca che qui ancora si mette in scena, tra le pietre del teatro millenario nel parco archeologico, avrebbe potuto partorire una storia così. Medea, sì, che uccide i suoi figli per vendicarsi del tradimento dell'amore di Giasone. Ma qui non c'è un matrimonio offeso da risarcire, non c'è un onore arcaico da difendere, non c'è la disperazione di una donna ripudiata.

 

C'è - secondo i giudici - solo il desiderio di mettere le mani sui soldi dell'assicurazione del marito che spettava ai due bambini. E la determinazione, feroce, di farli fuori per prenderli lei, lei che quei due piccoli li aveva partoriti. Impallidiscono quasi le tragiche eroine di Eschilo, di Sofocle, di Euripide di fronte a questa giovanissima donna, 26 anni, di nome Paola, che ieri è stata condannata in primo grado a dieci anni e otto mesi di reclusione per avere tentato di uccidere i suoi due bambini. E ucciderli in modo lucido e premeditato, mettendo in scena un incidente dal quale fortunatamente sono rimasti feriti in modo non grave.

siracusa donna tenta di uccidere i figli 2

 

Bambini che avevano già perso precocemente il padre neanche un anno prima. «Venite, piccoli, andiamo a farci un bel giro», ha detto prima di sistemarli nel sedile posteriore e mettersi alla guida della macchina. Era il marzo dell'anno scorso. Poi ha imboccato una discesa ripida, ha aperto la portiera e si è lanciata fuori dall'abitacolo, neanche fosse la controfigura della scena di un film d'azione. L'automobile è andata a schiantarsi un centinaio di metri dopo su un muro, ma i piccoli erano vivi. Portati in ospedale, è cominciata l'inchiesta su quell'incidente in cui niente tornava, né la dinamica dei fatti né la ricostruzione della donna.

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È emerso invece che lei aveva già intascato duecentomila euro come risarcimento dell'incidente stradale in cui aveva perso la vita il marito e che - ingolosita dalla possibilità di trovarsi in tasca il doppio, secondo il giudice - ha puntato all'assicurazione stipulata dall'uomo di cui erano intestatari i due figli. Ipotesi atroce che si è consolidata via via che le perizie tecniche escludevano la caduta accidentale di lei, l'errore, il guasto all'automobile.

 

Ieri la sentenza, pronunciata dal giudice a fronte dei dodici anni chiesti dal pm, cui si aggiunge l'interdizione perpetua dei pubblici uffici, l'interdizione legale per la durata della pena, la condanna al risarcimento dei danni e il rimborso delle spese legali in favore delle parti civili, quantificate in poco più di tremila euro. Spiccioli, in confronto a quel che secondo i giudici sperava di guadagnare. L'avvocato, Emanuele Gionfriddo, non è riuscito a dimostrare l'innocenza della donna, e neanche a farle avere le attenuanti.

 

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Non era pazza, non era temporaneamente annebbiata, ed era perfettamente in grado di intendere e di volere, secondo i consulenti. È passata la linea della difesa dei bambini, adesso affidati ai nonni paterni, assistiti dall'avvocato Sofia Amoddio, che è riuscita a dimostrare il movente. È il primo grado, e ci si augura quasi che la sentenza possa essere ribaltata, e che ci sia la possibilità di scrivere un'altra storia.

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