IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - SE NE VA STEVE CARVER, 75 ANNI, PUPILLO DI ROGER CORMAN COME MARTIN SCORSESE, JOE DANTE E FRANCIS COPPOLA, LEGGENDARIO REGISTA DI B-MOVIES, COME IL PEPLUM SESSO&SANGUE “THE ARENA” E I GANGSTER “BIG BAD MAMA” E “CAPONE” - E' ASSISTENTE DEL MITICO SCENEGGIATORE DALTON TRUMBO PER IL SUO UNICO FILM DA REGISTA, “JOHNNY PRESE IL FUCILE”. E' CORMAN CHE LO MANDA IN ITALIA COME SUO UOMO DI FIDUCIA A DIRIGERE IL CURIOSISSIMO… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Se ne va anche Steve Carver, 75 anni, pupillo di Roger Corman come Martin Scorsese, Joe Dante e Francis Coppola, leggendario regista di B-Movies, come il peplum sesso&sangue “The Arena”, con le gladiatrici sexy Margaret Markov e Pam Grier, i gangster “Big Bad Mama” con Angie Dickinson e “Capone” con Ben Gazzara, John Cassavetes e un giovane Sylvester Stallone, o il sequel di “Mandingo”, “Drum” con Warren Oates, Ken Norton e Pam Grier, poi regista legatissimo a Chuck Norris e a David Carradine. Troppo colto per far carriera a Hollywood.

 

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Nato a Brooklyn nel 1945 aveva studiato alla Manhattan’s High School of Music and Art, per poi buttarsi nella pubblicità e nel documentario. Nel 1970 studia all’AFI, American Film Institute, con professori come George Stevens, George Seaton e Charlton Heston. E’ assistente del mitico sceneggiatore Dalton Trumbo per il suo unico film da regista, “Johnny prese il fucile”.

 

Gira “The Tell Tale Heart”, un celebre corto horror da un racconto di Edgar Allan Poe con Alex Cord e Sam Jaffe protagonisti. Lo prende poi sotto la sua protezione Roger Corman alla sua New World, produttore indipendente e regista che domina gli anni ’70 americani inventandosi ogni genere di film e spingendo alla regia grandi registi come Jonathan Demme, Joe Dante, Jonathan Kaplan, oltre a Scorsese e Coppola. E’ Corman, dopo avergli fatto montare un centinaio di trailer, che lo manda in italia come suo uomo di fiducia dirigere il curiosissimo “The Arena”/”La rivolta delle gladiatrici”, sorta di mischione tra peplum, sexy e blaxploitation, con le gladiatrici femmine che si menano.

 

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Lo codirige per le scene d’azione il nostro Joe D’Amato alias Aristide Massaccesi col nome di Michael Wotruba. Lo monta e lo supervisiona, per l’edizione americana, Joe Dante. In un primo tempo Corman aveva pensato di farlo dirigere a Martin Scorsese che aveva esordito poco prima con lui con Boxcar Bertha, scritto come questo dai Corrington. “Mi è capitato di vederlo in televisione, negli Stati Uniti”, ha dichiarato Massaccesi, “E’ stata un’esperienza affascinante: era tagliato molto più veloce e devo dire che era immensamente migliore della versione originale”.

 

Per l’occasione vengono chiamati tutti i grandi stuntmen del tempo per fare i gladiatori, mentre le stesse ragazze protagoniste, le statuarie Pam Grier e Margaret Markov, fanno le scene di daga e di lotta senza controfigure. Sempre Corman lo impone come regista di “Big Bad Mama”/”FBI e la banda degli angeli” con Angie Dickinson, William Shatner e Tom Skerritt e nel successivo “Capone”/”Quella sporca ultima notte”, distribuito dalla Fox, con un cast di grande rilievo, Ben Gazzara, John Cassavetes, Harry Guardino e Sylvester Stallone.

 

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Dovrebbe essere il regista di “Billy Jack Goes to Hollywood”, terzo film della curiosa serie Billy Jack con Tom Loughlin protagonista, sorta di bifolco democratico in moto che fa giustizia a modo suo, ma Loughlin decide di girarselo da solo. Quando Dino de Laurentiis licenzia a metà riprese il regista Burt Kennedy dal set di “Drum”, sequel del fortunatissimo “Mandingo”, chiama Carver a sostituirlo. E’ un grosso film, con Ken Norton, Pam Grier, Warren Oates, e va anche benissimo, ma Carver ricorda l’esperienza come orribile e a De Laurentiis il risultato finale non piace. Segue poi due progetti che non riesce a portare a termine.

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“Freestyle con Ray Stark e “Summer Camp”, quando Corman lo richiama per dirigere “Steel” con Lee Majors, Jennifer O’Neill e Art Carney. Dirige poi una serie di ottimi action a basso costo, “Fast Charlie… The Moonbeam Rider” con David Carradine e due successi di Chuck Norris, “An Eye for An Eye” con Christopher Lee e Richard Roundtree e “Lone Wolf McQuade” con la bellissima Barbara Carrera. "Tutto quello che voglio fare per ora”, dice a Alex Cox in un’intervista, “è una serie di buoni film commerciali, ma nel mio stile. Non sto cercando film  da molti milioni di dollari, vanno bene tra 1 e 2 milioni".

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Alla fine degli anni ’80 finisce però a girare action e filmetti sempre più poveri, “Jocks”, “Bullet Proof” con Gary Busey, “River of Death”, “Dead Center”. Il suo ultimo film è “The Wolves”. Dirige anche un bel documentario su Dick Miller, attore di culto delle produzione Corman, “That Guy Dick Miller”. Nel 1995 decide, praticamente, di ritirarsi dalla regia e apre un laboratorio fotografico a New York. Del suo tipo di cinema ha detto: “Vorrei sempre che ci fosse più tempo.

 

Faccio lo storyboard di tutti i miei film e ho tutte le scene disegnate, ma sono fortunato se riesco a realizzarne il 60%. Quindi sì, ci sono momenti in cui vorrei che avessimo potuto avere questo o quello. Tuttavia, non lo considero un problema, ma una sfida. Come prendi due comparse per farli sembrare mille? È una sfida. E non sono solo trucchi cinematografici, significa conoscere il montaggio, il tipo di film che stai realizzando e il pubblico a cui è diretto e cosa si aspetta. Non devi cercare di fare qualcosa che non è necessario. Devi essere realistico”.

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