NON DATELA PIÙ - L’ATTRICE ALYSSA MILANO CHIAMA LE DONNE AMERICANE ALLO SCIOPERO DEL SESSO CONTRO LE NUOVE LIMITAZIONI AL DIRITTO DI ABORTO IN GEORGIA: “FINO A QUANDO LE DONNE NON AVRANNO IL CONTROLLO LEGALE SUI PROPRI CORPI, NOI NON POSSIAMO RISCHIARE DI RIMANERE INCINTE” - MA LE FEMMINISTE SI AVVITANO SUI SOFISMI INTELLETTUALI: “NON È ANCHE QUESTA UNA PROPOSTA SESSISTA?” - LE FOTO HOT DI ALYSSA MILANO 

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Giuseppe Sarcina per il “Corriere della sera”

 

alyssa milano alyssa milano

Il movimento anti abortista americano sta innescando uno scontro epocale nel Paese: politico, giuridico e culturale. Per ora la reazione più vistosa è quella dell' attrice Alyssa Milano, 46 anni, che prende spunto dall' ultima legge restrittiva appena approvata in Georgia per promuovere un' altra campagna via Twitter: «I nostri diritti sulla riproduzione sono stati cancellati. Fino a quando le donne non avranno il controllo legale sui propri corpi, noi non possiamo rischiare di rimanere incinte. Unitevi a me, non facciamo sesso fino a quando non riavremo indietro la nostra autonomia sul corpo. Lancio un appello per lo sciopero del sesso (#SexStrike). Passa parola».

ALYSSA MILANO INVITA LE AMERICANE ALLO SCIOPERO DEL SESSO ALYSSA MILANO INVITA LE AMERICANE ALLO SCIOPERO DEL SESSO

 

Il messaggio è stato subito condiviso da circa 40 mila utenti, aprendo un' ulteriore discussione: è giusto che le donne si privino del piacere sessuale in nome di una battaglia politica? Non è anche questa «una proposta sessista?». La stessa Milano ha risposto che «la storia dimostra quanto sia efficace lo sciopero del sesso». Sulla rete sono comparsi i riferimenti alla commedia Lisistrata di Aristofane (le donne cacciano i mariti dai letti nuziali fino a che non interrompono la guerra) e a esperienze reali e più vicine.

 

Vedremo se il tweet di Alyssa avrà lo stesso successo di quello del 15 ottobre 2017, da cui nacque il MeToo. È in gioco la storica sentenza della Corte Suprema, «Roe contro Wade», che nel 1973 fissò il criterio cardine valido per tutti gli Stati Uniti: la donna può decidere di interrompere la gravidanza fino a quando il feto non sia potenzialmente in grado di sopravvivere fuori dall' utero: quindi entro le 24-28 settimane dal concepimento.

 

ALYSSA MILANO ALYSSA MILANO

I «pro life», invece, vogliono abbassare questo limite a 6 settimane: l'embrione si trasforma in feto e diventa intoccabile non appena si sente «il battito del cuore». È un principio che è già diventato legge in tre Stati del Paese: Mississippi, Ohio e, la scorsa settimana, Georgia appunto (il Kentucky l' ha votata ma un giudice l' ha subito sospesa).

Ormai è un modello. Il Congresso dell' Alabama sta discutendo una normativa con «zero eccezioni». Dopo sei settimane l'aborto verrebbe vietato anche nei casi di stupro e di incesto. I medici che dovessero violare le disposizioni, finirebbero in galera per almeno 10 anni.

 

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L'offensiva conservatrice è profonda. Il Guttmacher Institute, centro studi con sedi a New York e Washington, fondato nel 1968 dall' ostetrico Alan Guttmacher, ha classificato i diversi Stati a seconda del grado di «ostilità» rispetto ai diritti fissati dalla sentenza «Roe contro Wade». Ebbene sette Stati risultano «molto ostili»;14 «ostili»; 25 «a metà strada», mentre solo quattro Stati appoggiano in pieno la libertà di scelta. Dal 2010 a oggi il fronte dell' ostilità è passato da 10 a 21 Stati.

 

L'onda investe soprattutto il Midwest, dall' Ohio al Nebraska e il Sud, dalla Virginia alla Louisiana, con alcuni sconfinamenti che meritano attenzione: Wisconsin al Nord e Arizona nel West. È una forza elettorale cospicua, di cui ha beneficiato nel 2016 anche Trump.

La legislazione anti abortista è contrastata da una parte della magistratura.

 

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Le Corti federali hanno bocciato la normativa dell' Arkansas e del North Dakota, bloccando, invece, temporaneamente quella del Kentucky. Ma il contenzioso è destinato ad aumentare nei prossimi mesi. L'ala più radicale dei «pro life» persegue un obiettivo chiaro: riportare la questione dell'aborto davanti alla Corte suprema, dove i giudici conservatori sono in maggioranza, dopo che Trump ha nominato Neil Gorsuch e soprattutto il contestato Brett Kavanaugh. C'è la possibilità di cancellare il 1973.

 

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