NUOVI SCONTRI A GUANGZHOU CONTRO LE MISURE ANTI-COVID IMPOSTE DAL REGIME CINESE: LANCIO DI OGGETTI CONTRO IL PERSONALE DI SICUREZZA IN TUTA BIANCA - PROTESTE ANCHE A SHANGHAI, PECHINO E IN ALTRE GRANDI CITTÀ: È LA PRINCIPALE ONDATA DI DISOBBEDIENZA CIVILE IN CINA DA QUANDO IL PRESIDENTE XI JINPING HA PRESO IL POTERE A FINE 2012 E DAGLI EVENTI DI PIAZZA TIENANMEN DEL 1989 – PER TUTTA RISPOSTA XI JINPING HA INASPRITO LA REPRESSIONE BLOCCANDO LA DIFFUSIONE DI INFORMAZIONI GIUDICATE PERICOLOSE PER LA SICUREZZA NAZIONALE E DISCONNETTENDO DA INTERNET I CITTADINI SCORAGGIANDO NUOVE AZIONI DI GRUPPO…

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CINA, NUOVI SCONTRI A GUANGZHOU PER MISURE DI LOCKDOWN

CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID

(ANSA) - PECHINO, 30 NOV - Nuovi scontri sono scoppiati la notte scorsa a Guangzhou, il capoluogo del Guangdong, contro le misure anti-Covid che da settimane stanno interessando la città nell'ambito degli sforzi per contenere i focolai di infezione. In base ai video postati sui social in mandarino, il personale di sicurezza in tuta bianca anti-pandemica ha formato una barriera spalla a spalla, riparandosi sotto gli scudi antisommossa, per proteggersi dal lancio di oggetti e farsi strada nel distretto di Haizhu, con 1,8 milioni di residenti e molti lavoratori migranti. Una decina di persone è stata portata via dalla polizia con le mani legate con fascette.

xi jinping g20. xi jinping g20.

 

Si tratta dell'ultimo episodio di insofferenza verso le misure draconiane di contenimento che vengono applicate in Cina dall'inizio della pandemia. Nel weekend si sono avute inedite proteste a Shanghai, a Pechino e in altre grandi città, in quella che è apparsa come la principale ondata di disobbedienza civile in Cina da quando il presidente Xi Jinping ha preso il potere a fine 2012 e dagli eventi sanguinosi di Piazza Tienanmen del 1989.

 

IL DOPPIO GIOCO XI

Lorenzo Lamperti per “la Stampa”

 

Bastone e bavaglio da una parte, un po' di carota dall'altra. Il governo cinese prova a ristabilire l'ordine stringendo ulteriormente le già fitte maglie del controllo fisico e virtuale, mentre inizia a far intravedere la luce in fondo al tunnel delle restrizioni anti-Covid, motivo scatenante (ma non unico) delle proteste.

 

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La commissione centrale per gli affari politici e legali del Partito comunista ha scelto la linea dura disponendo di «reprimere con decisione gli atti illegali e criminali che turbano l'ordine sociale e mantenere efficacemente la stabilità». Sono state rafforzate le misure di sicurezza per prevenire le manifestazioni e la polizia si è attivata in maniera proattiva per controllare il territorio (a partire dalle università) e individuare chi supporta le proteste. Diversi video girati sui social mostrano agenti controllare foto e video sugli smartphone dei cittadini.

 

Nel mirino anche le app e le vpn utilizzate per aggirare la grande muraglia digitale. La Tsinghua University di Pechino ha chiesto agli studenti di non parlare coi giornalisti stranieri la cui identità non può essere verificata. In tanti segnalano di aver ricevuto telefonate della polizia con la richiesta di smettere di condividere materiale sulle proteste nelle chat. C'è chi racconta che sono stati «avvertiti» anche i propri genitori.

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L'obiettivo è duplice: bloccare la diffusione di informazioni giudicate pericolose per la sicurezza nazionale e disconnettere i cittadini scoraggiando nuove azioni di gruppo. Il risultato è che si diffonde un senso di paranoia nel quale diventa difficile fidarsi degli interlocutori, reali o virtuali. Con la paura diffusa di finire nel mirino delle autorità. Il tutto mentre si prova a spingere la retorica delle interferenze esterne. In un video girato durante una delle proteste, si vede un giovane prendere il megafono e chiedere di fare attenzione perché «siamo circondati da forze estere anti-cinesi».

 

Qualcuno ha replicato: «Intendi Marx ed Engels? Qui siamo tutti patrioti».

Allo stesso tempo, si prova a mostrare di voler aggiustare almeno parzialmente le politiche anti Covid. La commissione nazione per la sanità ha chiesto ieri di revocare «in maniera tempestiva» le misure di controllo qualora possibile e promette di «gestire» le misure considerate «eccessive».

CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID CINA - SCONTRI E PROTESTE A GUANGZHOU CONTRO LE RESTRIZIONI ANTI COVID

 

I cittadini sperano non sia solo una promessa fatta per calmare gli animi. Già in passato avevano sperato in allentamenti mai davvero avvenuti. In ogni caso non si parla di una riapertura, ma un'applicazione meno estensiva delle regole da parte delle autorità locali. «Alcune aree hanno ampliato arbitrariamente la portata delle zone e delle persone poste sotto controllo, mentre altre hanno attuato restrizioni per periodi eccessivamente lunghi», ha dichiarato Chenq Youquan del centro di prevenzione e controllo in una conferenza stampa, annunciando la creazione di task force speciali per «rettificare le restrizioni superflue».

 

xi jinping g20 di bali xi jinping g20 di bali

Un modo anche per spostare l'attenzione sui funzionari provinciali. Intanto si cerca di dare impulso alla campagna vaccinale dei più anziani. Solo il 65,8 per cento degli over 80 ha ricevuto almeno due dosi. Qualche segnale dai media. Il Beijing News ha pubblicato delle interviste con dei pazienti guariti: interessante shift narrativo per ridurre preoccupazioni e stigma sociale. Ma sull'agenzia di stampa statale Xinhua resta la rivendicazione dell'efficacia della strategia generale, promossa d'altronde da Xi Jinping in persona, e la richiesta di continuare a combattere la «guerra» contro il virus: «La tenacia è vittoria». Tanti cinesi sanno però di non essere inclusi nella lista dei vincitori.

 

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