portuali trieste porto

UN PAESE PUO' ESSERE OSTAGGIO DI UNA MINORANZA DI SVALVOLATI? DUEMILA PERSONE SONO RAGGRUPPATE DAVANTI AL VARCO 4 DEL PORTO DI TRIESTE, MA NON SONO SOLO PORTUALI: CI SONO "SIMPATIZZANTI", AMICI, CURIOSI - L'INGRESSO È PRESIDIATO DAI PORTUALI, RICONOSCIBILI DAI GIUBBOTTI GIALLI, CHE CONSENTONO L'ACCESSO AI DIPENDENTI CHE VOGLIONO ANDARE A LAVORARE - ATTIMI DI TENSIONE QUANDO FABIO TUIACH, EX CONSIGLIERE COMUNALE NOTO PER LE SUE POSIZIONI ESTREMISTE ED EX PUGILE, HA TENTATO DI IMPEDIRE A UN'AUTO DI ENTRARE…

protesta dei portuali a trieste

GREEN PASS: TRIESTE, GIÀ UN MIGLIAIO DI PERSONE A VARCO 4

 (ANSA) - Sono già circa un migliaio le persone raggruppate davanti al Varco 4 del Porto di Trieste, luogo di ritrovo della manifestazione annunciata dal Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste. Non si tratta solo di portuali, molti riconoscibili dai giubbotti gialli, ma anche di tanti che non operano nello scalo. L'accesso fino a questo momento è stato consentito ma i camion che arrivano, magari da oltre confine, si scoraggiano per la folla e tornano indietro. Sono tante comunque le persone che stanno arrivando dalle 7.00 in poi.

 

protesta dei portuali a trieste

GREEN PASS: TRIESTE,FOLLA MANIFESTANTI MA ACCESSO CONSENTITO

 (ANSA) - Situazione tranquilla con atmosfera rilassata davanti al Varco 4, dove intanto i manifestanti sono diventati oltre duemila. L'ingresso è presidiato dai portuali, riconoscibili dai giubbotti gialli, e consentono l'accesso di ai dipendenti. Qualcuno ha portato cartoni di pizza, che è finita in pochi istanti. Dopo ne è stata portata altra che è stata offerta anche ai tanti giornalisti e comunque ai presenti. C'è stato qualche attimo di tensione quando Fabio Tuiach, ex consigliere comunale noto per le sue posizioni estremiste ed ex pugile, ha tentato di impedire a un'auto di entrare. Subito sono accorsi gli stessi lavoratori che lo hanno convinto a desistere e a far passare la vettura. La folla intorno, per allentare la tensione, ha intonato qualche canzone tipicamente triestina e subito dopo c'è stato uno scroscio di applausi.

protesta dei portuali a trieste

 

FALLITE LE MEDIAZIONI, LA MINACCIA DEGLI OLTRANZISTI: "VIA IL GREEN PASS O FERMIAMO IL PAESE"

Alberto Abburrà per "la Stampa"

 

Una lunga fila ordinata di tir sulla destra, un'altra identica sulla sinistra. Qualche cane della Finanza che annusa i rimorchi e in mezzo un via vai di operai che entrano ed escono dal turno di lavoro. Se non fosse per gli operatori tv, qui al varco numero quattro del porto di Trieste potrebbe sembrare una giornata come tutte le altre. Nessuno ha voglia di parlare, ma tutti sono consapevoli che sta per iniziare una fase inedita e delicatissima. Lo si capisce dai volti dei lavoratori in transito, sguardi vivaci e mezzi sorrisi che sanno di ultimo giorno di scuola, un misto di eccitazione, timore, incertezza.

 

protesta dei portuali a trieste 2

Raffaele ha cinquant' anni e da trenta frequenta quello che è considerato l'ingresso principale dello scalo giuliano: qui ogni giorno passa il novanta per cento dei lavoratori e da qui transita la quasi totalità delle merci. Mentre timbra i documenti per i camionisti, Raffaele sfoggia rudimenti di turco, rumeno e sloveno, sorride, poi apre la finestrella e a denti stretti si sbilancia: «Non so cosa possa succedere, ma sappiamo per certo che sarà durissima per tutti. Quelli del Clpt non scherzano».

 

Quelli del Clpt (Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste) sono gli ideatori della protesta contro il Green Pass, da giorni hanno gli occhi di mezza Italia puntati addosso e, da ieri sera alle diciotto, sono riuniti in assemblea all'interno del porto. «Di fatto il blocco è già iniziato - spiega Raffaele -, hanno scelto di stare in una zona internazionale, se si controlla quella, si ferma tutto».

 

protesta dei portuali a trieste

Nessuno è riuscito a far desistere i manifestanti, né i tentativi di mediazione del presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino (che ha minacciato anche le dimissioni), né l'offerta di tamponi gratuiti arrivata con la mediazione del Viminale. La linea ufficiale dei contestatori resta quella espressa dal leader Stefano Puzzer: «O il governo revoca l'obbligo del certificato per tutti i lavoratori italiani o andremo avanti con un blocco oltranza».

 

I fronti aperti sono molti, a partire da una domanda: i lavoratori che vorranno presentarsi in servizio lo potranno fare? Per Marco Rebez della Uil la stima è che «tra i portuali ci siano circa 500-600 persone contrarie allo sciopero e intenzionate a operare regolarmente». Su questo punto Puzzer ha cercato di rasserenare gli animi assicurando che «se qualcuno vuole andare a lavorare non verrà bloccato».

MOBILITAZIONE ANTI-GREEN PASS DEI LAVORATORI DEL PORTO DI TRIESTE

 

Stesso messaggio recapitato ai dipendenti da Alessandro Volk, un altro dei personaggi simbolo della protesta: «Non impediremo a nessuno di recarsi al porto», salvo poi aggiungere che se dovessero essere in tanti a rifiutare di incrociare le braccia «non accoglieremo bene la cosa».

 

Di certo i portuali non saranno soli a condurre questa battaglia. Lunedì per le strade della città è andato in scena un assaggio della mobilitazione con oltre diecimila persone coinvolte. E oggi sono attesi rinforzi No Green Pass anche da fuori regione, tanto che il prefetto Valerio Valenti non ha nascosto la sua preoccupazione e, nell'ultimo comitato per la sicurezza tenutosi ieri, ha messo in guardia chi parteciperà al blocco del porto: «Si rischiano conseguenze penali, in particolare il reato di interruzione di pubblico servizio».

 

porto trieste 2

I possibili danni di una paralisi sono incalcolabili, basti pensare che Trieste è il settimo porto in Europa per movimentazione di merci (62 milioni di tonnellate l'anno), il primo in Italia davanti a Genova (53) e Livorno (37). «Dalla Germania all'Ungheria abbiamo in ballo progetti da centinaia di milioni di investimenti - prosegue D'Agostino - se perdiamo la credibilità rischiamo una catastrofe. I danni li pagheranno anche i lavoratori, ma io sembro l'unico preoccupato per il futuro dei loro figli».

 

fabio tuiach magliette

In realtà anche il fronte più duro della protesta è consapevole dei rischi a cui va incontro, ma per ora ha scelto di non arretrare, anche perché la sensazione è che, dopo aver sollevato tanto clamore, tornare indietro sarebbe difficile. «In ballo c'è qualcosa di importante - conclude Volk -, se passa questo provvedimento può arrivare di tutto, questo è un metodo punitivo. Vogliono dividerci e metterci gli uni contro gli altri, ma non ce la faranno. La nostra è una lotta per libertà, vinceremo». -

fabio tuiach in versione pugile

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…