patrick zaki

PATRICK ZAKI È LIBERO! – LO STUDENTE EGIZIANO DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA È STATO SCARCERATO DOPO 22 MESI. APPENA RILASCIATO, IN ITALIANO, HA DETTO “STO BENE, FORZA BOLOGNA” E HA ABBRACCIATO LA MADRE – CARLO VERDELLI: “LA LIBERAZIONE DI PATRICK È BENEDETTA MA SI COMPLETA SOLTANTO CON LA FINE DELL'OMERTÀ SULLO STUDENTE GIULIO, ITALIANO DEL MONDO. È EVIDENTE CHE IL PROSSIMO PASSO, NEI CONFRONTI DELL'EGITTO, NON PUÒ CHE AVERE A CHE FARE CON LA RIAPERTURA DEL PROCESSO SULLA FINE IGNOBILE DI REGENI” - VIDEO

patrick zaki intervistato da repubblica dopo la scarcerazione 1

VIDEO: L'INTERVISTA DI PATRICK ZAKI A REPUBBLICA

https://video.repubblica.it/mondo/intervista-a-zaki/403298/404007?ref=RHTP-BH-I329437649-P1-S1-T1

 

1 - ZAKI È STATO SCARCERATO. USCITO DAL COMMISSARIATO DI MANSURA HA ABBRACCIATO LA MADRE

patrick zaki abbraccia la madre dopo la scarcerazione

Da www.ansa.it     

 

Patrick Zaki è stato scarcerato da un commissariato di Mansura. Appena uscito, lo studente egiziano dell'Università di Bologna, in carcere da 22 mesi, ha abbracciato la madre. "Tutto bene": queste le prime parole che Patrick Zaki ha pronunciato, parlando in italiano, appena rilasciato.

 

L'abbraccio è avvenuto in una stretta via su cui affaccia il commissariato, fra transenne della polizia del traffico e un camion con rimorchio.

 

Per abbracciare la madre Patrick ha lasciato a terra un sacco bianco di plastica che portava assieme a una borsa nera.

patrick zaki con la sorella

 

"Un abbraccio che vale più di tante parole.

 

Bentornato Patrick!". Lo scrive su Fb il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, postando una foto dell'abbraccio tra Zaki e la sorella all'uscita dal carcere.

 

"Aspettavamo di vedere quell'abbraccio da 22 mesi e quell'abbraccio arriva dall'Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l'università, i parlamentari che hanno fatto sì che quell'abbraccio arrivasse".

 

Così all'ANSA Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia commenta la notizia del rilascio di Zaki. "Un abbraccio - dice Noury - soprattutto ai mezzi di informazione che hanno tenuto alta l'attenzione per questi 22 mesi. Ora che abbiamo visto quell'abbraccio aspettiamo che questa libertà non sia provvisoria ma sia permanente. E con questo auspicio arriveremo al primo febbraio, udienza prossima".

PATRICK ZAKI GIULIO REGENI MURALE MURALES

 

2 - LA GRANDE GIOIA DOPO L'ANGOSCIA

Carlo Verdelli per il “Corriere della Sera”

 

Nei giorni del naufragio della civiltà, appena denunciati con forza disperata da papa Francesco, una notizia finalmente diversa, controcorrente, di gioia invece che di ripetuto dolore. Un sommerso che invece si salva, torna libero, si riguadagna un pezzo inatteso di futuro.

 

PATRICK ZAKI CON LA SORELLA E IL PADRE

Preparati a lasciare la tua cella, Patrick Zaki, figlio sgradito d'Egitto, fratello di tanti studenti italiani che ti hanno adottato. Questione di ore, massimo di giorni, e l'incubo senza fine dove eri precipitato svanirà.

 

O almeno dovrebbe, condizionale d'obbligo quando si ha a che fare con Paesi che non praticano la democrazia ma il suo contrario. Hai nelle ossa, nei polmoni, negli occhi l'enormità di 670 giorni di carcere infame, senza materasso per dormire, senza medicine per curarti l'asma, senza una colpa da cui difenderti né una ragione per sopportare il fatto che di colpo, un giorno, il 7 febbraio 2020, a neanche 29 anni, ti hanno tolto all'improvviso la libertà.

carlo verdelli

 

Ma tu hai resistito a tutto. Ti sei aggrappato come un naufrago alla speranza che da qualche parte, specialmente in quell'Italia dove eri stato studente per un master a Bologna, non si erano dimenticati di te. E forse questo ha contato nell'esito clamoroso di queste ore.

 

Forse la mobilitazione di movimenti, università, città, instancabile nonostante le frustrazioni dei ripetuti prolungamenti della tua detenzione preventiva (45 giorni più altri 45 più altri 45), qualcosa ha smosso nei meccanismi ineluttabili e perversi del potere.

 

patrick george zaki

Forse la richiesta di cittadinanza italiana, avanzata all'unanimità dalla maggioranza del Parlamento che sostiene il nostro governo, ha aiutato una diplomazia impigrita da una ragion di Stato che, in nome degli affari e delle convenienze strategiche, è spesso capace di chiudere un occhio, e anche tutti e due.

 

 

Giulio Regeni

Forse hanno avuto un peso le parole di Liliana Segre, quando si è spinta fino in Senato a Roma per sostenerti: «Sono qui come nonna di Zaki, e come lui so che cosa vuole dire la porta chiusa di una cella e l'angoscia che possa succedere di peggio quando si apre». E forse, da ultimo, non è stata inutile anche la pressione di alcuni giornali, e il Corriere della Sera è tra questi quando ancora ieri raccontava il tormento dei tuoi genitori e di tua sorella, in attesa come tutto il mondo libero di quello che ti sarebbe successo all'indomani, udienza importante del tuo irreale calvario giudiziario.

 

patrick george zaki a roma

I fari tenuti accesi sul buio della tua prigione hanno magari impedito che quel buio diventasse impenetrabile. Vero che non è finita. Non è quasi mai finita quando c'è di mezzo un regime che si considera arbitro e padrone delle vite degli altri, dei suoi cittadini, dei sudditi. Dovrai ripresentarti davanti a una Corte egiziana il primo febbraio, perché sarai anche libero ma non ancora assolto (da quale accusa, chissà).

 

Potrebbero decidere di tornare a rovinarti l'esistenza in qualsiasi momento. Ma intanto sei praticamente fuori, potrai dormire prestissimo, una delle prossime notti, nella tua casa di Mansoura, con la famiglia che ti ha aspettato ogni secondo di questi 22 mesi, o magari anche tornare a studiare in quella Bologna, dove in ogni tua lettera dal carcere bestiale di Tora, al Cairo, chiedevi di poter ripartire dopo il tunnel dove ti avevano cacciato.

giulio regeni 1

 

«Riportatemi in piazza Maggiore. Grazie alla città, alle bandiere gialle. Io combatterò per questo». Combattere e vedere riconosciuto, in un giorno di festa, che non è impossibile, che non è tutto inutile, è un segno che pretende un seguito. Le pressioni delle piazze, della società civile, e l'effetto domino che determinano sulle attenzioni di un Paese come l'Italia, possono davvero cambiare il corso delle cose, anche per gli ultimi, le vittime più incolpevoli della perdita di qualsiasi valore per il rispetto dei diritti fondamentali dell'essere umano.

 

patrick zaki

Salvato, per adesso, il soldato Zaki, arruolato in una guerra di inciviltà che non lo ha mai riguardato, diventa ancora più urgente proseguire con convinzione sulla stessa strada. È evidente che il prossimo passo, nei confronti dell'Egitto, non può che avere a che fare con la riapertura del processo sulla fine ignobile di Giulio Regeni. Quella vita meravigliosa non si può più salvare. Ma almeno tutta la verità sulla sua esecuzione e i suoi assassini, ecco, quello è un obiettivo non contrattabile, non più rinviabile, irrinunciabile. La liberazione di Patrick è benedetta ma si completa soltanto con la fine dell'omertà sullo studente Giulio, italiano del mondo.

patrick zaki intervistato da repubblica dopo la scarcerazionefrancesca caferri patrick zaki francesca caferri patrick zakipatrick zaki intervistato da repubblica dopo la scarcerazione patrick zaki intervistato da repubblica dopo la scarcerazione 2

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