eva kaili emma bonino niccolo figa talamanca

IL PECCATO DI EVA – L’EX VICEPRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO, EVA KAILI, INSISTE NEL DIRE CHE NON SAPEVA NIENTE DEL TRAFFICO DI MAZZETTE E CHE È TUTTA COLPA DEL COMPAGNO, FRANCESCO GIORGI. MA SPUNTANO POSSIBILI TRASFERIMENTI DA 20 MILIONI DI EURO SU ALCUNI CONTI A LEI INTESTATI A PANAMA – SI PARLA TANTO DEI SOCIALISTI, MA LO SCANDALO POTREBBE ALLARGARSI AI RADICALI: LA ONG DI CUI ERA SEGRETARIO UNO DEGLI ARRESTATI, NICCOLÒ FIGÀ-TALAMANCA, È STATA FONDATA DA EMMA BONINO (CHE È TUTTORA PRESIDENTE) – LE INTERCETTAZIONI CON GIORGI E L’APPARTAMENTO DI CERVINIA

EVA KAILI

1. SULLA KAILI SI INDAGA A PANAMA

Da “Libero quotidiano”

 

Le autorità greche hanno chiesto a Panama informazioni su possibili trasferimenti di soldi (20 milioni) dal Qatar ai conti dell'ex vicepresidente Ue Eva Kaili, in carcere a Bruxelles. La richiesta è arrivata dopo che sui social sono iniziati a circolare post che mostrerebbero documenti bancari per conti panamensi appartenenti a Kaili e famiglia.

 

2. NEL QATARGATE LA PISTA CHE PORTA AI RADICALI

Giacomo Amadori e François de Tonquédec per “La Verità”

 

EMMA BONINO NEL BOARD DELLA ONG DI PANZERI FIGHT IMPUNITY

«Il Qatargate? Non è un italian job, magari è un socialist job». Così ieri la premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di fine anno. Ma forse sarebbe meglio puntualizzare che lo scandalo potrebbe non riguardare solo i socialisti, ma anche i radicali. A partire da Nicolò Figà-Talamanca, attivista arrestato il 9 dicembre e ancora recluso nel carcere di Saint Gilles nel centro di Bruxelles.

 

Nato a Genova nel 1971 da padre romano e madre greca, sino a venti giorni fa era segretario generale della Ong No peace without justice (Non c'è pace senza giustizia), un'«associazione internazionale senza fini di lucro», fondata da Emma Bonino nel 1993.

 

antonio panzeri

La Bonino è tutt' ora presidente della Ong, che ha due sedi, una a Bruxelles e una Roma.

Nei giorni scorsi il gip di Aosta Giuseppe Colazingari, su richiesta del giudice istruttore belga Michel Claise, ha ordinato il sequestro di un appartamento di Cervinia di proprietà di una società di Figà-Talamanca, la Nakaz development.

 

La presunta cricca dell'europarlamento avrebbe fatto «circolare i fondi attraverso ong e/o associazioni non profit gestite da Figà-Talamanca [] il cui ruolo parrebbe essere quello di garantire che il denaro venga poi convogliato ai destinatari della corruzione» ha scritto il giudice.

 

L'immobile, acquistato il 29 aprile scorso, è costato 215.000 euro e le autorità belghe hanno attenzionato i flussi di denaro tra Bruxelles e l'Italia, in particolare i bonifici transitati dal conto belga della Nakaz su quello del notaio valdostano che ha firmato il rogito. La famiglia di Figà-Talamanca con La Verità aveva evidenziato che la casa non era stata comprata cash, ma attraverso il mutuo accordato da un istituto di credito belga alla Naqaz developement Sprl.

 

niccolo figa talamanca

In effetti la banca Belfius ha prestato quasi l'intera somma necessaria all'acquisto: 200.000 euro. Ma contrariamente a quanto di solito avviene in Italia, non attraverso un mutuo ipotecario, bensì con un «credito d'investimento», concesso il 22 aprile, una settimana prima del rogito, da rimborsare in 120 rate mensili, con un tasso annuo nominale del 2,42%. Costituita nel 2007, la Nakaz developement è anche della moglie di Figà-Talamanca, Alison Smith, la quale non sarebbe, però, indagata. La donna, laurea in legge e nazionalità australiana, dirige dal 2004 l'«international criminal Justice program » della Ong fondata dalla Bonino.

 

In queste ore la posizione di Figà-Talamanca sembra essersi complicata a causa delle intercettazioni. L'8 novembre scorso uno dei principali indagati dell'inchiesta, Francesco Giorgi, in un'intercettazione riportata dal Fatto quotidiano, dice al telefono a Panzeri: «Vedo Niccolò alle 11... sì... verso le 11:30, mi vuole vedere, poi contatto Simona che mi manda il programma e... poi, ecco, come vuoi tu, gli dico che dovrà preparare una campagna... mmm, mmm... così ci divertiremo, per assegnare la coppa 27/28 agli Emirati».

 

FRANCESCO GIORGI EVA KAILI

L'incontro sembrerebbe finalizzato ad avere l'appoggio della Ong di Figà-Talamanca in vista di un'assegnazione non meglio definita. Ma chi conosce bene Figà-Talamanca non ci sta: «Secondo me scherzano, prendono in giro, come due cazzoni, Nicolò per il suo lavoro di denuncia delle violazioni dei diritti umani anche negli Emirati» ha ipotizzato un amico. Ricordandoci che in pubblico Figà-Talamanca si è espresso più volte duramente contro gli Emirati. Lo stesso 8 novembre, aveva organizzato una conferenza sull'«uso spietato della magistratura come strumento di oppressione» in Paesi come Egitto, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti.

banconote sequestrate a pier antonio panzeri e eva kaili

 

Tra le carte agli atti si trova anche un'intercettazione del 7 ottobre, in cui il segretario dell'Ong chiama un negozio di Bruxelles specializzato in compravendita di orologi.

Nell'occasione avrebbe detto di voler cedere un «Cartier nuovo, in garanzia» che sarebbe stato «un regalo di lavoro».

 

Per la polizia belga «questa tecnica di rivendita di orologi di lusso» sarebbe «molto usata negli ambienti della criminalità» e permetterebbe di «trasferire a livello internazionale grossi valori senza attirare l'attenzione delle autorità doganali o di altri servizi di polizia».

L'amico di Niccolò con cui abbiamo parlato, ironizza: «Come si può pensare di diventare ricettatori rivolgendosi a un negozio e per di più chiamandolo al telefono».

 

SEDE DELLE ONG DI PANZERI E FIGA' TALAMANCA A BRUXELLES

La sede della Ong al centro dell'attenzione si trova in palazzina bianca di Rue Ducale 41 a Bruxelles, immobile che ospita anche l'altra Ong citata nell'inchiesta, la Fight impunity di Pier Antonio Panzeri, l'ex eurodeputato finito a sua volta in carcere.

 

A collegare con la sua persona le due principali organizzazioni non governative è un signore livornese di 67 anni. È residente all'estero dal 2014 e vive a Bruxelles. È cofondatore della prima e presidente del board della seconda. Si tratta di Gianfranco Dell'Alba, uomo di stretta fiducia della stessa Bonino ed ex parlamentare europeo (dal 1994 al 2004) proprio sotto le insegne dei Radicali.

 

Dal 1998 al 2009 è stato segretario generale di No peace without justice. Dal 2006 al 2008 è stato capo di gabinetto della Bonino quando quest' ultima era ministro per le Politiche europee del secondo governo Prodi. Tra il 2008 e il 2011 è stato titolare di una ditta individuale di pubbliche relazioni.

 

GIANFRANCO DELL'ALBA

Attualmente ricopre incarichi anche a Bruxelles, dove, per esempio, è tesoriere del Gruppo di iniziativa italiana (l'associazione delle imprese tricolori presenti nella capitale belga) ed è senior advisor di Ania, l'associazione italiana delle compagnie assicurative. Ma al suo curriculum manca un passaggio fondamentale: da marzo 2009 a settembre 2017 è stato direttore della delegazione di Confindustria presso l'Unione europea a Bruxelles. E proprio in questa veste, Dell'Alba è inciampato in una truffa ai danni dell'associazione degli industriali costata alle casse della confederazione 500.000 euro.

 

IL PALAZZETTO DI BRUXELLES DOVE HANNO SEDE LE ONG DI PANZERI E FIGA' TALAMANCA

Nel settembre del 2017 Dell'Alba riceve al suo indirizzo di posta elettronica un messaggio che le cronache dell'epoca sintetizzavano così: «Caro Gianfranco, dovresti eseguire un bonifico di mezzo milione di euro (in realtà la cifra pare un po' inferiore, ndr) su questo conto corrente. Non mi chiamare perché sono in giro con il presidente e non posso parlare». La mail risultava inviata da Marcella Panucci, all'epoca dg di Confindustria.

 

Dell'Alba avrebbe eseguito senza farsi domande e senza chiamare la Panucci. Che però non era la reale mittente della mail, che sarebbe stata inviata da un hacker che si sarebbe impossessato dell'indirizzo di posta elettronica della manager. Subito dopo questo incidente Dell'Alba è stato licenziato in tronco: «La vicenda si concluse con l'intervento dell'assicurazione che, riconoscendo che fui vittima di una truffa (phishing), rimborsò integralmente la somma (come confermato dalla stessa Confindustria)» puntualizza il diretto interessato. Il quale, però, non fece ricorso contro quel licenziamento.

 

«Abbiamo concluso il rapporto di lavoro nel rispetto dei diritti di entrambe le parti» spiega.

Dell'Alba rivendica, «in virtù della mia militanza quarantennale a fianco di Emma Bonino e Marco Pannella», di essere stato «tra i promotori di Non c'è pace senza giustizia 30 anni fa» e di essere oggi «presidente del consiglio direttivo dell'omonimo comitato, che opera per la protezione dei diritti umani e la promozione della giustizia penale internazionale».

 

MARCELLA PANUCCI

L'ex europarlamentare non vuole rispondere alle domande su Figà-Talamanca («sospesosi dalla sua carica di segretario generale») «per rispetto del lavoro della magistratura e della presunzione di innocenza», ma ci assicura che «il comitato è estraneo ai fatti oggetto dell'inchiesta».

 

E su Fight impunity che cosa ci può dire? «Nel 2019, sono stato, su richiesta di Panzeri, che conoscevo come ex eurodeputato, fra i fondatori di questa Ong, partecipando poi, come membro dell'associazione, a due o tre riunioni interne l'anno in gran parte dedicate al rapporto annuale sull'impunità che l'associazione ha prodotto e che in due occasioni ho presentato nel corso di un'audizione al Parlamento europeo, lontano mille miglia dal pensare alle accuse che stanno emergendo verso il presidente. Mi sono ritirato da Fight impunity dieci giorni fa come tante altre personalità».

 

eva kaili 1

Dell'Alba nei giorni scorsi ha anche assicurato di non aver avuto «il minimo sentore che Panzeri stesse portando l'associazione in una determinata direzione, orientandola in quel modo...». Quindi ha esclamato: «Uno poi si chiede: "Ma allora sono io che sono fesso?". Ma purtroppo può succedere». A lui sembra essere accaduto almeno tre volte. Ha collaborato Giorgia Chiodo.

banconote sequestrate a pier antonio panzeri e eva kaili 1eva kaili 5no peace without justice eva kaili 2elly schlein pier antonio panzeri MEME QATARGATE BY MACONDO antonio panzerila moglie e la figlia di antonio panzeri incontro di panzeri con un uomo del qatar in un albergo di bruxelles eva kaili 4eva kaili 6incontro all hotel di bruxelles eva kaili con richard branson eva kaili 4MANTALENA E EVA KAILI

 

 

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)