darsi la mano salutare

PERCHÉ CI STRINGIAMO LA MANO PER SALUTARCI? – SI TRATTA UN GESTO MOLTO COMUNE TRA I PRIMATI PER RINFORZARE LE AMICIZIE E VIENE USATO PERSINO DAGLI SCIMPANZÈ – IL SALUTO È UN TRATTO COMUNE DI TUTTI GLI ANIMALI: GLI ELEFANTI INCROCIANO LE PROBOSCIDI, I CANI SI ANNUSANO E I GATTI SI STROFINANO NASO CONTRO NASO - LA PANDEMIA CI HA COSTRETTO A RINUNCIARE AL GESTO, MA NON È LA PRIMA VOLTA CHE SUCCEDE...

Daniela Mastromattei per “Libero quotidiano”

 

darsi il gomito covid

Il coronavirus si è portato via, oltre tante vite innocenti, anche la stretta di mano. Che rischia di scomparire per diffidenza. Paradosso di un gesto nato proprio per questo. Nell'antica Grecia lo chiamavano dexiosis, ossia darsi la mano destra, poiché proprio lì si impugnavano le armi. Si stringeva la destra, spesso salendo fino all'avambraccio, perché così facendo si controllava che l'altro non avesse un pugnale nascosto sotto la manica. 

 

politici si salutano con namaste 1

Darsi la mano è un saluto che esiste da migliaia di anni e che porta con sé molti significati, non solo di reciproco rispetto e stima o di affetto, ma è anche un codice universale con cui si indicala conclusione di un contratto. 

 

Ma non disperiamo, nel 1439 pure il re d'Inghilterra Enrico VI per combattere la peste bubbonica vietò il bacio - con cui i cavalieri salutavano il re-, che tornò in auge qualche tempo dopo, per essere bandito di nuovo durante la grande peste di Londra nel 1665, sostituito dalle più sicure e igieniche riverenze. Le stesse che il principe Carlo di Inghilterra ha rispolverato in questo periodo con l'inchino e le mani giunte sul petto (il Namaste) originario dell'India, come lo abbiamo visto salutare i capi di Stato. 

stringersi la mano

 

Un linguaggio del corpo molto elegante e apprezzato dai germofobi di ogni parte del mondo. Potremmo farci un pensierino, anche se, purtroppo, non fa parte della nostra cultura, tanto più che sarebbe solo per un periodo perché «appena possibile torneremo al contatto fisico che è fondamentale nell'interazione umana». 

 

scimpanze si salutano

Ne è convinto Marcel Danesi, docente italiano di antropologia all'Università di Toronto. Lo sanno bene gli animali, che sul contatto fisico basano tutto. E al momento sono isoli a potersi permettere abbracci e strette di mano. Proprio come accade agli scimpanzè. I cuccioli imparano dalle madri a darsi la mano, crescendo il loro modo di farlo viene influenzato dagli amici: c'è chi unisce i palmi, chi attorciglia i polsi o gli avambracci. Ogni gruppo ha il suo stile. 

 

elefanti si salutano

È una questione di legami sociali e una dimostrazione d'affetto quando si incontrano dopo una lunga separazione, spiega il primatologo Frans de Waal. Ma potrebbe servire anche a sondare le intenzioni del compagno, il quale se accetta la stretta di mano significa che vuole rafforzare l'amicizia. 

 

E che dire degli elefanti? Anche loro hanno bisogno di contatto fisico: si salutano posando la proboscide sulla testa dell'altro. Questa parte del loro corpo ha una sofisticata sensibilità dovuta a milioni di ricettori e sensori che permettono di avere un naso speciale, più sviluppato di un segugio, in grado di sentire l'odore dell'acqua da diverse miglia di distanza. 

 

cani si salutano

E utilizzato per socializzare, accarezzarsi, confortarsi e comunicare attraverso una sorta di linguaggio dei segni. Insomma se la proboscide forma una "s" significa: «Voglio fare conoscenza». Se invece la incrociano si stanno salutando, come in una stretta di mano. 

 

E se i cani si salutano annusandosi e i gatti si strofinano naso contro naso, proprio come fanno gli esseri umani in Oman e gli innamorati eschimesi, i leoni si scambiano piccoli colpi col muso. I cavalli si dicono «ciao, come va?» soffiando con le narici e se sono particolarmente in confidenza si toccano pure il muso. 

delfini si salutano

 

Le foche si salutano agitando la pinna. I delfini, considerati da sempre tra gli animali più intelligenti, simpatici e socievoli, fischiano e sollevano piccole onde. I ricercatori inglesi Vincent Janik e Quick Nicola raccontano: quando i delfini si incontrano emettono una sorta di "firma vocale" per salutarsi che consente agli animali di riconoscersi tra loro. 

foche si salutano

 

Quel «ciao come stai, mare mosso oggi?» avviene attraverso un fischio che peraltro non è il loro unico modo di comunicare, altri sistemi consistono infatti nella produzione di piccole onde e nell'emissione di suoni sordi. 

 

Le osservazioni in mare aperto presentano peraltro grosse difficoltà: i suoni in realtà vengono deformati col variare di determinati parametri come la salinità, la pressione, la profondità, la distanza tra chi li emette e chi li ascolta, a seconda che ci si allontani o ci si avvicini. Non si esclude pertanto che per i delfini più dei fischi contino maggiormente le "frequenze dominanti", che verrebbero emesse e percepite come una sorta di alfabeto Morse. Gli animali sono sempre un passo avanti.

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