cosimo ferri amedeo franco berlusconi

PERCHÉ L’AUDIO DELL’EX GIUDICE DI CASSAZIONE AMEDEO FRANCO ESCE ADESSO, DOPO MOLTI ANNI? PERCHÉ QUALCUNO HA CHIESTO A BERLUSCONI IL SOSTEGNO AL GOVERNO PD-M5S MA QUESTO SOSTEGNO DEVE ESSERE “RIPULITO” DA OGNI “MACCHIA” DEL PASSATO. IL CAVALIERE NERO DEVE ESSERE MESSO IN “CANDEGGINA” E RESO PIÙ BIANCO CHE NON SI PUÒ. IL SOLITO CODICE ETICO DELLA SINISTRA ITALIANA DAL TIC EURO-CATTO-COMUNISTA: SE NON GLI SERVI, TI GHIGLIOTTINA; SE GLI SERVI, TI RIABILITA… - IL RENZIANO COSIMO FERRI RIVELA: “FUI IO A PORTARE  AMEDEO FRANCO DA BERLUSCONI" - L’ATTACCO DI CASELLI

DAGONOTA

Perché l’audio dell’ex giudice di Cassazione Franco esce casualmente proprio adesso dopo molti anni? Perché qualcuno ha chiesto al Cavaliere il sostegno all’attuale Governo di sinistra ma questo sostegno deve essere “ripulito” da ogni “macchia” del passato. Il Cavaliere nero deve essere messo in “candeggina” e reso più bianco che non si può. Il solito codice Etico della solita sinistra italiana dal tic euro-catto-comunista : se non gli servi ti ghigliottina; se gli servi ti riabilita.

 

1 - SUL CASO MEDIASET IL FATTO DA ACCERTARE È UNO: COME E PERCHÉ IL GIUDICE FRANCO ARRIVA DA BERLUSCONI?

Gian Carlo Caselli per https://www.huffingtonpost.it/

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 7

Il “caso Palamara” ha disvelato nella magistratura tendenze assai poco edificanti (eufemismo!). A fronte di una maggioranza certamente per bene, emerge  una minoranza che calpestando ogni deontologia e correttezza brandisce senza scrupoli l’arma nefasta dell’appartenenza correntizia. La credibilità e la fiducia verso la magistratura sono ai minimi storici. In questo contesto avvocati e politici assortiti puntano con entusiasmo alla “separazione delle carriere”.

 

Per ottenere questa “soluzione finale” si sta organizzando un vero e proprio assalto alla giustizia. Ora, va da sé che di tutto si può discutere, anche di questa opzione, ma ad una condizione: che sia sempre verificata quanto meno la plausibilità degli argomenti portati nell’uno o nell’altro senso.

cosimo ferri 2

 

Si sostiene che sul corretto funzionamento del sistema incombe una promiscuità pericolosa  fra  PM e giudice, riscontrabile nel fatto che spesso prendono il caffè insieme al bar. Di qui la necessità di separare le due carriere. Tesi sostenibile ma fragile, se non altro perché coerenza imporrebbe di rescindere anche i rapporti fra giudici di primo grado e d’appello. Non si vede infatti come i sospetti derivanti dalla “colleganza” fra Pm e giudici non debbano estendersi anche ai giudici dei diversi gradi del processo.

 

GIAN CARLO CASELLI

Ma questo richiamo alla coerenza è niente rispetto a quello che sta succedendo proprio in queste ore. Coloro che inorridiscono e si stracciano le vesti per la tazzina di caffè del Pm e del giudice, poi non hanno nulla da ridire se un giudice (Amedeo Franco) -  avendo fatto parte del collegio che ha condannato un imputato senza che risulti neanche l’ombra di una  “dissenting opinion” – si ritrova poi a colloquio “vis à vis” con l’imputato stesso (Silvio Berlusconi), presenti altre persone, per commentare la sentenza con parole sprezzanti che neanche i difensori dell’imputato si sarebbero mai sognati.

 

Eccone un florilegio ( fonte “il Giornale” del 30 giugno”): mascalzonata; plotone di esecuzione; manovra decisa a tavolino prima ancora dell’udienza per eliminare l’imputato; vicenda guidata dall’alto; grave ingiustizia; porcheria in malafede e via così... In sostanza, si mena scandalo e si ravvisa materia per invocare la separazione delle carriere nel caffè che Pm e giudice sorbiscono insieme, mentre si accetta come un fatto normale che un magistrato, dopo la condanna pronunziata dal collegio di cui egli stesso faceva parte, la demolisca intrattenendosi amabilmente con l’imputato.

amedeo franco sulla condanna berlusconi 1

 

Con una filippica che contiene accuse di gravi reati, commessi per arrivare alla sentenza, dei quali avrebbe prima di tutto dovuto obbligatoriamente riferire all’autorità giudiziaria. Non solo un comportamento siffatto non viene  stigmatizzato, ma è addirittura assunto come paradigmatico. In ogni caso esso diventa un’opportunità per insistere sulla separazione delle carriere, che non c’entra niente, ma si sa: tutto fa brodo...

 

cosimo ferri 4

E’ comunque innegabile che si tratta di una vicenda decisamente singolare e anomala, tanto più che la conversazione fra l’imputato ed il suo giudice è stata fonoregistrata (sembra all’insaputa del magistrato, nel frattempo deceduto)  e “riesumata” sette anni dopo. Singolari potrebbero essere anche gli sviluppi della vicenda. In attesa che si pronunzi la giustizia europea investita dai difensori dell’imputato, c’è chi parla di nominare l’imputato senatore a vita o presidente della Repubblica per risarcirlo del danno patito, mentre si chiede a gran voce una commissione d’inchiesta sull’operato della magistratura in genere nel corso degli ultimi decenni. Non ho nulla da suggerire a nessuno, ma se mai commissione dovesse essere, credo che si dovrebbe cominciare dall’accertamento di un fatto di basilare importanza: come e perché il giudice Franco è arrivato al cospetto dell’imputato Berlusconi dopo la condanna?  Forse per un caffè?

 

2 - L'ONOREVOLE RENZIANO FERRI RIVELA: «FUI IO A PORTARE FRANCO DAL CAV»

Giacomo Amadori per “la Verità”

 

amedeo franco

Roma, Palazzo Grazioli, 6 febbraio 2014. Silvio Berlusconi: «Mi sa che si è spento». Voce femminile 1: «È il mio? Il mio?». Voce femminile 2: «No, no! Sta andando, fermo!». Voce femminile 1: «Di qua, di qua». Voce femminile 2: «No, no, non si è spento». Berlusconi: «Sentiamo se si sente...». Voce femminile 2: «Mettilo in carica...». Voce femminile 1: «Fai zero sei dodici». Voce femminile 2: «E ce n'è un altro Presidente?». Voce femminile 1: «Adesso vado a recuperare l'altro».

 

Berlusconi Renzi

Nasce in questo modo lo scoop sullo sfogo del giudice (...) della Cassazione Amedeo Franco, registrato, con ogni probabilità a sua insaputa, a casa di Berlusconi, da due diversi dispositivi. Al cospetto dell'ex premier, insieme con la toga che aveva firmato la sentenza di condanna dell'ex premier nel caso diritti tv Mediaset, c'era anche il magistrato Cosimo Ferri, oggi deputato di Italia viva e all'epoca sottosegretario alla Giustizia in quota Forza Italia nel governo di larghe intese guidato dal piddino Enrico Letta. Ecco la versione di Ferri, ex consigliere del Csm e già leader della corrente conservatrice di Magistratura indipendente: «Io ero assolutamente ignaro della registrazione e non ho notato presenze femminili nei due appuntamenti di Palazzo Grazioli».

cosimo ferri 3

 

In effetti in un secondo audio, dopo che Franco e Ferri si erano allontanati, si sente bussare alla porta e una voce femminile dire: «Sono andati?». Berlusconi: «Sì». Voce femminile: «Pensavo avessero beccato il t». Chiediamo a Ferri perché abbia accompagnato Franco da Berlusconi: «Io non avevo grandi rapporti con lui. Abitava vicino al ministero e un giorno lo incrocio. Era un po' agitato e mi chiede: "Sei in grado di prendermi un appuntamento con Berlusconi visto che sei sottosegretario?".

 

martina stella e annamaria cancellieri 2

Mi dice che ci teneva molto a incontrarlo. Gli rispondo affermativamente: "Sì sì, lo prendo, sento". Non mi ricordo neanche quanto ci abbia messo a fissare. Ci sono stati due incontri: uno velocissimo e un altro più lungo, dove li ho lasciati lì a parlare tra di loro. In quelle occasioni sono stato quasi spettatore e penso che si capisca dalle registrazioni. Non mi ricordo neanche di essere intervenuto».

 

Ha segnalato all'allora Guardasigilli Annamaria Cancellieri o agli uffici competenti della magistratura quanto aveva sentito? «Come ho detto, ho ascoltato solo parte del loro colloquio e non ero tenuto a segnalarlo a nessuno, perché non avevo alcun obbligo giuridico non essendo nell'esercizio delle funzioni così come non avevo un obbligo di segnalazione neppure disciplinare. Non ero in alcun modo in grado di verificare la veridicità delle sue affermazioni.

antonio esposito

 

Per me, da un punto di vista tecnico, quello che ha detto Franco contrastava con il fatto che lui avesse condiviso e firmato la sentenza». Ieri il giudice Antonio Esposito, il presidente della sezione feriale di cui faceva parte Franco e che condannò Berlusconi, ha dichiarato al Fatto Quotidiano di essere stato «invitato molto gentilmente da Cosimo Ferri a Pontremoli, al premio Bancarella» alla vigilia della sentenza: «Per motivi di opportunità declinai l'invito».

 

Ferri trasecola: «Quando c'è il Bancarella invito 2.000 magistrati con un messaggio versione "ciclostile". E qualche volta è venuto anche il figlio di Esposito». Lo stesso Esposito ieri ha fatto sapere di essere intenzionato a chiedere alla magistratura di acquisire i due audio in cui si adombrano sospetti sulla decisione della corte da lui presieduta. Ferri è stato sottosegretario alla Giustizia oltre che con Letta anche con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Poi, nel 2018, ha accettato le lusinghe di Renzi e si è candidato con il Pd, entrando in Parlamento.

 

luca palamara

Nel 2019 è stato nuovamente intercettato, questa volta dai magistrati di Perugia e dagli investigatori del Gico, mentre partecipava insieme con un altro deputato renziano, Luca Lotti, a riunioni con alcuni consiglieri del Csm per la nomina del procuratore di Roma. Per questo il 21 luglio dovrà presentarsi davanti alla sezione disciplinare del Csm per rispondere di quella presunta interferenza nelle decisioni di un organo costituzionale qual è il parlamentino dei giudici.

 

LUCA LOTTI

Sarà alla sbarra insieme con Ferri anche Luca Palamara, che ieri in un'intervista a Tgcom 24 ha dichiarato: «Anche io conosco dei pezzi importanti di questa storia perché sono stato uno dei componenti della sezione disciplinare nei confronti del dottor Fernando Esposito (il figlio del giudice Antonio, ndr). Avendo rivestito quella carica posso rispondere nelle sedi istituzionalmente competenti. Oggi da osservatore esterno dico che sono accaduti dei fatti rispetto ai quali deve essere interesse di tutti chiarire e comprendere che cosa è accaduto».

 

luca palamara

Ieri è intervenuto in tv a sostegno di Berlusconi anche Renzi: «Stiamo parlando di un signore che è stato presidente del Consiglio. C'è un magistrato della corte di Cassazione che va da lui a dire certe cose: la notizia mi sorprende e ieri ho avvertito che questa cosa può essere tutto, non so valutare. C'è una cosa che ho il dovere di dire e cioè che una persona che è stata quattro volte premier non può essere ignorata nel momento in cui chiede che sia fatta chiarezza. Ho telefonato al presidente Berlusconi perché nella differenza delle parti riconosco che siamo in presenza di un fatto che se vero sarebbe gravissimo. Gli ho detto che l'Italia non può far finta di niente».

 

berlusconi de benedetti

Ma torniamo alle intercettazioni. Nelle due chiacchierate Berlusconi si mostra interessato anche a sapere come sia andata una sentenza che ordinava alla Fininvest di risarcire con oltre 500 milioni la Cir di Carlo De Benedetti per il cosiddetto lodo Mondadori: «Noi abbiamo notizie che sia stato Lupo (consigliere giuridico di Giorgio Napolitano, ndr) mandato dal presidente della Repubblica, che sia andato da Santacroce e che Santacroce, di conseguenza, abbia costretto il presidente Trifone (Francesco, già a capo della terza sezione civile della Cassazione, ndr) a riaprire tutto e a cambiare la sentenza».

 

matteo salvini maria elisabetta alberti casellati a vinitaly 2018

Ma Franco risponde di non saperne nulla.Il 25 novembre 2014, qualche mese dopo gli incontri di Palazzo Grazioli, la quinta commissione del Csm, quella per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, candida a presidente di sezione della Cassazione Franco. La sua nomina fa parte del classico pacchetto: 9 presidenti di sezione di tutte le correnti. I candidati ottennero tutti l'unanimità nel plenum dell'11 febbraio 2015. Anche se nel caso di Franco ci furono due astensioni.

 

Il primo ad alzare la mano fu Ercole Aprile, del cartello progressista di Area, uno dei cinque giudici che un anno e mezzo prima avevano firmato la sentenza Mediatrade. Si accodò anche Nicola Clivio, pure lui di Area. Votarono Franco tutti gli altri consiglieri togati, dalla corrente di Unicost (guidata da Palamara) ai conservatori di Magistratura indipendente, oltre ai laici di tutti gli schieramenti, compresi i due esponenti di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati e Pierantonio Zanettin.

 

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