alessandro casarsa stefano cucchi

PESTAGGI E DEPISTAGGI - CHIUSO IL PROCESSO PER L’OMICIDIO DI STEFANO CUCCHI, DOMANI ARRIVERÀ ANCHE LA SENTENZA SUGLI OTTO CARABINIERI IMPUTATI PER AVER COPERTO I COLLEGHI: IN PARTICOLARE SONO STATI CHIESTI 7 ANNI PER IL GENERALE ALESSANDRO CASARSA, ALL’EPOCA COMANDANTE DEL GRUPPO ROMA. NELLA SUA REQUISITORIA, IL PM GIOVANNI MUSARÒ USÒ PAROLE DURISSIME: “UN INTERO PAESE È STATO PRESO IN GIRO PER ANNI IN UN’ATTIVITÀ DI DEPISTAGGIO OSTINATA E OSSESSIVA…”

Grazia Longo per “la Stampa”

 

STEFANO ILARIA CUCCHI

E così dopo la sentenza della Cassazione dell'altro ieri, che ha stabilito che Stefano Cucchi è morto per le botte dei carabinieri in caserma, domani è attesa un'altra importante verità su questa brutta pagina della storia dell'Arma.

 

Perché non solo due militari sono stati condannati per il pestaggio mortale, ma c'è un altro filone di inchiesta che vede otto ufficiali imputati per aver coperto i colleghi. Domani, infatti, ci sarà la sentenza di primo grado per i presunti depistaggi messi in atto dalla catena di comando dell'Arma.

 

udienza del processo sulla morte di stefano cucchi 10

Il giudice monocratico della Capitale è chiamato a decidere sulle richieste di condanna formulate nel dicembre scorso dalla Procura nei confronti degli otto ufficiali imputati. In particolare sono stati chiesti 7 anni per il generale Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma. Nel corso della requisitoria il pm Giovanni Musarò usò parole durissime affermando che «un intero Paese è stato preso in giro per anni in una attività di depistaggio che è stata ostinata, a tratti ossessiva.

 

Quello che è emerso dalla fase dibattimentale è che i depistaggi non si sono fermati al 2018 ma sono andati avanti fino al febbraio 2021: sono state alzate tante cortine fumogene».

 

ALESSANDRO CASARSA

Nel frattempo Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo sconteranno in carcere i prossimi 12 anni per omicidio preterintenzionale. Prima di entrare nella prigione militare di Santa Maria Capua Vetere D'Alessandro ha dichiarato: «Non sono un assassino, Cucchi non è morto per colpa mia. Sono amareggiato, ma rispetto la decisione dei giudici perché sono un carabiniere nell'animo».

 

Immediata la replica della sorella di Stefano, Ilaria Cucchi: «Molto probabilmente deve riflettere ancora per comprendere cosa ha fatto se ancora afferma di non sentirsi colpevole. Ricordo ancora quando disse alla moglie come quella notte si era divertito assieme al collega Alessio Di Bernardo a pestare "quel tossico di merda". Quello di Stefano è stato un omicidio».

STEFANO CUCCHI E LA SORELLA ILARIA

 

La sentenza della Cassazione, precisa il Comando generale dei carabinieri «ci addolora, i comportamenti accertati contraddicono i valori e i principi ai quali chi veste la nostra uniforme deve ispirare il proprio agire».

 

La Suprema Corte ha disposto un nuovo processo d'appello per il maresciallo Roberto Mandolini, all'epoca comandante della stazione Appio e per Francesco Tedesco, il militare che con le sue dichiarazioni ha squarciato il velo di omertà e ha fatto riaprire le indagini. Sono accusati di falso ma sulle loro posizioni incombe il rischio prescrizione.

 

Ilaria Cucchi interviene anche sul caso di Mandolini: «Ho ancora in mente la sua espressione quando venne al primo processo, quello che definisco "sbagliato" alle guardie penitenziarie, raccontò di quanto Stefano era stato simpatico quella notte quando invece era già a conoscenza di quanto avvenuto, di quel terribile pestaggio».

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