vladimir putin ucraina guerra tensione russia

PUTIN STRATEGY - IL PROBLEMA PRINCIPALE PER IL PRESIDENTE RUSSO È COME FARE MARCIA INDIETRO SENZA FARLA APPARIRE COME TALE: IN QUESTE SETTIMANE HA ALZATO TROPPO I TONI, PORTANDO AL TAVOLO DEL NEGOZIATO RICHIESTE CATEGORICHE E IMPOSSIBILI - DOPO L’ANNUNCIO DEGLI AMERICANI DELL’INVASIONE IMMINENTE, NON PUÒ PIÙ FARE UN BLITZ A SORPRESA, MA RESTA LA CARTA DELL’ANNESSIONE “LEGALE” DEL DONBASS: LA DUMA VOTERÀ UN APPELLO PER L’INDIPENDENZA DI DONETSK E LUHANSK. UNA MOSSA CHE POTREBBE SODDISFARE TUTTI…

Anna Zafesova per "La Stampa"

 

JOE BIDEN VLADIMIR PUTIN MEME

«Le chance di trovare un accordo ci sono sempre»: la frase di Sergey Lavrov, quasi banale, soprattutto in bocca a un ministro degli Esteri, fa schizzare in alto il rublo dopo le cadute dei giorni scorsi. Incalzato da Joe Biden, Vladimir Putin è stato costretto a rompere il silenzio con cui aveva accolto la risposta occidentale al suo ultimatum.

 

Una risposta «negativa nella prima parte e costruttiva nella seconda», a detta del suo ministro degli Esteri, che viene mostrato dai telegiornali della tv russa mentre «spiega» al presidente i bastoni e le carote inviate dalla Casa Bianca: sanzioni a Mosca e aiuti militari all'Ucraina in caso di aggressione, e un importante negoziato sulla sicurezza in caso di compromesso.

 

Sergei Lavrov e Vladimir Putin

Scelta apparentemente scontata, ma Putin davanti alle telecamere si mostra scettico, lasciando al capo della sua diplomazia la responsabilità di convincerlo. In una guerra che divampa sui media ancora prima di diventare reale, la scenografia è importante, e la scelta del Cremlino è funzionale al problema principale di Putin: come fare marcia indietro senza farla apparire come una marcia indietro.

Sergei Shoigu e Vladimir Putin

 

I toni erano stati alzati troppo, le richieste erano state troppo categoriche, impossibili, forse formulate proprio per venire rifiutate e giustificare una escalation militare, ma ormai i satelliti di tutto il mondo sono puntati sulle truppe al confine con l'Ucraina, e un blitz a sorpresa non è più fattibile.

 

soldato ucraino a donetsk

Il problema è presentarla se non come una vittoria, almeno come una non sconfitta. Ed ecco che Lavrov e il ministro della Difesa Sergey Shoigu si avvicendano al lunghissimo tavolo di Putin, il primo per spiegare che c'è sempre speranza per un negoziato, il secondo per annunciare l'imminente fine delle esercitazioni militari in corso, che potrebbe essere un modo indiretto per far sapere che almeno una parte delle truppe verrà ritirata.

 

OLAF SCHOLZ VOLODYMIR ZELENSKY

Bisognerà stare molto attenti, nei prossimi giorni, a distinguere nella retorica russa le accuse tonanti di rito dalle aperture più pragmatiche al negoziato, che Lavrov promette di formulare in ben 10 pagine. L'arrivo a Mosca di Olaf Scholz, e poi di Luigi Di Maio, che entrambi hanno scelto di passare prima da Kiev per una manifestazione di solidarietà, potrebbe offrire a Putin l'occasione di recapitare un segnale di distensione non agli americani, ma ai «poliziotti buoni» europei.

 

carro armato ucraino in donbass

Che però dovrebbe venire accompagnato da un gioco di muscoli rivolto soprattutto all'interno della Russia. Ieri la Duma ha ripescato a sorpresa l'appello a Putin per riconoscere come indipendenti le «repubbliche popolari» di Donetsk e Luhansk, un piano B ventilato qualche giorno fa, e rimasto nel cassetto.

 

Il Donbass potrebbe diventare una pistola puntata sul negoziato, oppure una ricompensa che la Russia si prende per l'ultimatum respinto. Una mossa che potrebbe, con alcune condizioni, soddisfare tutti. Putin conserverebbe la sua reputazione di leader duro e imprevedibile.

 

mercenario russo nel donbass, ucraina

I suoi elettori e i suoi «falchi» esulterebbero per un altro pezzo di impero sovietico strappato all'Ucraina, una annessione di fatto che renderebbe ancora più remote le prospettive Nato di Kiev. Che però incasserebbe la solidarietà e gli aiuti occidentali, e il fronte politico che fa capo all'ex presidente Poroshenko risalirebbe ancora nei sondaggi sull'onda della rabbia nazionale, insieme a quelli che chiedono di sganciare il Donbass come una zavorra di «collaborazionisti», che beneficerebbero a loro volta dei finanziamenti di Mosca, a rischio in caso di pace.

 

meme sull incontro putin macron

L'Occidente infliggerebbe probabilmente sanzioni meno pesanti che in caso di invasione, e Mosca potrebbe giocare sull'ambiguità di una «indipendenza» delle enclave occupate, dove un quinto della popolazione ha preso il passaporto russo. A rimetterci sarebbero Zelensky, eletto come il presidente della pace, i due milioni di cittadini delle «repubbliche popolari», molti dei quali si aggiungerebbero al milione di profughi già fuggiti, e Francia e Germania, che patrocinano il negoziato di Minsk.

 

Scholz porta a Mosca la promessa di Zelensky della legge sull'autonomia del Donbass, chiesta dai russi. Probabilmente il voto della Duma sul riconoscimento delle enclave filo russe dipenderà anche da quanto il cancelliere tedesco saprà rassicurare il Cremlino.

SERGEI LAVROV VLADIMIR PUTIN Gli europei e la crisi in Ucraina la guerra a donetskputin con il ministro della difesa sergei shoigu (sinistra)filorusso di donetskvladimir putin e sergey shoigu 2

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