smart working

QUASI DUE ANNI DI PANDEMIA, MILIONI DI LAVORATORI IN SMART WORKING E ANCORA MANCA UN PROTOCOLLO PER IL SETTORE PRIVATO – IL GOVERNO VUOLE ARRIVARE A UN ACCORDO CON LE PARTI SOCIALI PRIMA DEL 31 DICEMBRE QUANDO SCADRÀ LO STATO D’EMERGENZA: BISOGNA ARRIVARE A PUNTO SU ORARIO DI LAVORO E DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE, LUOGO DI LAVORO (NON SOLO LA CASA), PRINCIPIO DI PARITÀ DI TRATTAMENTO ECONOMICO-NORMATIVO FRA LAVORATORI IN PRESENZA E QUELLI DA REMOTO...

Paolo Baroni per "la Stampa"

 

smart working

Arrivare a un protocollo congiunto tra governo e parti sociali sullo smart working entro il 31 dicembre quando, stando alle norme in vigore, scadrà lo stato di emergenza. E' la proposta che il ministro del Lavoro Orlando ha avanzato ieri alle parti sociali con l'obiettivo di superare le criticità emerse in quest' ultimo anno e mezzo fissando una serie di principi e paletti. Orlando, tra l'altro, ha anche ipotizzato di introdurre sostegni a favore delle imprese che anche col nuovo anno continueranno ad utilizzare la modalità del lavoro a distanza, sia rimodulando alcune misure già oggi destinate a migliorare la competitività delle imprese sia individuando assieme con altri ministeri altri filoni di finanziamento, pensando alle esperienze di coworking che possono riqualificare ambienti urbani e favorire la transizione ecologica.

ANDREA ORLANDO

 

«Massimo rispetto», ovviamente, per il lavoro del Parlamento, ma il proliferare di disegni di legge ed emendamenti sul tema del lavoro a distanza secondo Orlando rischiano di produrre interventi privi di organicità. Per questo, in prima istanza, si pensa di rinviare questa materia alla contrattazione collettiva e semmai, solo in secondo tempo o in assenza di una intesa, ricorre alla via legislativa. Orlando ha ricordato che il ministero ha insediato una commissione che dopo una ricognizione generale su questa materia ha stilato un indice dei temi su cui raccogliere i pareri di imprese e sindacati.

 

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L'obiettivo finale è arrivare a definire una «cornice» sul lavoro agile, «senza schemi eccessivamente rigidi» ma indicando semplicemente una serie di contenuti minimi dell'accordo, che sarà comunque individuale tra datore di lavoro e lavoratore come prevede già oggi la legge. In particolare questo accordo - laddove la contrattazione collettiva dovesse essere carente - dovrà stabilire alcuni contenuti regolativi minimi su temi come orario di lavoro e diritto alla disconnessione (definendo anche una fascia di contattabilità), luogo di lavoro (non solo la casa), principio di parità di trattamento economico-normativo fra lavoratori in presenza e lavoratori da remoto, sicurezza sul lavoro e protezione dei dati.

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Andrà poi garantita l'alternanza tra la prestazione eseguita all'interno dei locali aziendali e quella svolta in modalità agile e dovranno essere disciplinati gli adempimenti relativi alla dotazione della strumentazione informatica, verificando la possibilità di forme di incentivi economici a carico dello Stato (acquisto dei dispositivi, connessioni o predisposizione di spazi di coworking). Quindi andrà rafforzata la disciplina su salute e sicurezza del lavoratore. Se la proposta di indice sarà accolta Orlando conta di proporre già per metà novembre un nuovo incontro per sciogliere nel merito tutti i nodi e definire un protocollo condivido.

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«Apprezziamo che il ministro Orlando voglia farsi promotore di un'intesa sullo smart working - ha commentato al termine Luigi Sbarra della Cisl-. La via è quella di un accordo triangolare tra Governo, sindacato e impresa per restituire questo strumento alla contrattazione e coglierne così tutte le potenzialità in termini di flessibilità, inclusività, sostenibilità e produttività».

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