virus letale

QUI CHI NON SI AMMALA DI COVID, SI AMMALA DI TERRORE – DA OTTOBRE LA PAURA HA RIPRESO A SALIRE E ADESSO, DOPO UN ANNO DI PANDEMIA, I CITTADINI PREOCCUPATI SONO VICINI AL 90 PER CENTO – LA DEMOCRAZIA SI STRINGE ATTORNO A UN CAPO NON POLITICO. E SIA DRAGHI SIA CONTE HANNO CONSENSI ALTI - DUE SOLI RIFERIMENTI NEI QUALI CONFIDARE: LA FAMIGLIA E L'EUROPA – IL SONDAGGIO BY ILVO DIAMANTI

Ilvo Diamanti per “la Repubblica”

 

virus

È passato un anno da quando abbiamo incontrato (e ci siamo scontrati con) il nemico invisibile che incombe su di noi. Il Virus. Una minaccia insidiosa, molto più di quanto si potesse immaginare. Per questo, conviene valutare come sia cambiato il nostro sentimento, ricostruendo l' evoluzione degli atteggiamenti attraverso i sondaggi condotti da Demos. Fino a pochi giorni fa.

 

La preoccupazione, anzitutto, che appare stabilmente elevata. Dopo un primo momento di sotto-valutazione. Quando non eravamo preparati all' avvento della "paura". Impossibile, d' altra parte, immaginare l' in-immaginabile. Ma, in poche settimane, l' inquietudine ha coinvolto oltre il 90% dei cittadini, per calare, lentamente, nei mesi successivi, fino a scendere appena sotto l' 80%, in giugno.

 

immagine del sars cov 2 1

Quando ci si è illusi che la pandemia fosse destinata a finire presto. Una speranza durata poco, visto che da ottobre la paura ha ripreso a salire. Insieme al contagio. E alle vittime. Negli ultimi mesi, l' ampiezza dei cittadini preoccupati ha quasi raggiunto il 90%. Per la precisione: l' 87%. Parallelamente, sono cambiate le aspettative. Le previsioni. E oggi sono pochissimi quanti credono - o meglio: vogliono credere - che il Virus se ne andrà fra poco.

 

Tempo: qualche mese. Meno di 2 italiani su 10. Il livello più ridotto da quando il Covid è arrivato tra noi. Mentre quasi tutti (circa 8 su 10) pensano che dovremo resistere ancora a lungo, per esistere. Almeno un anno. E oltre. Nel frattempo, ci stiamo abituando - e rassegnando - a rinunciare alle nostre libertà. Ai nostri diritti.

 

mario draghi

E accettiamo che lo Stato riduca gli spazi della democrazia. Lo pensano 7 cittadini su 10 fra coloro che si sentono "molto preoccupati". Così, come abbiamo rilevato altre volte su Repubblica, il Virus ha contaminato la democrazia. Ci ha convinti a sacrificare il primato dei diritti in nome della sicurezza. O meglio, come risposta all' in-sicurezza. in questo modo, si sta affermando una "democrazia virale". Nella quale l' opposizione diventa un vizio, quasi un' anomalia. E la maggioranza al governo comprende (quasi) tutti i partiti.

Una democrazia "accentrata" intorno al Capo. In questi tempi, quasi un "salvatore".

 

Comunque: un riferimento necessario. Soprattutto se non è un politico di professione. Ma un (cosiddetto) "tecnico". Come Draghi, oggi. E Conte, fino a ieri. In questa fase, infatti, entrambi dispongono di un consenso elevatissimo. Draghi: sopra il 70%. Mentre Conte è stato "sfiduciato" in Parlamento, ma non fra i cittadini, presso i quali mantiene un consenso (risalito) al 65%.

 

immagine del sars cov 2 3

Parallelamente, i partiti sono divenuti un "participio passato". Sono "partiti". E non ritornano, se non negando di esserlo. Dichiarandosi non-partiti.

Anche per questo il Parlamento conta meno e le scelte vengono fatte, sempre più spesso, per Decreto dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Ormai siamo entrati, da tempo, "nel tempo" del DPCM.

 

Come spiegano Fabio Bordignon e Alice Securo, nell' anno del Covid, da febbraio 2020 ad oggi, è percezione diffusa, fra gli italiani, che la realtà intorno a noi si stia deteriorando.

A ogni livello. Anzitutto, sul piano economico e del lavoro. E, quindi, in ambito politico. Ma si percepisce anche l' indebolirsi delle relazioni personali. D' altronde, imporre il "distanziamento sociale" permette di ridurre lo spazio alla diffusione del Virus. Ma inaridisce "la società" e, agli occhi di una larga parte di cittadini, danneggia la scuola.

GIUSEPPE CONTE IN VERSIONE THAILANDESE

 

Il principale luogo di formazione e di socialità per i giovani. Dove si costruisce il futuro del Paese. E questo è il problema di fondo, in questo momento. La tentazione di fermare il tempo. Rinunciare al futuro. Come fanno quegli italiani, quasi 8 su 10, che non riescono a vedere quando finirà il contagio. E, per questo, contribuiscono a produrre e ri-produrre un tempo sospeso, nel quale è difficile guardare avanti. Al futuro. Come al passato. Perché siamo inchiodati in un eterno presente. Con due soli riferimenti nei quali con-fidare. La famiglia e l' Europa.

 

mario draghi 2

Meglio ancora: l' Unione Europea. La famiglia: da sempre il primo sostegno, per gli italiani. Qui e ora. Ieri e oggi. Prima, durante e - vogliamo credere - anche dopo il Virus.

L' Unione Europea: dopo un periodo di distacco, è tornata ad essere una garanzia. Fonte di risorse, necessarie quanto ampie. Ma soprattutto: il principale canale per guardare oltre.

 

Oltre i confini di casa nostra. Oltre il presente senza futuro che ci opprime da un anno. La figura di Draghi è stata accolta con speranza, in Italia, anche - e forse soprattutto - per questo. Perché ci proietta oltre in confini nazionali. In Europa. E anche oltre. Oltre il presente in-finito nel quale rischiamo perderci. Così, in questo tempo sospeso, per guardare e andare oltre, navighiamo a vista. Ma con due bussole sicure.

immagine del sars cov 2 2

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...