dell hacker

"L'ITALIA E' SUL PODIO DEGLI STATI CHE SUBISCONO OFFENSIVE INFORMATICHE" - DA MESI GLI HACKER COLPISCONO LE GRANDI AZIENDE MA, CON LA SOLITA POCHEZZA CHE LI CONTRADDISTINGUE, GLI IMPRENDITORI ITALIANI VEDONO LA CYBERSECURITY COME UNA SPESA E NON COME UNA NECESSITA' - IL 75% DEI 3.580 COMUNI ITALIANI HA ANCORA IL SERVER SOTTO LA SCRIVANIA...

Giuseppe Bottero per "la Stampa"

 

Cybersicurezza

«È successo una domenica. C'era un flusso anomalo di dati dai server italiani verso Zurigo: nel giro di un'ora e mezza abbiamo spento tutto. Per un mese non abbiamo avuto modo di usare i processi informativi in azienda». È una mattina di novembre quando Bob Kunze-Concewitz, l'uomo che ha portato Campari nel futuro, si trova catapultato negli Anni Sessanta.

 

Niente reti, comunicazioni scritte a mano, ordini che si bloccano, fatture da recuperare. Gli hacker hanno colpito, ed è uno choc. Lo stesso che, più o meno in quel periodo, vive una serie infinita di aziende italiane. Dal cibo di Eataly - che si è vista paralizzare l'e-commerce, ma è riuscita a tenere aperti i negozi - all'energia dell'Enel, i cyberpirati fanno pochissimi prigionieri.

 

cyber security 4

«Qualcuno, a un certo punto, ha messo nel mirino la nostra rete per ottenere un riscatto. Siamo riusciti a bloccarlo in tempo» racconta Alberto Soresina, l'uomo a cui Unieuro, il gruppo leader nella distribuzione di elettronica di consumo ed elettrodomestici ha affidato la costruzione di uno scudo digitale. «Abbiamo isolato gli asset principali - spiega - ma l'attacco può arrivare in qualunque momento. Ormai nessuno si può più collegare ai nostri sistemi prima di essere identificato».

 

cyber security 3

Il Coronavirus che ha sconvolto tutto ha alzato una velo sulla debolezza informatica del Paese. «L'Italia è sul podio degli Stati che subiscono più offensive. Questo è dovuto alla scarsa consapevolezza delle piccole e medie imprese - ragiona Valerio Rosano, Country Manager Zyxel, multinazionale nata Taiwan specializzata in wireless e sicurezza che ha la sede italiana principale a San Mauro Torinese -. Mentre si è ormai consolidata la coscienza dell'importanza degli strumenti digitali, la cybersecurity è ancora vista come una spesa e non come una necessità».

 

cyber security 2

Il prezzo da pagare è altissimo: 7 miliardi l'anno, dice la società specializzata Innovery. «Spesso nella pubblica amministrazione e nelle grandi aziende non si rispettano le misure base della sicurezza e c'è un diffuso analfabetismo informatico - conferma l'esperta Fabiana Lanotte -. Anche dove esiste un portale super sicuro, solo per fare un esempio, il rischio diventa altissimo se non vengono custodite bene le password».

 

Chi ha affrontato un attacco, come i dipendenti della multiutility Iren, racconta di archivi dei clienti impossibili da raggiungere, di una centrale del pronto intervento scollegata dalla rete, della difficoltà di spedire e ricevere messaggi di posta elettronica. Un blackout. E l'obiettivo è sempre quello: il riscatto. «Abbiamo resistito a una doppia pandemia» ragionava a metà luglio Kunze-Concewitz, che dopo la paura ha «investito tanto» e trasferito «tutto in cloud con sistemi di autenticazione per la sicurezza ancora più potenti».

 

cyber security 1

Nei giorni della grande offensiva si può incappare in blocchi anche senza essere i bersagli. Alla Miroglio di Alba, nel Cuneese, hanno pagato i contraccolpi di un fornitore di software, finito sotto scacco. Un imprenditore che lavora con gli Stati Uniti racconta come un cliente del Michigan, all'improvviso, abbia congelato tutti i lavori commissionati. «Ci hanno spiegato che non potevano accendere neanche la luce. Tutto era partito da un file excel ricevuto via mail, che aveva fermato il sistema della centrale di co-generazione, capace di produrre sia riscaldamento sia energia elettrica». Il costo per uscire dall'incubo: più di centomila dollari.

 

cyber attacchi in italia

«L'ultimo attacco rischiava di paralizzarci», dice Andrea Maspero, a capo del gruppo che, in questi mesi, è impegnato nel restyling degli ascensori della sede dell'Onu a Ginevra. Dopo lo spavento, prosegue, «abbiamo digitalizzato e automatizzato tutti i processi che consentono anche le operazioni di manutenzione da remoto. Abbiamo cercato di cogliere l'occasione per riorganizzare l'azienda».

 

come funziona un cyber attacco

Già, serve un approccio completamente diverso. Ma è complesso, specie in un Paese alle prese con diseguaglianze croniche. «Il 75% dei 3850 Comuni montani italiani ha ancora il server sotto la scrivania - riflette Marco Bussone, presidente dell'Uncem-. Solo il 25 per cento dei Comuni montani è andato in cloud. E solo il 5 per cento ha scelto la fibra appena posata collegando i municipi. Siamo molto preoccupati».

 

come avviene il pagamento

Di fronte c'è un nemico di difficile da fermare. «L'anno passato, con gli attacchi agli ospedali, ha reso ancora più evidente che i criminali non hanno alcuna remora, nessuna etica - commenta Gabriele Faggioli, legale e amministratore delegato di Partners4innovation oltre che presidente del Clusit -. Tutto quello che può essere fatto per ottenere denaro sarà fatto. Con buona pace dell'impatto degli attacchi sulla vita delle persone».

chi ha sporto denuncia

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…