emanuele di porto

"AVEVO 12 ANNI. UN TEDESCO MI VIDE IN STRADA E MI SCARAVENTÒ SUL CAMION COME UN PACCO" – IL RICORDO DI EMANUELE DI PORTO, 89 ANNI, L’ULTIMO SOPRAVVISSUTO AL RASTRELLAMENTO NAZISTA AL GHETTO DEL 16 OTTOBRE 1943: "MIA MADRE MI BUTTÒ GIÙ DAL CAMION. PER GIORNI MI NASCOSI IN UN TRAM. LEI ERA BELLISSIMA, AVEVA 37 ANNI E NON L'HO MAI PIÙ RIVISTA” – VIDEO

 

Simona Casalini per “la Repubblica - Edizione Roma”

 

emanuele di porto

È l'ultimo sopravvissuto che ha visto e toccato quei camion feroci del rastrellamento del 16 ottobre del ' 43, le manacce dei nazisti sulle sue piccole spalle, le urla dei tedeschi che devastavano le famiglie degli ebrei con la complicità dei fascisti:

 

«Avevo 12 anni e mi ricordo come se fosse successo ieri» comincia così il racconto di Emanuele Di Porto, 89 anni, «abitavo in via della Reginella, con i miei genitori, le mie zie, i miei fratelli e i cugini.

 

Eravamo tre famiglie tutte in una sola casa, quella stessa dove ora vivo da solo e che mi sembra enorme vivevamo ogni famiglia in una stanza, e noi soli eravamo sei fratelli

 

Cosa successe il 16 ottobre? Mio padre si alzava alle tre di notte, lavorava alla stazione Termini e all'alba arrivavano le tradotte delle truppe tedesche, lui le aspettava sulla banchina e vendeva souvenir.

 

largo 16 ottobre 1943

Quando cominciò il rastrellamento era già al lavoro. Mia madre invece sentì dei rumori in strada, si affacciò e vide che i tedeschi stavano radunando in piazza tante persone ma pensò che portassero via soltanto gli uomini così si vestì di gran corsa e uscì per andare ad avvertire mio padre di non tornare al Ghetto.

 

emanuele di porto 6

Mi disse di restare in casa, tranquillo, che sarebbe tornata presto ma dopo un po' non volevo più aspettare e scesi anche io. La vidi sopra un camion, presa dai tedeschi, la chiamai, lei mi gridò di andar via, urlava, urlava.

 

Un soldato mi prese al volo e mi buttò come un pacco dentro lo stesso camion dopo poco mia madre mi abbracciò e mi diede una forte spinta mi fece cadere giù dal convoglio più o meno in piazza di Monte Savello, sul lungotevere. Ecco, ricordo la gran botta che mi fece andare giù poi cominciai a correre, a correre, e poi mi nascosi dentro un tram, lei era bellissima, aveva 37 anni e non l'ho mai più rivista».

 

mario mieli

Emanuele Di Porto racconta la Storia e stamani, insieme a Mario Mieli e Vittorio Polacco, alle 11 saranno per la 77 esima ricorrenza della razzia al Ghetto al Museo della Shoah, in largo 16 ottobre ' 43, per dar voce alla loro testimonianza a circa 2mila studenti romani collegati con una diretta Facebook sulla pagina del Museo della Shoah (https://www.facebook.com/FMSonlus ) .

 

Con loro anche lo storico della Fondazione, Amedeo Osti Guerrazzi, a moderare il flusso delle drammatiche testimonianze, ad accompagnare la memoria di chi, ormai pochissimi, ha vissuto quella tragica giornata. Emanuele Di Porto era allora il più grandicello dei tre, 12 anni, e racconta di essersi poi salvato perché rimase nascosto nel tram per due giorni, con gli autisti e i bigliettai che lo proteggevano.

vittorio polacco

 

«Poi una mattina venne un signore e mi disse che mio padre ci stava cercando, a me e a mamma, e che si era nascosto da un cugino a Borgo Pio. Ci siamo ritrovati, mi sembrò meraviglioso e anche gli altri fratelli erano scampati alla razzia».

 

Mario Mieli e Vittorio Polacco avevano invece poco più di due anni, e anche loro, in braccio alle loro mamme, erano finiti su quei camion scuri, e anche le loro madri li buttarono giù e si salvarono perché passarono di mano in mano ad altre donne in strada.

 

Tutti e tre non hanno mai più visto le loro madri, Mario Mieli perse entrambi i genitori. I tre testimoni che parlano ai ragazzi via social sarà il momento più emozionante, più intenso della giornata dedicata al ricordo del rastrellamento, quest' anno senza grandi assembramenti pubblici.

 

emanuele di porto 1

Con loro sarà presente anche il novantenne Sami Modiano, uno degli ultimi italiani scampati dai campi di concentramento ancora in vita, rinchiuso a Birkenau a soli 13 anni.

 

Giornata di Memoria che inizia dalle 8,30 con la deposizione di una corona al Tempio - presenti la sindaca Raggi e il presidente della Regione Zingaretti - dedicata ai 212 bambini deportati il 16 ottobre del '43, nessuno dei quali mai tornato. In tutto quella mattina sparirono da Roma 1023 persone, solo 16 di loro si salvarono e tra questi una sola donna Settimia Spizzichino, cui è dedicato il grande ponte moderno all'Ostiense.

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