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"AVREMO DIFFICOLTÀ: NEI PROSSIMI MESI IL 25% DEI MEDICI DEL LAZIO ANDRÀ IN PENSIONE" - L'ALLARME DELL'ASSESSORE ALLA SANITÀ DELLA REGIONE LAZIO ALESSIO D'AMATO: ENTRO LA FINE DELL'ANNO CIRCA 250 MEDICI NELLA CAPITALE ANDRANNO IN PENSIONE E SI RISCHIA CHE OLTRE 250.000 PAZIENTI POSSANO TROVARSI SENZA MEDICI DI BASE - LE SOLUZIONI? AUMENTARE LA QUOTA DI PAZIENTI A OGNI MEDICO DA 1.500 A 1.800, PERMETTERE A CHI HA RAGGIUNTO L'ETÀ PENSIONABILE DI RESTARE IN SERVIZIO E…

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Giampiero Valenza per “il Messaggero”

 

Tra le condizioni più critiche di Roma e Provincia, c'è la Asl 6, quella dei Castelli e del Litorale Sud, dove mancano all'appello 20 medici di base. E, di conseguenza, circa 20.000 persone non hanno la possibilità di avere il dottore di famiglia.

 

Si respira un po' di più a Roma, dove chi lo ha se lo tiene ben stretto. Ma entro quest' anno sono circa 250 i medici nella capitale che andranno in pensione e il rischio è che circa 250.000 pazienti possano trovarsi senza il loro punto di riferimento in campo sanitario.

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L'allarme parte dalla Fimmg di Roma, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. «Da qui a fine anno, in città, si ritirerà circa il 10% dei medici ora in servizio. E la nostra è una sottostima basata su meri dati anagrafici», spiega Pier Luigi Bartoletti, segretario provinciale della Fimmg. Ad ammettere che la situazione è complessa è l'assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato, che però fotografa la situazione con numeri ancor più cupi di quelli lanciati dagli stessi sanitari.

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«Abbiamo difficoltà nel coprire alcune zone, specie quelle meno raggiungibili - dice - Nei prossimi mesi il 25% dei medici del Lazio andrà in pensione». Sul tavolo l'amministrazione Zingaretti ha già posto le prime soluzioni: «Abbiamo dato carta bianca ai direttori generali delle Asl: possono adottare alcuni provvedimenti straordinari che permettono, a ogni singolo medico, di poter avere fino a 1.800 assistiti, andando oltre la quota dei 1.500 dei massimalisti - dice D'Amato - Inoltre, permettiamo a chi ha raggiunto l'età pensionabile di restare in servizio e di far entrare i giovani medici ancora in formazione».

 

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 Oltre ai Castelli, situazioni critiche anche nella Asl Roma 5, che copre l'area tiburtina e la Valle dell'Aniene, dove per andare dal dottore si è costretti a fare anche decine di chilometri.

 

L'ASSISTENZA

 Oggi, secondo Bartoletti oltre alla carenza del personale, c'è un problema di «equità di accesso ai servizi». «Vale un po' il detto medico che vai, servizio che trovi - sottolinea - Fare il medico di base senza personale amministrativo è praticamente impossibile, eppure solo il 55% dei medici del Lazio ha un servizio simile. Bisogna tener presente che va garantita l'assistenza alla persona passando dalle chiamate fatte al telefono alle risposte via Whatsapp».

 

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 Su questo tema, però, tra Regione e medici non c'è un punto di caduta. «Non mi trovo tanto d'accordo - risponde D'Amato - non abbiamo bisogno dell'amministrativo, più che altro abbiamo necessità di medici di famiglia in grado di fare esami di primo livello, almeno quelli più richiesti, come le ecografie, le spirometrie, gli elettrocardiogrammi». Tutto ciò passerà dalla riforma nazionale. La nuova sanità dei territori partirà dall'accordo ministeriale e poi si declinerà su base regionale.

 

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«Punteremo molto sull'innovazione tecnologica e digitale», dice l'assessore. Per i medici, però, bisogna fare presto: «Non possiamo arrivare impreparati in autunno, con il Covid, l'influenza e le altre malattie», incalza Bartoletti. Per i medici della Fimmg, negli ultimi due anni, il carico di lavoro è aumentato del 300%. I dottori laziali con 1.500 assistiti hanno emesso nel 2019 e nel 2020 lo stesso numero di ricette: 22mila ogni anno. Nel 2021, però, i numeri hanno avuto un'impennata: 24.000. Un carico di lavoro in più che, sulle loro spalle, si sente.

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