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"CONTINUO A CHIEDERMI IL PERCHÉ DI QUELLA FOTO CON LA SVASTICA" - NON SE NE FA UNA RAGIONE CLEMENTINE PACMOGDA, SCRITTRICE E INSEGANTE 44ENNE CRESCIUTA IN BURKINA FASO, DAL 2008 IN ITALIA: SABATO DOPO UN INCONTRO IN UNA SCUOLA VICINO A LUCCA, DUE RAGAZZINI L'HANNO AVVICINATA PER REGALARLE UNA FOTO OFFENSIVA: UNA DONNA CON DEI GENITALI MASCHILI DISEGNATI IN FACCIA E UNA SVASTICA SUL BRACCIO - "È LA DIMOSTRAZIONE CHE NELLE SCUOLE C'È TANTO LAVORO DA FARE, VORREI PARLARE CON LORO PER CAPIRE. IO DA BAMBINA NON AVEVO I LIBRI…"

Niccolò Carratelli per “La Stampa

 

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Nessuno meglio di lei può spiegare il valore dell'educazione e dello studio, «che poi sono l'unico antidoto all'ignoranza, da cui deriva il razzismo», dice Clementine Pacmogda. Ha 44 anni, è cresciuta in Burkina Faso, dal 2008 vive nel nostro Paese e dal 2015 è cittadina italiana.

 

Linguista, scrittrice, insegnante e molto altro. Ma in pochi la conoscevano prima di sabato scorso, quando, dopo un incontro con gli studenti in una scuola di Barga, provincia di Lucca, due ragazzini l'hanno avvicinata per regalarle una foto offensiva: una donna con dei genitali maschili disegnati in faccia e una svastica sul braccio.

 

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«Continuo a chiedermi il perché, vorrei parlare con loro per capire - dice Clementine - ma è la dimostrazione che nelle scuole c'è tanto lavoro da fare».

 

Torna sempre lì, all'importanza dell'istruzione, al filo conduttore della sua vita. Come l'immigrazione: «Ce l'ho incollata sulla pelle dalla nascita», racconta, perché è venuta al mondo in Costa d'Avorio, dove i suoi genitori erano emigrati dal Burkina Faso. Non è cresciuta con loro, Clementine.

 

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Ha perso il padre da piccola ed è stata allontanata dalla madre a causa di dissidi familiari, poi ospitata dalla zia del padre nella capitale Ouagadougou.

 

«Ero la bimba di tutti e di nessuno - ricorda - buona per lavorare, ma a nessuno importava del mio futuro». Nessuno, infatti, si preoccupa di iscriverla a scuola quando compie 6 anni. «Bisognava mettersi in fila di notte, perché c'erano troppi bambini e pochi posti, ma per me non l'hanno fatto, per due anni sono rimasta a casa».

 

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A 8 anni finalmente riesce a iscriversi, segue le lezioni in un'aula ancora in costruzione, «c'erano solo il tetto e i muri esterni, poi avevo un quaderno, una matita, due gessetti e una lavagnetta di cartone».

 

Ma i parenti non vogliono versare la tassa scolastica da mille franchi locali, meno di 2 euro: «Così ogni giorno gli insegnanti mi cacciavano dalla classe - prosegue Clementine - io però stavo lì, sotto un albero, e ascoltavo la lezione dalla finestra, così ho fatto tutte le elementari».

 

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I pensieri tornano spesso a quella bambina «sporca, mal vestita, affamata», che sapeva leggere bene, ma alla quale «non hanno mai comprato un libro, per fare i compiti dovevo imparare a memoria i testi a scuola». Ora di libri ne ha scritti due, autobiografici, e sta lavorando a un terzo.

 

Clementine ha alle spalle un dottorato in Linguistica alla Normale di Pisa ed è insegnante di sostegno alle superiori in un liceo di Borgo Val di Taro, il paese in provincia di Parma dove vive con il marito Dario, medico, sposato nel 2012. E con la figlia Eufrasia, 7 anni, che non può nemmeno immaginare quanto sia preziosa l'opportunità di andare tranquillamente a scuola tutte le mattine.

 

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«Anche alle medie ho perso un anno, perché l'iscrizione costava troppo - continua - poi uno zio mi ha fatto trasferire da lui, faceva l'economo in una scuola e mi ha consentito di andare avanti fino alla maturità».

 

Si diploma nel 2000, ha quasi 23 anni, ma nessuna intenzione di fermarsi. Torna a Ouagadougou, dove c'è l'unica università del Paese, ma dove nessuno è disposto ad aiutarla: «I parenti mi dicevano che il diploma superiore era già molto per una donna».

 

Cerca lavoro, inizia a fare le pulizie in una copisteria, mette da parte i soldi, per entrare alla facoltà di Linguistica risparmia su tutto, «anche sul mangiare». Nel 2005 riesce a discutere la sua tesi e a laurearsi, inizia a lavorare in una scuola fuori città, sembra finita lì.

 

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E, invece, i suoi insegnanti la convincono a proseguire con la laurea specialistica, anche se non ha i soldi per arrivare in fondo. Nel 2008 Clementine riesce a concludere il terzo ciclo di studi.

 

Quello stesso anno arriva la svolta: la candidano, unica della sua università, per una borsa di studio alla Normale di Pisa. Appena mette piede in Toscana, per iniziare il dottorato, Clementine capisce che la sua vita è cambiata, che ora può avere «un letto tutto per me, un computer mio, qualunque libro a disposizione».

 

C'è una domanda che si è fatta in questi anni e continua a farsi ora che insegna: «Come si fa a non riuscire negli studi in Italia? Mi sembra impossibile». È questo che dice durante gli incontri nelle scuole, dove la invitano spesso per raccontare la sua storia.

 

La storia della bambina senza libri, che seguiva le lezioni sotto un albero in Burkina Faso ed è diventata professoressa e scrittrice in Italia. Una storia che sarebbe bene conoscessero anche quei due ragazzini di Barga.

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