gabrielli putin

"ESISTE IL RISCHIO DI AGGRESSIONI CIBERNETICHE VERSO I PAESI DICHIARATI OSTILI DA PUTIN” - IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO CON DELEGA ALLA SICUREZZA NAZIONALE  FRANCO GABRIELLI LANCIA L'ALLARME - “DOBBIAMO LIBERARCI DA UNA DIPENDENZA DALLA TECNOLOGIA RUSSA. I NOSTRI ANTIVIRUS SONO DA CAMBIARE, SONO STATI PRODOTTI DA MOSCA. IL GOVERNO STA PROGRAMMANDO DI DISMETTERE I SISTEMI UTILIZZATI DALLE NOSTRE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI PER EVITARE CHE DA STRUMENTO DI PROTEZIONE POSSANO DIVENTARE STRUMENTO DI ATTACCO”

 

Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

 

gabrielli

Esiste una guerra visibile, con le drammatiche immagini di morti, feriti e distruzioni che giungono dall'Ucraina, e ne esiste una invisibile (per adesso solo temuta) che potrebbe abbattersi sui sistemi informatici che regolano la nostra vita quotidiana.

 

«Sono due fronti che destano la nostra preoccupazione nel senso etimologico del termine», spiega l'ex capo della polizia e della Protezione civile Franco Gabrielli, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza nazionale.

 

Che vuol dire?

«Che ci stiamo preoccupando di pericoli e problemi legati all'invasione dell'Ucraina, cioè ce ne stiamo occupando prima di possibili effetti negativi sulla sicurezza del Paese. Non solo per le conseguenze economiche, industriali e sociali delle sanzioni verso la Russia, ma anche nel campo della cibernetica che sta diventando sempre più rilevante. Non a caso la Nato l'ha indicato come un quinto settore di possibile conflitto che va ad aggiungersi ai quattro classici: cielo, terra, mare e spazio».

 

C'è il rischio di attacchi informatici ai nostri sistemi di sicurezza o della pubblica amministrazione?

ATTACCO HACKER AI SITI DEL GOVERNO UCRAINO

«Segnali di crisi c'erano già prima che iniziasse la guerra, e fin da metà gennaio l'Agenzia per la cyber-sicurezza nazionale, istituita l'estate scorsa, attraverso lo Csirt ( Computer security incident response team, struttura di monitoraggio interna dell'Agenzia, ndr ) e il Nucleo di sicurezza cibernetica, ha svolto un efficace ruolo di coordinamento e di stimolo per tutte le amministrazioni sensibili e gli operatori di servizi essenziali con comunicazioni e allert specifici su possibili criticità. Quella di un attacco previsto per il 6 marzo è stata resa di dominio pubblico, ma ce ne sono state altre.

 

FRANCO GABRIELLI

Al momento non ci sono indicatori sulla volontà di spostare lo scontro su questo terreno, ma ciò non significa che non avverrà. Non dobbiamo farci trovare impreparati, sviluppando la nostra capacità di difesa e resilienza».

 

Il rischio è collegato al protrarsi dei tempi della guerra che inizialmente si immaginava di breve durata?

ELISABETTA BELLONI - FRANCO GABRIELLI

«Certamente più la situazione si complica, prolungando i tempi di una guerra classica, più aumenta la possibilità che il conflitto si estenda ad aggressioni cibernetiche verso i Paesi dichiarati "ostili" da Putin. Ma dobbiamo imparare a vivere gli allert come gli annunci di eventi meteorologici avversi: non con disperazione ma con spirito di reazione per evitare le conseguenze peggiori. Tenendo presente che scontiamo i limiti strutturali di un sistema di server pubblici inadeguato, e che pure in questo ambito dobbiamo liberarci da una dipendenza dalla tecnologia russa».

 

Che tipo di dipendenza?

«Per esempio quella di sistemi antivirus prodotti dai russi e utilizzati dalle nostre pubbliche amministrazioni che stiamo verificando e programmando di dismettere, per evitare che da strumento di protezione possano diventare strumento di attacco».

 

Sembra la replica del problema delle fonti di energia, ma per rendersi indipendenti dal gas russo ci vorranno anni. Nel frattempo che si fa?

«Si percorre la strada indicata dal presidente del Consiglio, lavorando per diversificare il più possibile le fonti di approvvigionamento: rivolgendosi ad altri Paesi, riattivando o migliorando le prestazioni dei gassificatori, incentivando l'eolico o altre forme di energia.

Vladimir Putin 10 marzo 2022

 

Ci vuole tempo, ma l'unica alternativa all'abbandono dell'Ucraina invasa al proprio destino e al coinvolgimento bellico diretto è quella delle sanzioni alla Russia. Non c'è altra via. E come ha detto il presidente Draghi, le sanzioni devono essere rapide, efficaci ma anche sostenibili da chi le applica».

 

Che significa in concreto?

«Essere consapevoli che le sanzioni hanno un costo anche per noi, e noi dobbiamo essere in grado di affrontarlo. La reazione russa comporta conseguenze in termini di riduzione delle fonti di energia e delle forniture di altre materie prime, fertilizzanti e altri prodotti. La sostenibilità non comporta l'eliminazione dei problemi, ma renderli meno gravosi. Quindi i problemi ci saranno».

 

Arriveranno razionamenti o imposizioni di riduzione dei consumi? Stiamo entrando in un'economia di guerra?

«Siamo coinvolti in un conflitto che prevedibilmente avrà tempi e conseguenze non brevi, e in attesa di un affrancamento dalla dipendenza energetica è possibile, ad esempio, che il prossimo inverno si debba affrontare con modalità diverse da quelle a cui siamo abituati. Per fortuna il Paese sta dando prova di unità e determinazione, insieme all'Unione europea, e per fortuna non siamo soli di fronte a questa situazione, com' è accaduto nella pandemia. Ci si salva tutti insieme. Anche per questo credo che dividersi sulle cause e responsabilità della guerra sia pericoloso».

kaspersky antivirus

 

Sbaglia chi dice che l'invasione dell'Ucraina è anche colpa dell'espansione della Nato o delle sue provocazioni?

«Il dissenso è il sale della democrazia e non può essere silenziato, il pensiero unico è sempre un male. Tuttavia in questa fase, di fronte a un aggressore ben individuato, non mi pare il caso di dividersi sulle colpe di chi ha cominciato a mettere in pericolo la pace; sono argomenti che hanno una loro dignità e da prendere in considerazione, ma in un altro momento. Ora l'obiettivo di tutti non può che essere portare Putin al "cessate il fuoco" e al tavolo delle trattive; poi lì si discuterà di tutto, ma prima di quel momento no. Adesso c'è solo la necessità di restare uniti sulle sanzioni, per convincere la Russia a trattare».

 

L'Italia ha appena aggiornato il piano per le emergenze radiologiche e nucleari. Corriamo un rischio anche su quel fronte?

antivirus russi

«La riattualizzazione di un piano che c'è sempre stato è normale, al momento lo scenario di guerra nucleare non è all'orizzonte. Si può dire che come l'Occidente non contempla la no fly zone sui cieli dell'Ucraina perché comporterebbe un coinvolgimento diretto nella guerra che non diminuirebbe le sofferenze per l'Ucraina e ne aggiungerebbe per gli altri, così Putin non contempla l'arma nucleare che avrebbe conseguenze gravi in primo luogo per la Russia».

 

Lei ha la delega politica sui Servizi segreti: quale è l'analisi dell'intelligence italiana e quale ruolo concreto sta svolgendo nel conflitto?

FRANCO GABRIELLI LUCIANA LAMORGESE

«Ormai è chiaro che Putin persegue la caduta del governo ucraino e la distruzione del suo sistema di difesa. Ma la presa di Kiev avrà dei costi per la Russia che potranno essere superiori alle previsioni iniziali, com' è avvento per i tempi della conquista. Tutto il comparto di intelligence nazionale, in raccordo con i Servizi alleati e sotto il coordinamento del Dipartimento delle informazione per la sicurezza, è impegnato a garantire la giusta cornice di sicurezza.

 

Inoltre, la nostra Agenzia per la sicurezza esterna s' è occupata e continua a occuparsi della messa in sicurezza delle persone sul teatro di guerra, a cominciare dall'esfiltrazione degli italiani svolta in collaborazione con il ministero degli Esteri. L'Aisi, che si occupa della sicurezza interna, ha ovviamente aumentato l'attenzione sulle attività di controspionaggio».

SERGIO MATTARELLA FRANCO GABRIELLIgabrielli

 

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