claudia gerini

"HO SBAGLIATO MA NON GLI HO RUBATO IL TELEFONO" - CLAUDIA GERINI SI DIFENDE DALLE ACCUSE DEL FOTOGRAFO MAURIZIO SORGE, CHE NEL 2017 DENUNCIO' L'ATTRICE E L'ALLORA COMPAGNO ANDREA PRETI PER  FURTO - "USCIMMO PER FARE JOGGING E LUI CI SEGUI'. DOPO UN'ORA E MEZZA DI FOTO GLI CHIESI DI SMETTERLA. E LUI: 'SE NON VUOI ESSERE SCOCCIATA CAMBIA MESTIERE'. SONO CASCATA NELLA TRAPPOLA E L'HO PRESO A BRUTTE PAROLE E..."

Candida Morvillo per il corriere.it

 

claudia gerini

«Ho sbagliato solo perché non ho saputo tenere la calma, avrei dovuto restare zen e, invece, ho fatto una sfuriata al paparazzo, ma certo non gli ho rubato il telefonino»: Claudia Gerini si ritrova a processo, dopo che un fotografo l’ha accusata di avergli sottratto lo smartphone col quale le aveva appena girato un video, quello sì, letteralmente rubato. Non è una scena che vedremo al cinema e, qui, la Dolce Vita è solo il ricordo di un film in bianco e nero.

 

Se adesso Claudia - 60 film di successo alle spalle, un primo film da regista, Tapis roulant, che inizia a girare lunedì - accetta di parlare è perché non le piace leggere su siti e giornali solo la versione di chi l’accusa. Il processo è iniziato a Trani il 5 ottobre e la prossima udienza sarà a primavera. Sono imputati in concorso lei e l’ex compagno, il produttore Andrea Preti. Li aveva denunciati Maurizio Sorge, il 22 aprile 2017.

 

claudia gerini a panarea 2

Che era successo, quel giorno a Bisceglie?

«Ero in tournée teatrale ed erano i primi tempi della mia storia con Andrea. Il fotografo ci aveva seguiti fino in Puglia e aveva preso una camera nel nostro stesso albergo. È il suo lavoro, ci sta. Io e Andrea usciamo a fare jogging, ci rendiamo conto che lui ci segue e ci scatta le foto. Vabbé. Lo lasciamo fare.

 

Dopo un’ora e mezzo, gli dico con gentilezza: ci hai fotografato abbastanza, ora basta, no? Ma manco ci risponde. Dopo un po’, glielo ridico, lui finge di andarsene, ma continua a seguirci. Mi fermo e gli dico che sono stanca, gli chiedo di smetterla.

 

CLAUDIA GERINI

E lui, con tono prepotente: “Se non vuoi essere scocciata, cambia mestiere, io te seguo quanto mi pare, te seguo tutto il giorno se mi va”. Mi ha detto che il mio mestiere, in pratica, era fare il pagliaccio per lui. Dico: scusa, il mio lavoro è l’attrice. E lui straparlava, come se noi attori fossimo scimmiette al servizio di chi ci fa andare sui giornali. Sono cascata nella trappola e l’ho preso a brutte parole. Non minacce, solo parolacce. Gli ho detto cose tipo: mi sono rotta. Ho sbagliato, ma ero esasperata, stanca per la corsa, non ci ho visto più».

 

MAURIZIO SORGE

È questa la scena che lui ha ripreso?

«Ho visto che aveva in mano due telefoni, uno in modalità video: aveva ripreso la mia sfuriata, con me sudata fradicia, rossa in viso, che inveivo contro di lui. Quando me ne sono accorta, mi è venuta veramente paura: sapevo che andava in tv in vari programmi a portare filmati simili».

 

Ha temuto che divulgasse il video, magari privo del contesto, tagliato?

«In quel momento, volevo solo che non avesse quel video sul suo telefono. Allora, mi avvicino, gli strappo lo smartphone dalle mani, lui comincia a rincorrermi, un uomo grande e grosso, alto, tracotante.

 

Sono riuscita ad allontanarmi, a trovare i video e a cancellarli tutti. Dopodiché, ho lanciato il telefono nella sua macchina. Fine. Lui sostiene che non l’ha più trovato e che gliel’abbiamo rubato, ma non è vero».

 

claudia gerini lucignolo

Da qui la denuncia: la vostra parola contro la sua.

«L’unico modo che gli era rimasto per spargere fango. Ci seguiva cercando qualcosa di forte, ha tirato fuori il peggio di me, ha voluto creare il mostro, ma quella non sono io.

 

L’abbiamo a nostra volta denunciato e la mia avvocata Patrizia Del Nostro ha chiesto il rito abbreviato perché è convinta che non ci sia alcun reato e per evitare tempi lunghi che si prestino a strumentalizzazioni. Dice anche che è vero che sono un personaggio pubblico, ma che il diritto alla privacy dei personaggi pubblici non è abolito, è solo affievolito: non si può essere così invadenti contro la volontà espressa di una persona.

 

 

MAURIZIO SORGE

Fra l’altro, subito dopo, sono venuti i carabinieri e ci siamo messi a disposizione, hanno perquisito camera, auto, bagagli. Il telefonino non c’era. Dopo, iniziata l’inchiesta, abbiamo chiesto noi di essere sentiti spontaneamente. Io ho fatto qualcosa che non dovevo, ma che non è il reato di cui mi accusa questo signore».

 

Nell’accanimento del fotografo e nella sua reazione c’entrava anche il fatto che era giovane la sua storia con Preti e che lui è più giovane di lei, per cui eravate braccati da settimane?

«Eravamo agli inizi, ci sta che uno non si senta di esporsi serenamente, però no: le tappe della tournée erano su Internet, sapevo che un fotografo poteva trovarci. È stato il modo che è andato oltre il limite di ciò che è accettabile».

 

claudia gerini foto di bacco (4)

I paparazzi della Dolce Vita avevano un codice di fair play per cui i personaggi si lasciavano fotografare e poi loro li lasciavano in pace. Questo codice è saltato?

«C’è ancora. Io devo spezzare una lancia verso tutti i paparazzi che conosco e che incontro sempre a Roma. Li lascio lavorare e uno non può dire che li sfuggo o non sono gentile. Amo la gente, capisco sia giusto lasciar fare la fotografia.

 

Però quel paparazzo, in quel momento, ha cercato lo scontro: non sono io che devo cambiare mestiere, è lui che deve essere più educato nel fare il suo mestiere. Lui ha il diritto di seguirmi, ma anche il dovere di essere rispettoso: gli ho fatto scattare le foto, poteva anche capire la mia esigenza di essere mollata. Nessuno dovrebbe sentirsi trattato con una simile violenza, come un oggetto, una preda».

 

claudia gerini foto di bacco (1)claudia gerini foto di bacco (3)claudia gerini e andrea preti3andrea preti claudia gerini 7andrea preti claudia gerini 6GERINI PRETIandrea preti claudia gerini 5GERINI PRETICLAUDIA GERINI ANDREA PRETIclaudia gerini andrea preti claudia gerini foto di bacco (3)

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