campiti erika omar

"IN ITALIA ESISTONO DUE FORME DI STATO: LA VILLETTA E IL CONDOMINIO" – GABRIELE ROMAGNOLI: "NELLA VILLETTA SI FINISCE PER AMMAZZARSI IN FAMIGLIA, NEL CONDOMINIO TRA FAMIGLIE. QUANDO NELLA VILLETTA ESPLODE LA VIOLENZA DI PIETRO MASO O DI ERIKA GLI OSSERVATORI INDIVIDUANO UN FATTORE SCATENANTE NELL'ISOLAMENTO. QUANDO LA STESSA COSA ACCADE NEL CONDOMINIO, COME A FIDENE, SI MINIMIZZA. ANCHE VIA POMA ERA UN CONDOMINIO. MOLTI ASSICURANO CHE L'ASSASSINO DI SIMONETTA CESARONI ABITAVA LÌ. FORSE AVEVA UN COMPLICE NEL PALAZZO. ANCHE LA COLPA SI DIVIDE A MILLESIMI…"

Gabriele Romagnoli per “la Stampa”

 

erika omar villetta

In Italia esistono due forme di Stato: la Villetta e il Condominio. La prima è un'aspirazione, il secondo una rassegnazione. Nella villetta si finisce per ammazzarsi in famiglia, nel condominio tra famiglie.

 

Quando nella villetta esplode la violenza di Pietro Maso o di Erika e Omar gli osservatori del vivere sociale si affrettano a caricare qualche responsabilità sul locus commissi delicti, individuando un fattore scatenante in quell'isolamento, quell'ambizione su fondamenta, dunque fondamentale. Quando la sessa cosa accade nel condominio, come a Fidene, si minimizza. Forse perché gli osservatori abitano in una struttura del genere o perché se lo si segnala come miccia le esplosioni a seguire potrebbero essere troppe.

 

Il condominio tribalizza. Raduna sotto una tenda allargata un numero vario di umani. Non esiste una cifra perfetta, nel senso di innocua. Quello piccolo, da sei o otto, facilita le contrapposizioni, i faccia a faccia quotidiani, rende le invidie e i dissapori continui e diretti. Quello grande, da decine, addirittura un centinaio, è il luogo perfetto per le fazioni, la guerra civile. Il condominio non è naturale.

 

la casa di claudio campiti al consorzio valleverde

Siamo una specie pericolosa, dovremmo vivere a distanza di sicurezza, almeno cinque chilometri, altroché villette a schiera. Schierate l'esercito sui pianerottoli, nei garage, alle porte degli ascensori. L'agguato è in agguato. Nessuno rivela volentieri quanto guadagna (ancor meno, quanto denuncia). Nel condominio è sotto gli occhi di tutti in quanto si abita.

 

C'è questa cosa dei millesimi che lo rende noto. Chi più ne ha più paga, certo, ma si scopre che ha balconi più larghi, o doppi servizi. Quindi, sicuramente «farà del nero». Già non bastava la diseguaglianza spalmata sui piani. Quello dell'attico guarda tutti dall'alto in basso, quello del pian terreno è pronto a tutto pur di salire al suo livello. Ma ce n'è sempre uno superiore. Come nella scala dell'ordinamento giuridico (stufenbau) concepita dal filosofo tedesco Hans Kelsen: quando sei arrivato alla legge costituzionale, che cosa resta?

 

la casa di claudio campiti al consorzio valleverde

La norma fondamentale (grundnorm), quella presupposta. L'equivalente del superattico. Quello verso cui, con la languida malinconia dei superati, guardava dall'attico il protagonista della Grande Bellezza. È una dannazione, è una provocazione. Il palazzo è disseminato di mine anti-condomino. Si può esplodere per una veranda abusiva sbucata nottetempo al terzo piano (lanciamole contro dei cachi), per la pergotenda che diventa un tetto permanente (e allora ci buttiamo sopra i rifiuti), per l'ascensore che si ferma sempre al quarto, dove hanno fatto il bed and breakfast, quelli che ci vanno tirano fuori il valigione e chi se ne frega se di sotto c'è un invalido che aspetta (denunciamo il proprietario a Equitalia).

 

Ogni condominio ha il suo maniaco del silenzio, uno che vive solo, di fianco a una famiglia con tre figli e infila sotto la porta un biglietto con su scritto: «Siete pregati di usare meno lo sciacquone, disturba la mia quiete. Forse che io disturbo la vostra?». Che lui sia uno e loro cinque non lo concerne.

 

CLAUDIO CAMPITI

Sono cresciuto in un condominio circondato per ogni lato da spazio erboso o ghiaioso. Ideale per organizzare partite di calcio, ma ero l'unico bambino. Il colonnello in pensione dell'ultimo piano impose la norma che vietava l'ingresso in cortile a bambini residenti in altri palazzi. I loro condominii approvarono quella che nel diritto internazionale (avrei scoperto all'università) si definisce «clausola di reciprocità»: misero al bando me. Guerra fredda alla periferia di Bologna.

 

«Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio», avrebbe scritto l'algerino Amara Lakhous nel 2006, quando i condomini cominciavano ad assomigliare ad assemblee dell'Onu e ora, come in quello enorme e diroccato del film «Come un gatto in tangenziale», si accusano gli indiani di cuocere cibi dall'odore troppo forte, o i bengalesi di suonare e cantare quand'è ora di dormire o i cinesi di essere tanti, di non essere mai gli stessi, o forse sì, perché non si sa distinguerli.

 

IL POST SUL BLOG DI CLAUDIO CAMPITI

A New York il condominio è una repubblica, decide per votazione ogni piccolo particolare (il colore della riga sui battiscopa, il segnale che distingue le porte a cui i bambini possono bussare per Halloween dicendo «dolcetto o scherzetto?», l'orario di apertura delle sale comuni). È un referendum continuo e lo scopo è di rendere le scelte condivise e le diseguaglianze ridotte. Nei condomini più moderni d'Italia si è importato il modello: zerbini identici a ogni soglia, colore delle tende da sole uguale per tutti. Non fosse che si scatenano discussioni sanguinose per stabilire il materiale su cui pulirsi le suole delle scarpe e la tonalità di grigio da esporre ai balconi o terrazze.

 

gabriele romagnoli

Dove avvengono? Nel luogo più temuto: l'assemblea. Una persona educata e mediamente istruita dalla scuola e dalla vita può partecipare a un massimo di tre nel corso dell'esistenza. Poi o diventa come gli altri condomini o diventa la loro vittima designata. L'amministratore, una figura mitologica, metà uomo e metà regolamento, ha subito la mutazione genetica all'inizio della professione e non reagisce più. Neppure quando la diatriba sul portierato conduce alla cattura di ostaggi da parte di chi pretende il part-time per risparmiare, che tanto possiamo mettere le caselle per Amazon.

 

Può bastare questo, o anche meno, per innescare un odio che sale come un ascensore esterno mai voluto e privo del comando di discesa, che deflagra come una caldaia per cui non si è votata la manutenzione e porta la fotografia del palazzo nelle pagine di cronaca nera cittadina. «Che dice dottore, per i valori immobiliari questa fama sarà un bene o un male?». Anche via Poma era un condominio. Molti assicurano che l'assassino di Simonetta Cesaroni abitava lì. Forse aveva un complice nel palazzo, qualcuno che l'ha coperto. Anche la colpa si divide a millesimi.

simonetta cesaroni erika e omar delitto di novi ligure 6erika e omar delitto di novi ligure 1simonetta cesaronierika omar villetta

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”