robertino

"PUTIN? NON GUARDA IN FACCIA NESSUNO, AVREI VOLUTO SFIDARLO A JUDO, SONO CINTURA NERA" - ROBERTINO, IL CANTANTE ITALIANO PIU' AMATO IN RUSSIA (PRIMA DI AL BANO, CUTUGNO E I RICCHI E POVERI) RIVELA: "ELTSIN BRINDAVA ALLE MIE CANZONI CON LA VODKA, GORBACIOV SI ESTASIO' PER "SANTA LUCIA", PUTIN NON GUARDA IN FACCIA NESSUNO" - ORIETTA BERTI MI BATTEVA I PEZZI, NILLA PIZZI MI BUSSAVA ALLA PORTA IN HOTEL E CARLA BONI MI SUSSURRAVA: "HO UNA CERTA ESPERIENZA" - LA BUCA A ALBERTO SORDI, TOTO', CLAUDIO VILLA E LITTLE TONY: "ROSICO' PERCHE'..."

Giovanna Cavalli per il "Corriere della Sera"
 

Robertino (Roberto Loreti)

«A cinque anni già cantavo nelle trattorie per raggranellare qualche spicciolo, perché a casa non c'era una lira, ero il quinto di otto figli - io, Eugenio, Sergio, Anna, Enrico, Lucia, Angela e Sandro, più Armando morto di polmonite, era bellissimo, mamma Cesira ci ha pianto tanto - stretti in due stanze al Quadraro, sulla Tuscolana. Papà Orlando faceva lo stuccatore, decorava colonne e capitelli e guadagnava 30 mila lire alla settimana finché non si è ammalato, però in dieci non bastavano mai, perciò dopo la scuola - quando ci andavo - mi incamminavo verso Cinecittà, più o meno un chilometro, fino all'osteria "Da Giggetto", ci trovavo sempre un sacco di artisti famosi, Totò, Vittorio Gassman, Tiberio Murgia, Capannelle, Maurizio Arena, Renato Salvatori, Marisa Allasio. E giravo tra i tavolini. "Signore bello, che canzone volete sentire?"».
 

Robertino (Roberto Loreti)

E ci scappava la mancetta.
«Amedeo Nazzari era innamorato della mia voce d'angelo. Gassman era un po' atteggione. Totò ogni tanto mi allungava pure cinquantamila lire. "Guagliò, tengo la gola chiusa e non mi scende giù il boccone" , mi confessò una volta, commosso. Aldo Fabrizi invece restava sempre con la faccia china sul piatto della trippa, gli piaceva ascoltare "Signora Fortuna", però non mi ha mai dato un soldo. "Mettete a sede, che voi magnà? Giggé, portaje du' fettuccine" e io mica facevo i complimenti, capirai, a casa il pollo lo vedevo sì e no una volta a settimana, la mattina a colazione c'era l'orzo con una fetta di pane, che se non mi spicciavo me la rubava qualche mio fratello».
 

ROBERTINO ELTSIN

E anche dopo, quando Roberto Loreti, 2 mogli, 3 figli - in arte solo e per sempre Robertino pure adesso che ne ha 75 (e non molla, a ottobre «se la gamba offesa mi regge ancora» partirà per gli Usa con Bobby Solo e Iva Zanicchi) - da bimbo prodigio vestito da cherubino che cantava per Papa Giovanni XXIII («Sua Santità mi fece una carezza e io mi chinai a baciargli l'anello, mai vista un'ametista così grossa») e per il presidente francese Charles De Gaulle («Un sellerone alto, sempre con il cappello in testa, sul palco accanto a Claudia Cardinale tremavo, avevo fatto la doccia gelata e mi si era abbassata la voce»), a 15 anni diventerà uno dei cantanti più famosi e pagati degli anni Sessanta, collezionista di dischi d'oro dall'Italia all'Islanda, dal Belgio all'Australia e alla Siberia («Quando Gronchi andò in visita in Russia, Kruscev, quello che sbatteva la scarpa all'Onu, si complimentò con "la patria di Michelangelo, Raffaello e Robertino", ha capito, sì?»), acclamato «Golden boy» alla Carnegie Hall di New York, eletto «Señor Simpatia» in Messico, il baby divo che riceveva 10 mila lettere al giorno, era rimasto un ragazzetto semplice: «Tutti i soldi li davo a mamma».

ROBERTINO 11

 
Un bambino così piccolo in giro da solo?
«Ero parecchio sveglio. Al pomeriggio andavo al cinema Folgore a scrocco, perché due miei fratelli più grandi vendevano gelati, mostaccioli e caramelle all'intervallo. Gli portavo le pagnotelle e poi restavo seduto fino all'ultimo spettacolo, mi addormentavo e loro mi riportavano a casa in spalla. La sera, se capitava, facevo qualche serenata, e quando tornavo con cinquemila lire in tasca papà era contentissimo, altro che preoccupato».
 
E bravo Robertino.

ROBERTINO 19

«Poi un giorno per strada, sarà stato il 1953, mi ferma un tizio di Cinecittà, lo chiamavano Camomilla, cercava comparse. Ero caruccio, con due occhi scuri che parlavano. "A' regazzì, ndo vai? Hai voglia di fare un film? Ti vanno bene 30 mila lire al giorno per dieci giorni?" Come no, di corsa. Così ho avuto una particina in Anna con Silvana Mangano ed ero il figlio piccolo di Peppone-Gino Cervi ne Il ritorno di don Camillo, ho ancora la foto di me in braccio a Fernandel».
 

ROBERTINO 1

La vera passione però era la musica.
«Presi qualche lezione dal tenore Tito Schipa e da Beniamino Gigli, gratis eh, perché non potevo pagare, anzi, mi davano loro i soldi per comprarmi un cappuccino col maritozzo e il biglietto del tram per la via Flaminia, andata e ritorno, perché quando rientravo a casa era tardi e non era rimasto più niente in tavola. Quando a un concorso alla radio per nuovi talenti - mi ci portò Enzo Tortora, che signore - vinsi una spilletta d'oro, dopo tre giorni mamma se l'andò a impegnare al Monte di Pietà».
 
A 13 anni fu scoperto da Volmer Sorensen, produttore e pianista danese.

little tony marinai in coperta

«Mi esibivo al Caffè Grand'Italia di piazza Esedra, il venerdì e il sabato arrivava Totò, elegante come un principe, sempre accompagnato da Odoardo Spadaro, e mi chiedeva di cantargli "Malafemmena", "Io te vurria vasà" e "Marechiaro". Mamma veniva a sentirmi con le mie sorelle, però restavano fuori, dietro la siepe, perché lì anche una granita costava ottocento lire, e con quelle ci mangiavamo tre giorni. Quando si presentò questo signore straniero, non sapevo chi fosse, invece suonava con Louis Armstrong, Gilbert Bécaud, Charles Aznavour, Sasha Distel.
"Tra due mesi ti porto con me a Copenaghen".
"E dov' è? In America?"».
 
Alla fine ci andò, accompagnato da papà.

ROBERTINO 2

«Mi invitarono alla tv danese, in un programma trasmesso pure in Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Russia e Groenlandia. Un successone. Il primo 45 giri vendette 300 mila copie in due settimane solo in Danimarca, l'ellepì 28 milioni in tutta Europa. In Scandinavia ero primo in classifica, Elvis decimo. Il mio francobollo è al museo di San Pietroburgo, la mia voce andò in orbita con lo Sputnik».
 
Nel 1964, rientrato in Italia, va al Festival di Sanremo con «Un bacio piccolissimo».
«Con le labbra tue di zucchero Eh, quasi non mi volevano ammettere in gara perché non avevo nemmeno 17 anni. "Che faccio, torno a casa?". Arrivai quinto, vinse Gigliola Cinquetti con "Non ho l'età", pure più piccola di me, ma superai il milione e 700 mila dischi venduti. Ci tornai nel 1965 con "Mia cara" e nel 1969 con "Le belle donne", in coppia con Rocky Roberts».
 

ROBERTINO

Con Claudio Villa (rima baciata: «Te faccio schizzà fori la tonsilla») facevate a gara di stornelli romaneschi.
«Un amicone, giocavamo a carte, una volta gli vinsi nove scope di fila. "Oggi ti mando in bianco", promisi. Non vide un punto. E perse 900 mila lire, tanto mica puntavamo soldi veri».
 
A Little Tony soffiò una conquista.
«Eravamo al Cantagiro, vicino Rimini, aveva messo gli occhi su una maestra di una colonia estiva, perciò aveva organizzato un'uscita a sei, lui, io, un altro ragazzo e due amiche di lei. Però finì che la prescelta si prese una cotta per me e Tony beh, rosicò. Era buono, un po' se la tirava. Mica era colpa mia se piacevo ero bellino, magro, atletico, facevo pugilato, scherma, judo».
 

robertino

Cantava: «"Era la donna mia ed ora non c'è più, io l'ho mandata via, poi l'hai presa tu" e "il suo amore non sarà più mio, penserò a quel bacio prima dell'addio", ma in amore non le andava poi male...».
«Ah no, in Scandinavia le ragazze me le ritrovavo in camera, alcune mi toccava cacciarle che glielo dico a fa'. Lì c'era l'usanza di lasciare le scarpe fuori dalla camera, in hotel, per farle lucidare, me le rubavano le ammiratrici. Quante ne avrei da raccontare, purtroppo non ho più tanta memoria, mannaggia all'ictus del 2016, mi è rimasta una gamba più corta, cammino col bastone e ogni tanto mi confondo. Ecco, sì, a Sanremo una cantante americana allora molto famosa, Timi Yuro, mi agguantò e mi buttò in una siepe. Una ballerina francese mi chiuse in camera con lei e lanciò la chiave dalla finestra. Io però ero un romantico, per andarci a letto dovevo provare almeno un po' di sentimento».
 

Robertino 2

Flirt con qualche collega?
«Beh, al Festival ho conosciuto Orietta Berti che era giovanissima, molto caruccia, voleva che la accompagnassi a cena mi batteva i pezzi ma per me era un'amica. Nilla Pizzi mi bussava alla porta e Carla Boni mi sussurrava: "Sai, ho una certa esperienza", ho finto di non capire».
 
Ha dato buca pure ad Alberto Sordi.
«Mi mandò a chiamare, voleva che andassi a trovarlo a casa sua, ma avevo un appuntamento con una ragazza. Con Marcello Mastroianni invece passai un pomeriggio a chiacchierare. Mi raccontò che ogni volta che andava a Mosca gli dicevano sempre: "Ah, sei italiano come Robertino!". Mi regalò una stilografica con il pennino d'oro: "Ti auguro di firmarci centinaia di autografi"».
 

Robertino con Fernandel

Era vicino di casa di Sophia Loren.
«Comprai una villa a Marino a duecento metri dalla sua. La incrociavo ogni tanto. Passava in Rolls Royce, la salutavo, non ricambiava. Più simpatica Ursula Andress, abita qui a Zagarolo come me. Ci chiacchiero spesso. "Eh non mi facevi dormire la notte", le ho confidato. Mo' basta invece, per certe cose non ho più fantasia».
 
Ha avuto più successo all'estero che in Italia.
«Qui per lavorare dovevi accettare dei compromessi delle proposte appena sentivo una mano sul ginocchio partivano certe pizze... Oppure qualche produttore mi chiedeva soldi per lanciare un disco, no grazie, addio».
 

Robertino 3

In Russia è un idolo, come Albano, Toto Cutugno e i Ricchi e Poveri.
«Sono arrivato prima io. Ho conosciuto Eltsin, brindava alle mie canzoni con la vodka. Gorbaciov si estasiò per "Santa Lucia", Putin invece l'ho solo intravisto, impettito, non guarda in faccia nessuno, mi ha dato una botta con la spalla, passando, che quasi mi faceva cascare. Avrei voluto sfidarlo a judo, sono cintura nera».
 
Meglio di no.
«Eh. Comunque ho fatto concerti anche in Moldavia, Ucraina, Lettonia, Lituania, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, purtroppo mi sono dovuto fermare che la salute se n'è andata. L'anno scorso poi ho perso mio figlio Francesco, aveva due tumori, era tanto bravo, dolce, un tesoro, l'ho portato dai migliori professori, non c'è stato niente da fare, è il mio grande dolore. Ora mi scusi, devo andare, alle sei di ogni pomeriggio recito il Rosario, l'ho giurato a mamma».

Vladimir Putinorietta bertinilla pizzi

che fine ha fatto toto baby?

Robertino 6Robertino 4

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…