crisi pil

"QUATTRO MESI PER SALVARE IL PAESE DAL BARATRO". FA PAURA IL CROLLO PREVISTO DEL PIL: DIECI PUNTI IN MENO NEL 2020, 150 MILIARDI IN MENO NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI. COLF, OPERAI IN NERO, PICCOLI ESERCENTI IN GINOCCHIO. E I PROFESSIONISTI PRECARI? "SI VERGOGNANO. CHIEDONO AIUTO SENZA FARSI VEDERE IN GIRO" - I SINDACATI INCALZANO: "TROPPI SENZA IMPIEGO, SUBITO RIFORME..."

crisi pil

Paolo Griseri per la Repubblica

Era successo un giovedì, il 26 marzo, al centro commerciale Lidl, sulla circonvallazione di Palermo. In trenta avevano provato a saltare le casse portando via la spesa senza pagare.

 

Era arrivata la polizia a bloccarli. Il tam tam su Facebook: un gruppo, "Rivoluzione nazionale", parlava di assalti ai negozi. Il 27 marzo la polizia in tenuta antisommossa presidiava i centri commerciali come fossero covi della rivolta. Al Viminale i collaboratori della ministra Lamorgese guardavano con preoccupazione quelle immagini sui monitor. Oggi si dice sia stato quell' episodio a spingere il governo a far distribuire ai Comuni 400 milioni di buoni pasto.

crisi

Per calmare la rabbia degli assalti e per evitare che il crimine organizzato prendesse la testa della protesta.

 

I problemi sono due: i soldi e il tempo. Tania Scacchetti segue il mercato del lavoro nella segreteria della Cgil nazionale. Riassume: «La manovra da 55 miliardi approvata dal governo ha l' obiettivo di salvare per queste settimane tutto il lavoro che c' era prima della crisi. Quello che tutti si chiedono è che cosa accadrà dopo, quando l' effetto della cassa integrazione svanirà. Chi ha cominciato la cassa a fine febbraio, alla chiusura delle prime aziende terminerà le 18 settimane concesse a metà giugno. Chi in queste settimane lavora a singhiozzo può sperare di prorogare la cassa fino a fine settembre. Poi si capirà quali lavori sopravviveranno e quali no. Abbiamo quattro mesi per salvarci».

 

Anche Luigi Sbarra, numero due della Cisl, mette l' accento sul tempo che stringe: «Abbiamo di fronte a noi mesi preziosissimi e decisivi. Con il decreto dei 55 miliardi il governo ha fatto, giustamente, una manovra difensiva per tutelare il lavoro che c' era.

Ma ora è urgente decidere una manovra di investimenti e di sviluppo.

 

crisi

Bisogna farlo entro l' autunno. Con un piano di rinnovo delle infrastrutture del Paese e di formazione professionale. Chi perderà il lavoro nelle prossime settimane dovrà essere messo nelle condizioni di trovarne un altro». I sindacati hanno chiesto un incontro urgente al governo per decidere il piano.

 

Fa paura il crollo previsto del Pil: dieci punti in meno nel 2020, 150 miliardi in meno nelle tasche degli italiani. Ma fa ancora più paura il blocco del lavoro nero e delle attività illegali. Quanti dei 150 miliardi del sommerso sono andati in fumo in questi mesi? E con quali conseguenze sociali? Lo si capisce chiedendo alla Caritas chi fa la fila per i pacchi di pasta e il pagamento delle bollette.

 

Pierluigi Dovis, responsabile a Torino, ha una casistica: «Colf e badanti in nero hanno visto sparire in pochi giorni il loro stipendio. Famiglie a loro volta rimaste senza introiti che hanno risparmiato sulla colf. Badanti lasciate a casa per evitare di contagiare gli anziani. Ma anche piccoli esercenti di negozi a conduzione familiare: vengono a chiederci di pagare le bollette perché hanno esaurito i 600 euro e le banche non danno il prestito da 25 mila». Tutte persone che l' epidemia rischia di mettere a terra. E i professionisti precari?

Italia crisi

 

«Quelli nella fila non si trovano. Si vergognano. Mandano mail. Chiedono aiuto senza farsi vedere in giro.

Vivono una profonda depressione».

 

La formazione professionale che chiedono i sindacati dovrebbe servire anche a trovare un nuovo lavoro a chi lo sta perdendo. Per chi rimarrà sommerso c' è lo strumento incerto del reddito d' emergenza. Ma solo quando si conosceranno le vere dimensioni del lavoro che il virus ha distrutto si potrà decidere dove intervenire. Per ora, si ammette nei palazzi del governo, si naviga a vista. E non potrebbe essere altrimenti. I 55 miliardi del decreto serviranno, dov' è possibile, ad evitare che si interrompano le filiere. Ma l' urgenza è grande. Quando si alzerà la nebbia e si vedranno le macerie bisognerà essere pronti a far ripartire il Paese. Ci sono quattro mesi di tempo.

 

 

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)