cortina d'ampezzo

"STAMO SULLE DOLOMITI, MICA A GROTTAFERRATA" - HOTEL CHE COSTANO ANCHE 3500 EURO A NOTTE, VINI DA 300 EURO: CORTINA VIVE UN SUO RITROVATO MOMENTO MAGICO. E ORA, TRA MONDIALI E OLIMPIADI, PUNTA A SPIANARSI LE RUGHE. 20 ALBERGHI SU 55 GIÀ FANNO LAVORI. POI VERRANNO LE STRADE, LE PISCINE, GLI OSPEDALI – I RICCHI CI VENGONO ANCORA: MATTEO MARZOTTO NON FA PIÙ LE FESTE CHE FACEVA LA MADRE MARTA, ESCE POCO E SI FA PORTARE IL CIBO A CASA. E I BURINI RIFATTI DI VANZINIANA MEMORIA? CI SONO ANCHE LORO… - VIDEO

 

Riccardo Staglianò per il Venerdì-la Repubblica

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La buona notizia è che c' è ancora posto al Cristallo. Quella cattiva è che una doppia dal 24 al 27 dicembre costa 3.500 euro. Presa bene, su Booking. Perché la suite che mi mostrano, con balconcino spalancato sulle Tofane, tanto magnifiche e torreggianti che sembra di poterle toccare, va sulle due-tre volte tanto. «Dipende» dice Carmelo Franco Lentini, l' impeccabile direttore dell' unico cinque stelle lusso del paese. Parlare di soldi a Cortina, che volgarità!

 

Eppure sono proprio loro, agli occhi del finanziariamente normodotato, a caratterizzare l' autobiografia della Perla delle Dolomiti, come da meritato cliché delle brochure turistiche da oltre un secolo e mezzo a questa parte. Tanti denari privati, dalla bici da 30 mila dollari che un cliente americano si porta in camera perché non si fida di lasciarla nella bike room videosorvegliata dell' Hotel de la Poste, dove Hemingway scriveva Morte nel pomeriggio. Al carpaccio d' astice da 46 euro servito allo stellato Tivoli.

 

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Allo spolverino Gucci da 3.400 euro in vetrina da Franz Kraler. Poi ci sono i fondi pubblici, come i cento milioni di euro già parzialmente piovuti sulla località sciistica per essersi aggiudicata i Mondiali di sci del 2021 e i circa 300 del Cio per le Olimpiadi invernali del 2026 (sui 900 totali, con Milano). Una doppietta fenomenale, lungamente agognata. Che, nelle aspettative dei più, dovrebbe fornire una propulsione simile a quella delle Olimpiadi del '56, le prime in diretta televisiva, che definitivamente collocarono la cittadina sulla mappa del turismo internazionale. D' alta quota.

E d' altissimo bordo.

 

«Momento magico!». Lo ripetono quasi tutti, con varie intonazioni esclamative. Ovviamente Valerio Giacobbi, ad della Fondazione Cortina 2021, che con la sua squadra di venti persone deve assicurarsi che alla scadenza dei Mondiali fili tutto liscio. Ampezzano, è tornato qui dopo dieci anni in America perché era il momento di esserci («Questi eventi accelerano cambiamenti che altrimenti avrebbero richiesto tempi lunghi») e, in un posto da 5.500 abitanti dove ne nascono soltanto 20 nuovi all' anno, era un' occasione rara per attrarre linfa vitale.

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Elenca: «Venti alberghi su 55 stanno facendo lavori importanti, due nuovi apriranno, e poi rifacciamo le strade, la piscina, l' ospedale diverrà un gioiello. Ma lavoriamo anche sulla banda larga, che non si vede ma aprirà opportunità straordinarie per nuovi mestieri, con ragazzi che hanno girato il mondo e portano qui talenti necessari». Perché gli eventi si consumeranno in massimo due settimane ma la scommessa è che il calduccio delle loro fiamme riscaldi poi a lungo la comunità.

 

La parola d' ordine è "destagionalizzare". Allungare i giorni della raccolta di questa monocoltura turistica. Qui, mi spiega l' assessore al Turismo Paola Coletti, le partite da tutto esaurito si concentrano in poche date: «Cinque giorni per il ponte di Sant' Ambrogio/Fashion Weekend. Quindici tra Natale e Capodanno. Forse altrettanti intorno a Carnevale. E una settimana a Pasqua». Oltre ai buoni numeri italiani, nella nostra tragica prevedibilità, ad agosto. Negli altri mesi ci sono quasi solo gli stranieri che ormai totalizzano la metà del milione e duecentomila presenze all' anno. «E l' estate, come introiti, ormai batte l' inverno sei a quattro» prosegue l' assessore, architetto col consueto cursus honorum da maestro di sci (qui è nata la più antica scuola d' Italia, lo Sci Club Cortina, che tra lezioni da 55 euro all' ora e 52 di skipass fa sembrare a buon mercato la psicoterapia).

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«D' altronde, prima dell' invenzione della settimana bianca negli anni Sessanta, eravamo famosi per quello: passeggiate e arrampicate» mi spiega l' ingegner Stefano Illing, presidente del consorzio Lagazuoi, che riepiloga vari altri cambiamenti strutturali: «All' inizio del secolo i villeggianti venivano in vacanza per tre mesi, servitù inclusa. Oggi la media di pernottamenti è di 3,7 giorni. Vacanze polverizzate, liquide, come il resto della vita. E sempre più lontane dall' etimologia di vacuum, vuoto, dal momento che quei pochi giorni vanno zeppati di attività non stop». I ricchi, beninteso, ci sono ancora. E in molti hanno anche gli stessi cognomi d' antan.

 

Ma Matteo Marzotto, racconta una connoisseur che mi supplica di non essere identificata, non fa più le feste che faceva la madre Marta, esce poco e si fa portare il cibo a casa. Che è arrivato lui, i Benetton, i Barilla, gli Illy e quasi tutta la Guida Monaci del potere economico italiano te ne accorgi solo dall' improvviso afflusso di filippini, in un paese tendenzialmente immigration free, alla Cooperativa, lo storico grande magazzino dove tutti fanno la spesa.

 

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E i romani arricchiti di vanziniana memoria? Ci sono anche loro, concentrati nelle feste comandate. Uno ti racconta di zarine dei Parioli con colbacco di volpe comprato da Pinotti Cashmere (a quanto pare l' unica lana ammessa in città) che non si fanno dissuadere dalla mancanza della neve mentre trascinano i pargoli su slittini che scintillano sull' asfalto. Un altro dell' ur-laziale che pretenderebbe la carbonara a dispetto della fantasmagoria dell' offerta gastronomica locale.Tra gli ospiti italiani restano i più rappresentati, per un' antica consuetudine della Conca col potere che ha fatto proseliti.

 

Lentini, il patron del Cristallo, dall' alto del suo aplomb dice: «I clienti sono clienti. E non se ne parla che bene». Se proprio lo incalzi sull' aneddotica e fai notare che l' illuminazione della Veranda, uno dei loro tre ristoranti, assomiglia terribilmente alle lampade delle moschee, giura che è un caso e non ha a che fare con la circostanza che i loro clienti arabi si spostano in battaglioni da cinquanta alla volta, con 150-200 bagagli al seguito, e affittano metà albergo. Mentre i cinesi sono ancora pochi, ma quando arriveranno non ce ne sarà più per nessuno.

 

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Per dire, cinque amici di Shanghai l' altra sera hanno voluto una delle due bottiglie di Giulio Ferrari Rosé da 300 euro che il cuoco del Tivoli Graziano Prest si aggiudica ogni stagione. Prest, che da diciott' anni consecutivi può appuntarsi sul grembiule la stella Michelin, quanto a leggenda è l' equivalente ai fornelli di Kristian Ghedina sulle piste. Con lo Chef Team Cortina è appena rientrato da Hong Kong: «Abbiamo cucinato al Ladies Recreation Club, dove la tessera associativa è di 120 mila euro». Nato nella vicina conca d' Alpago, è tutto lavoro e concretezza, snobba le mode del chilometro zero e sorride delle fatwe contro il foie gras.

 

La sua eccentricità maggiore è rivendicare in pubblico di essere un lettore di Repubblica che, a queste latitudini, è quasi pari a confessare l' appartenenza alla Terza internazionale.

 

Qui, alle ultime politiche, la destra ha preso oltre il 70 per cento (con la Lega sul 36) ma la politica è il tabù definitivo. Provo a scalfirlo con Francesco Chiamulera, laureato in Storia a Roma e brillante organizzatore da dieci anni di Una montagna di libri, una rassegna letteraria da una novantina di incontri all' anno: «Da cinquant' anni vincono le liste civiche, né destra né sinistra. Siamo stati e restiamo democristiani. Il discorso politico qui tende a evaporare».

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Magari, verrebbe da dire, per timore di alienarsi i clienti. Ma non è aria al SanBrite, l' ennesimo splendido locale che produce tra i migliori formaggi della zona e il cui chef, passato dalla corte di Massimo Bottura, ha rifiutato un abboccamento televisivo in nome dell' orgoglio montanaro secondo il quale la cucina, come il sesso, si fa e non si sceneggia nei reality.

 

Scommettono tutti sullo stesso numero: 2026. La data che ricatapulterà Cortina nell' orbita che merita e dalla quale, complice la crisi, negli ultimi dieci anni si era un po' allontanata. «Rivivremo i fasti del passato» è l' altro tormentone. Ne è convinto Gherardo Manaìgo, che ha ereditato dal padre la gestione del centralissimo Hotel de la Poste, quello dei barman leggendari, di quel vecchio Mondadori che svegliava gli ospiti accendendo la Ferrari all' alba e altre follie plutocratiche. Ma non si limita a sperare: «Bisogna innovare sempre. Negli anni 80 era l' epoca delle grandi mangiate, oggi quella del salutismo estremo. Per gli sportivi che vengono per correre l' Ultra Trail, con i suoi spaventosi 120 chilometri, anche un grammo di più da portarsi addosso è un peso insopportabile. Ne abbiamo tenuto conto nel buffet. Come per il detox dalla tecnologia, sempre più richiesto, cui cerchiamo di dar risposta con lo yoga, le ciaspolate e l' air breathing (che è come il marketing milanese, cui "Gheo" si abbevera, gli ha suggerito di ribattezzare quell' insolita attività che consiste nel respirare l' aria)».

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Siccome questa è gente strabiliantemente ospitale, Manaìgo mi invita a un evento per la fine di gennaio cui sta lavorando ora insieme a un ex paparazzo, sempre che trovino un accordo economico con la cantante Bianca Atzei e altre celebrities.

 

RENZI A CORTINA

E già ti immagini emuli del Guido Nicheli di Vacanze di Natale, quello di «Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing», accorrere per il falò delle vanità con la neve intorno. Che, nello struscio di Corso Italia, ha oggi una regina e una piccola erede. La sovrana è indubitabilmente Daniela Olivieri, veronese dinamitica che una trentina d' anni fa ha sposato il tirolese Franz Kraler. Insieme hanno costruito un impero fashion (Franz Kraler, appunto), prima a Dobbiaco, in un castelletto che fu della principessa Sissi, e dal 2004 qui. «Un negozio con così tanti marchi e collezioni esclusive è un unicum mondiale» giura, in total black con prezioso crocifisso al collo, sullo sfondo di una pelliccia fucsia e nera e una borsa di coccodrillo da 20 mila euro, «e tutte le famiglie delle case (come qui chiamano le seconde abitazioni dei vip, sovraordinate a qualsiasi albergo, ndr) sono nostre clienti».

L' impero è edificato su due cardini: né saldi («al più carezze, sconti su invito») né online. L' esperienza va fatta dal vivo e prevede, per i veri habitué, anche il risottino preparato nottetempo dalla titolare (e, a Dobbiaco, la vip room ricavata in una stube tirolese, una zona bambini e una cagnolini). La nuova generazione, pochi civici più in là, è invece incarnata dal negozio di Chiara Ferragni, l' unico altro suo monomarca italiano oltre a quello di Milano.

UN CERVO IN UN NEGOZIO DI CORTINA

Un riparo dalla tempesta di ottimismo battente alla fine si trova. Nella Ciasa de ra Regoles, la sede delle Regole ampezzane, un peculiarissimo istituto giuridico che possiede dai tempi dei longobardi quasi il 90 per cento dei boschi, prati e pascoli qui intorno. E le cui 1.200 famiglie hanno evitato nei secoli che le speculazioni andassero fuori controllo. Resisterete al Cio? chiedo al segretario Stefano Lorenzi. «Vediamo, anche per i Mondiali, accenni di regie e logiche non locali. Mentre noi siamo qui per salvaguardare questo magnifico territorio. Un indotto ci sarà, certo, tutto sta a vedere per chi». L' idea, ventilata, di riaprire un vecchio aeroporto non lo convince. Come non scalda l' assessore Coletti: «Si immagina venti sorvoli al giorno su questo ecosistema così fragile?». Vista dal Faloria, all' ora di pranzo della vigilia dell' inizio della stagione, la conca sfavilla di una bellezza abbacinante. Nella funivia ci sono bambini delle elementari, con una schiacciante prevalenza di Kristian scritti a pennarello sugli sci, che discettano del Natale. La loro maestra di discesa, con le treccine bionde per allontanarsi il meno possibile dallo stereotipo, risponde alla domanda di un ragazzino sul regalo che vorrebbe: «Un bel maestro di sci!».

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Sulla terrazza del rifugio una signora abbonata ai filler parla a un' amica-tuttofare a un volume come se fosse sola in tutte le Dolomiti. «L' ho licenziato perché lo pagavo 1.300 euro al mese per fare due commissioni e quello si lamentava pure. E dopo di lui anche la tipa che ci porta a spasso il cane: l' unica volta che davvero ne avevo bisogno non poteva, ma siamo matti?». Qualche minuto dopo lo scandalo viene dirottato da una notifica sul cellulare: «Che cosa sono questi 380 euro spesi da Pianeta cucciolo!?! Io non ho comprato niente, deve essere stato il domestico, almeno poteva avvertirmi». A Cortina non c' è più la servitù di una volta. In compenso sono rimasti i ricchi.

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