serat finale premio strega 68

"LO STREGA? E' PIU' TRUCCATO DI SANREMO"! I PREMI LETTERARI RIVELANO IL LATO PEGGIORE DEI NOSTRI MIGLIORI SCRITTORI: NEL ‘68 PASOLINI SI RITIRO’ DALLO STREGA DOPO CHE ALBERTO BEVILACQUA AVEVA PRESO PIU’ VOTI - GADDA ATTACCO’ MORAVIA (“IO SONO MARTIRE QUANTO E PIU’ DI LUI…”), E GESUALDO BUFALINO DISSE CHE NON DESIDERAVA CONCORRERE “NON PER SUPERBIA MA PER SOLA SENILE INSOFFERENZA” - L'URLO DI LUTHER BLISSET

 

Luigi Mascheroni per il Giornale

serata finale premio strega 68

I premi letterari? «Tutti truccati», tranne ovviamente quello in cui siete in giuria, o che avete vinto. Per il resto la storia dei premi - un mondo in cui risplendono al meglio, e al peggio, tutti i moti dell'animo umano: invidia, gelosia, sfida, desiderio di potere, brama di onori e denaro...

 

- è quasi più bella di molti romanzi che li hanno vinti. Sulle grandi competizioni letterarie molto si sa, ma altrettanto resta da scoprire. Cosa che fa - lavorando su nuovi documenti d'archivio, corrispondenze inedite e interviste - un libro realizzato dagli studenti del Master in «Professioni e prodotti dell'editoria» del Collegio Santa Caterina dell'università di Pavia: Visto, si premi! I retroscena dei premi letterari. Un volume ricco di aneddoti, eventi dimenticati e altri mai rivelati, leggendo il quale si scopre che:

I PREMI NON SALVANO LA VITA

Cesare Pavese vinse lo Strega con La bella estate nel 1950. Il 24 giugno. Le foto della serata lo ritraggono imbarazzato e stranito: dal volto traspare cortesia, ma le mani in tasca rivelano disagio. Dopo la premiazione, a un giornalista dichiara: «Si consolino i perdenti. I libri più importanti di una generazione non prendono premi». Il 21 agosto, in una lettera a Tullio Pinelli scrive: «Il premio chi se lo ricorda? Sono balle. Val la pena questa gloria?». Il 27 agosto, due mesi dopo la vittoria, si suicida.

 

E NEPPURE DANNO L'ETERNITÀ

Gavino Ledda nel '75 vince il Viareggio con Padre padrone: il libro diventa un caso editoriale, fra il '75 e l'80 vende 220mila copie con traduzioni in moltissimi Paesi, i fratelli Taviani nel '77 ne traggono un film di successo (Palma d'oro a Cannes) e Feltrinelli ne fa un titolo-manifesto. Oggi, chi se lo ricorda?

pier paolo pasolini ninetto davoli

 

CHIAVATE&CENSURE

Nel maggio del '52 l'Osservatore Romano pubblica il decreto con cui viene messa all'Indice l'opera omnia di Alberto Moravia, che è in corsa allo Strega con I racconti. In cinquina ci sono anche Monelli, Patti, Calvino e Carlo Emilio Gadda, il quale - in uno scoppio d'ira - scrive una lettera a Gianfranco Contini (il testo è irresistibile, pure con un piccolo sfregio antisemita) denunciando il fatto che il libro di Moravia è arrivato 20 giorni DOPO la scadenza del concorso e comprende racconti già editi in volume; e lamentandosi del fatto che tutti parlano della censura subita da Moravia e non della sua: «Io sono martire quanto lui e più di lui...

 

Eros&Priapo non si può stampare. E non ci sono coiti, mentre lui ha potuto inondare di male chiavate i suoi romanzi». Il risultato è noto. Lo Strega lo vince Moravia (attorno al quale ci fu un vero «sobbalzo di solidarietà» da parte della sinistra culturale contro le censure vaticane) e Gadda, distanziatissimo, arriva secondo. Il secondo, oggi, è un classico del '900. Il primo, non lo legge più nessuno.

 

BROCCHI&CAVALLI DI RAZZA

la mitica lavagna del premio strega

Beppe Fenoglio era un tipo riservato, un piemontese delle Langhe lontanissimo dai salotti romani. Però testardo. E infatti quando la sua casa editrice, Garzanti, gli chiede di ritirare la propria candidatura allo Strega - siamo nel '59 - per non intralciare il vero cavallo di razza della scuderia, ossia Pasolini, Fenoglio scrive a Pietro Citati: «I premi letterari non mi tolgono né il sonno né l'appetito. Io non scrivo per competizione, alla radice del mio scrivere c'è una primaria ragione che nessuno conosce all'infuori di me».

 

Ma si tolgano dalla testa - questo è il senso delle resto della lettera - che io mi ritiri dalla gara. «Io sarò un brocco ma un brocco brado». Morale: Fenoglio s'intestardisce, ma non entra neppure in cinquina, Pasolini gliela giura, ma alla fine Il Gattopardo (postumo) frega tutti. Bene. Ricordate la lettera citata all'inizio, quella in cui Fenoglio se ne frega dei premi, eccetera eccetera? Rovistando in una cartella personale, qualcuno di recente ha trovato parecchi ritagli di giornale sullo Strega di quell'anno, e anche sul Viareggio, cui concorse, sempre senza vincere. Insomma: qualcosa gli interessava, eccome.

 

COPPE BUTTATE

Pasolini nelle periferie di Roma

A proposito di scrittori ai quali i premi proprio non interessavano. Giovanni Arpino nel '64 vince lo Strega con L'ombra delle colline. La medaglia, anni dopo, la regalerà all'amico Armando Torno. Del resto Arpino era solito togliere le targhe col suo nome dalle coppe dei premi, prima di dimenticarle in treno.

 

VANITÀ, TUTTO È VANITÀ

A proposito invece di scrittori che nelle interviste dichiarano il contrario di ciò che confessano in privato, Gesualdo Bufalino sui giornali ostentava noncuranza per gli allori letterari, ma agli amici, come Biagio Guccione, che lo accompagnò sia al Campiello nel 1981 sia allo Strega del 1988 (vinti entrambi con Diceria dell'untore e con Le menzogne della notte), manifestò - diciamo così - ripetute narcisistiche forme di contentezza.

 

MONTALE MORAVIA PASOLINI

Tra le «gocce di vanità», da segnalare i due versi (inediti) regalati a Guccione dopo il trionfo alla Fenice. «Sicché stasera, senza droga o spezia/ già mi lusingo di far fuor Venezia». Ah. Nella quarta di copertina del suo Menzogne della notte, Bufalino inizialmente scrive: «Non per superbia ma per sola senile insofferenza non desidero concorrere ai premi letterari». Testo che Bompiani cassa prima della pubblicazione.

 

CHE SESSANTOTTO!

È noto, e fece scalpore, che nel giugno 1968 Pasolini scrisse una lettera durissima sul Giorno per annunciare il suo ritiro dallo Strega di quell'anno. In un J'accuse tipicamente pasoliniano («Io so!») in cui denuncia il malcostume imperante, lo scrittore afferma: «Sono venuto a conoscenza di fatti di cui purtroppo non posso né, credo, potrò mai produrre prove che mi hanno convinto che il premio Strega è completamente e irreparabilmente nelle mani dell'arbitrio neocapitalistico». La lettera aperta suscita clamori indicibili, i suoi amici Moravia e Maraini si dimettono per solidarietà dal ruolo di votanti, la «contestazione» sfiora il Ninfeo, ma senza sconvolgerlo. La serata finisce come sempre a pasticcini e liquori.

 

Moravia e Pasolini

Andrebbe però ricordato il fatto che la protesta, col conseguente ritiro di Pasolini, scoppia il 24 giugno, DOPO la prima votazione, nella quale L'occhio del gatto di Alberto Bevilacqua, che poi trionferà, stacca già di oltre 40 voti il pasoliniano Teorema. Chi poi ha avuto tempo e voglia di spulciare l'epistolario dello scrittore, si è imbattuto in numerose lettere in cui Pier Paolo chiede voti per i vari premi. Cose normali per l'intellighenzia italiana.

 

QUANTO VALE UN PREMIO?

GADDA

Il fattore Strega, secondo serissime indagini economiche, oggi quintuplica le vendite. Esempi. La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano passa da 6mila copie vendute la settimana prima della vittoria dello Strega, nel luglio 2008, a 30mila in quella successiva. Le otto montagne di Paolo Cognetti nel 2017 passa da 2-3mila a 14mila copie vendute.

 

Q COME CASTA

GADDA

I Luther Blissett (collettivo di scrittori poi confluito in Wu Ming) nel 1999 poco dopo la candidatura del loro romanzo Q allo Strega, dichiarano: «È un premio più truccato di Sanremo, e quest'anno è già appaltato alla Maraini». E poco dopo: «Lo Strega è una buffonata, una delle tante istituzioni inutili di questo Paese». Il romanzo esce nella collana Stile libero della berlusconiana Einaudi, ottiene paginate su la Repubblica scritte dall'amica Loredana Lipperini, ma loro combattono le lobby dei potenti, la casta, l'alta società. Disertano la serata finale al Nifeo, lasciando vuoto il tavolo Einaudi. Vince, come da copione, Buio di Dacia Maraini. A Luther Blisset resta la gloria, le copie vendute e il mito dell'anonimato. Quest'anno, per il ventennale della pubblicazione, il libro esce con una sovracoperta che per la prima volta in assoluto nella storia dell'editoria non avrà stampato in nome dell'autore, ma solo il titolo.

 

GADDAEROS E PRIAPO GADDA

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...