roma incendi cinghiale

DA RAGGI A GUALTIERI E' ROMA KAPUTT MUNDI – MATTIA FELTRI E IL DESOLANTE VIAGGIO NELLA CAPITALE TRA INCENDI, SPAZZATURA, ERBACCE, CINGHIALI, TASSISTI E 1088 VORAGINI (RECORD EUROPEO) - "SENZA CONSIDERARE LA SAGA ALLA GEORGE LUCAS SUL RILASCIO DELLA CARTA D'IDENTITÀ E L’INCUBO MEZZI PUBBLICI. MA QUANDO ARRIVA SERA, E L’OSCURITÀ COPRE IL LERCIO, TORNA LA STRUGGENTE MERAVIGLIA. E IL CUMULO DI MONNEZZA? PACE ALL'ANIMA SUA E PACE ALL'ANIMA NOSTRA..."  

Mattia Feltri per “la Stampa”

 

roma incendi

«Barbiere, manicure, pedicure, tolette, bagno romano, massaggi»: la scritta sulla facciata déco della Casa del Passeggero ha l'ironia sfrontata, scanzonata di queste parti.

Si arrivava a Roma, da lunghi viaggi magari notturni, spossanti, ci si ripuliva lì, ci si rendeva presentabili alla città dei cento campanili e dei palazzi di governo, la città del Santo Padre.

 

La Casa del Pellegrino, fra la Stazione Termini e il Teatro dell'Opera, è chiusa da decenni. Dev' essere cascato qualcosa qualche tempo fa: un pezzo di cornicione o di intonaco, perché è stata parzialmente transennata, e le transenne misurano gli anni con la ruggine, sono le pareti precarie di un rifugio segnalato dal solito cumulo di coperte, vestiti, stracci, cartoni di vino, pacchetti di cracker, un toscano smangiucchiato, un libro di Puskin. Roma ha di buono che si riscatta con naturalezza, con un colpo di tacco: un libro di Puskin.

roma incendi

 

La Casa del Passeggero ingloba uno dei quattro torrioni che delimitavano le Terme di Diocleziano, fu un granaio, un parcheggio, poi un ristorante e, a proposito di ristoranti, lì attorno è tutto un ristorante Nerone, un albergo Washington, cioè un evocativo portale per turisti, ingresso al parco giochi, e a sera inoltrata si saranno accumulati cartoni, sacchi, bidoni, le vestigia di un incessante saziarsi, di un andirivieni, cui parteciperanno gabbiani e topi: sventreranno, sparpaglieranno, e le macerie della sofferenza, del divertimento, degli uomini e degli animali si mischieranno, copriranno tutto, marciapiede, strade, aiuole, saranno il vestito di Roma vestita a festa.

 

L'altro torrione superstite è poche centinaia di metri più a nord, a piazza San Bernardo. Oggi è la chiesa di San Bernardo alle Terme, detta la chiesa senza finestre: prende la luce dall'oculo centrale della cupola. Un piccolo Pantheon, un gioiellino e se questa fosse una cartolina da Roma potremmo chiuderla qui: il sacro e il profano, l'anima e la pancia, lo sfarzo e la suburra. Ma ricordo di aver visto anni fa un documentario su come sarebbe diventata New York senza uomini: in pochi mesi sarebbe stata ricoperta di vegetazione, riconquistata dalle bestie, scossa da esplosioni e autocombustioni, cioè esattamente come Roma oggi, soltanto che a Roma gli uomini ci sono ancora.

roma incendi

 

 

Partecipano al paesaggio. Il loro colore preferito è l'arancione delle reti di plastica da cantiere. Sono ovunque, circondano un tombino, una buca, ostruiscono un passaggio, stanno precariamente in piedi allacciate a ferri pendenti, ai ponteggi dei bonus facciate, un buon botanico potrebbe calcolarne l'età dall'altezza delle erbacce salite fra i buchi, io comincio a saperla calcolare dalla tonalità dell'arancione:

 

in tre anni diventa bianco, ormai il colore di una rete da cantiere messa a protezione di un marciapiede vicino al Viminale nel novembre del 2019, quando una giornata eccezionalmente ventosa fece cadere alberi e pali e nel nostro caso un telaio in ferro per ospitare i cartelloni pubblicitari. Da allora la rete impallidendo tiene compagnia al nostro destino mortale.

 

incendio roma

Però non vorrei mollare così le erbacce. Intanto mi spiace per il dispregiativo, bisognerebbe ammirarle per la resilienza (a loro il termine si addice), sebbene a Roma abbiano vita più facile.

 

A Roma ne crescono oltre mille e trecento specie diverse, pimpinella, acetosella, miglio, falsa rucola, cappero, tarassaco, finocchio, piante velenose, piante commestibili, piante medicinali, nessuno si cura di tagliarle, spuntano dal cemento e fanno ciò che vogliono, salgono a un metro, a due metri, ne ho viste circondare un'automobile senza targa sino alla maniglia delle portiere, ne ho viste ricoprire e ingoiarsi una cabina telefonica, ne ho viste crescere fino a ombreggiare scalinate - non sto esagerando, sono un camminatore e un compulsatore frenetico di Roma fa schifo, profilo Facebook che è la biografia psichedelica della città.

 

Le abbiamo viste avvolgere le scale mobili del Galoppatoio di Villa Borghese, tappezzare gli scavi archeologici di Torre Argentina, dove venne ammazzato Giulio Cesare, le abbiamo viste salire fino a tre metri, gialle come paglia, rinsecchite al sole e prendere fuoco mattina e sera di questa torrida estate.

 

INCENDIO ROMA

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per gli incendi ha dato la colpa alla mafia. Parlava degli incendi di qualche giorno fa a Centocelle, Roma vista dall'alto sembrava ancora New York, ma l'11 settembre. Un fungo di fumo nero. C'è la mano dell'uomo, stiamo toccando qualche losco interesse, diamo fastidio: l'intera giunta era riparata dietro al complotto e figuriamoci, abbiamo avuto il complotto dei frigoriferi, andrà benissimo anche quello della mafia.

 

Del resto la procura non lo esclude ma, aggiunge, se gli incendi hanno preso tale intensità ed estensione è per le erbacce essiccate, praterie di erbacce essiccate dentro la città, nei parchi, lungo le strade. Il 9 luglio, giorno dei grandi incendi di Centocelle, i vigili del fuoco hanno compiuto centocinquanta interventi, in tutta la città, per incendi piccoli, medi, grandi.

 

Il giorno dopo però Centocelle sembrava una produzione Netflix. «Pare che c'è passato Vecna di Stranger Things», diceva uno.

 

incendio roma

Nel parco di Centocelle c'è una trentina di autodemolitori, buona parte abusivi. Ci sono tonnellate di rottami interrati, liquami, veleni, batterie, pneumatici e ancora più sotto strati di vecchie discariche perché la spazzatura non è mica una faccenda recente (caspita, sono arrivato fin qui e non avevo ancora scritto: spazzatura). In Italia, si sa, c'è da trattare anche con gli abusivi.

 

La trattativa in questione è stata aperta nel 1997 e venticinque anni dopo è ancora in corso, sebbene l'espressione "in corso" suoni temeraria. Nel parco abbrustolito spuntavano scocche, lunotti, portelloni, da sottoterra salivano fumi, vapori, fiammate tossiche prodotte da autocombustione, e gli autodemolitori si sono visti abbandonati, perduti, hanno trascinato carcasse di auto in strada a bloccare il traffico e quasi i cittadini stavano per risolverla facendo andare le mani.

 

incendio roma

A Roma bloccare il traffico è diventata una moda. Da giorni se ne occupano soprattutto i tassisti. A loro basta fermarsi e già il traffico si blocca da sé, ma quando la questione si fa seria arrivano in piazza Venezia e sotto il Campidoglio, e non passa più nessuno. Un gigantesco tappo. C'è sempre una buona ragione per bloccare il traffico: i giovani ambientalisti bloccano il Grande raccordo anulare una mattina sì e una mattina no. Ora hanno smesso, e chissà se torneranno.

 

Ma a giugno si davano appuntamento alle 7.30 e si stendevano sulla carreggiata per sensibilizzare gli automobilisti sull'apocalisse del cambiamento climatico. Potete immaginare la sensibilità di uno che alle 7.30 di mattina sta andando a lavorare su una delle strade più intasate dell'emisfero boreale, e una volta che la sta per passare liscia si trova davanti questi ragazzotti con gli striscioni e le barbette incolte.

 

Lo straordinario è che tutti sapevano tutto: su Whatsapp - non so come abbiano avuto il mio numero - per un paio di settimane ho ricevuto i loro inviti a unirmi alla verde protesta. Sapevo dove, sapevo quando, sapevo io e non sapevano i vigili urbani o la polizia. È l'estro quotidiano di Roma, sennò non so come spiegarmelo. Roma è sempre uno stupore.

 

ROMA ERBACCE 1

Ho scoperto per esempio che è la capitale europea della voragine. Non della buca, della voragine. Dal primo gennaio 2010 al 30 giugno 2021, a Roma si sono aperte più voragini che in qualsiasi altra città del continente: mille e ottantotto, circa cento all'anno, quasi una ogni tre giorni.

 

Di conseguenza non fanno più notizia. Magari girano un paio di foto sui social: la voragine e dento un'auto, la voragine e dentro un camion, non molte settimane fa si aperta una voragine e si è inghiottita un'asfaltatrice, ed è difficile immaginare qualcosa di altrettanto satirico: un'asfaltatrice che finisce sotto l'asfalto. Però anche le voragini hanno un'utilità. Vengono ottime come discariche, ottime perché non in superficie come le altre, le migliaia di discariche sorte estemporanee soprattutto negli ultimi mesi, in centro, in periferia, ma discariche interrate.

 

Ed eccoci alla monnezza, e sono un po' in imbarazzo.

 

ROMA ERBACCE 1

Non vorrei annoiarvi con le solite storie della monnezza, le sapete a memoria. L'inceneritore, i cassonetti, il sindaco che dice entro Natale la città sarà pulita e a Natale l'assessore che dice non fate troppi pacchetti che poi non sappiamo come pulire, e poi l'assenteismo degli spazzini, gli spazzini che guariscono miracolosamente alla minaccia di visita fiscale, eccetera.

 

Siccome in questa città si butta via tutto ma non si butta via niente, potrei dire che la monnezza ha un ruolo negli studi antropologici. Camminando, mi faccio un'idea di come va la città. Per esempio, ho realizzato che finalmente aveva aperto Starbucks perché a terra si cominciavano a vederne i bicchierini, sebbene non capisca come un bicchierino possa arrivare dal centro commerciale di Castel Romano, dove ha aperto Starbucks, al centro città.

 

 L'illusoria liberazione dal covid si deduce dalle mascherine, che al suolo hanno lasciato spazio alle bottiglie di birra, il simbolo del lockdown sostituito dal simbolo della ritrovata socialità. Le coppette dei gelati e le mappe di carta (ma perché non usano Google maps sul cellulare?) segnalano il ritorno dei turisti.

zingaretti gualtieri cinghiali

 

Li avevamo lasciati al ristorante Nerone e all'albergo Washington ma sono sciamati ovunque, hanno sempre in mano qualcosa, cartoni di pizze, bottiglie di tè freddo, coni con diciotto palline di gelato, e siccome sono rapidi ad adeguarsi agli usi e costumi indigeni, tutto poi finisce a terra, ai piedi di un cestino ricolmo o in una discarica improvvisata.

 

Forse un giorno, quando Roma sarà stata completamente ricoperta di rifiuti, gli archeologi scaveranno e diranno, ecco le mascherine, siamo nell'era pandemica, o magari ecco i frigoriferi, siamo nell'era di Virginia Raggi.

 

Come noi oggi, che la siccità abbassa il livello del Tevere, e abbiamo visto riemergere i resti del Ponte Neroniano, ma anche barche affondate, lavatrici, biciclette, specialmente le bici dello sharing e i monopattini. Tutto dentro il fiume. Se volessimo parlare soltanto di spazzatura, questo articolo non basterebbe. Del sindaco Gualtieri c'è poco da dire, non se ne sa nulla, si è ridestato per dire colpa della mafia, prima lo si vedeva all'inaugurazione di un Lungotevere Federico Fellini perché la toponomastica è l'ultimo rifugio dei sindaci di Roma, per continuare a sentirsi dalla parte bella della storia: qui abbiamo pure una piazza Stanlio e Ollio.

cinghiale nel fossato di castel sant angelo

 

Lo si vedeva all'inaugurazione del Fondo Camilleri, dell'area fitness nel parco della Caffarella; di questo luna park formicolante, fetido, surreale, niente da fare e nemmeno niente da dire, tutto ok. Raggi è già dimenticata, sovrastata, quasi ne si rimpiange il genio alieno, quando voleva riciclare la spazzatura per farne materiale per scultori; aiutava il buonumore, e invece col Pd e Gualtieri si torna al plumbeo barboso e altero: la mafia, la magistratura, i poteri forti. Non ho finito: il mio taccuino trabocca di appunti inutilizzati.

 

CINGHIALE ROMA NORD VIDEO BY ANGELO MELLONE

Ci sarebbe tutta una mistica del monopattino da approfondire, una saga alla George Lucas sul rilascio della carta d'identità (ho risolto così: non ho preso la carta d'identità, tanto serve a niente), e poi i mezzi pubblici, naturalmente. La metropolitana! Dovrebbero scriverci sopra "no covid, no covid, ok covid": sempre meno treni, sempre più affollati. Gira una foto stupenda dalla app dell'Atac: Cinecittà, stazione non accessibile; Subaugusta, stazione non accessibile; Giulio Agricola, stazione non accessibile; Arco di Travertino, stazione non accessibile; Colli Albani, stazione non accessibile; Furio Camillo, stazione non accessibile; Ponte Lungo, stazione non accessibile

 

CINGHIALI VIA DELLE MEDAGLIE D'ORO VIDEO BY PIGI BATTISTA

Ma preferisco concludere con la figura più mitologica di questo nostro tempo: il cinghiale. Dico mitologica perché di cinghiali non ce ne sono solo a Roma, dappertutto, ma qui è diventato leggenda, è stato idealizzato, elevato a simbolo di giorni allucinati, ma poi ci vuole talmente poco, un colpo di tacco, quello di Franco, il romano raccontato sul Messaggero da Pietro Piovani. Franco va a caccia di cinghiali, che prolificano soprattutto nel parco di Veio: zona protetta, naturalmente. Franco va oltre l'Aurelia, dove si può cacciare, ma ci va di nascosto dagli animalisti.

 

ROMA - AUTOBUS IN FIAMME SULLA SALARIA

Dice che l'unica soluzione è sparare, perché manco più i lupi se la vedono coi cinghiali: branchi troppo numerosi. Quando ne prende uno chiama l'Asl, fa fare le analisi e se è tutto ok si porta il cinghiale a casa per ricavarne braciole, salami, salsicce. E che volete? Mangiamoci sopra. Quando arriva sera, e l'oscurità copre il lercio, Roma torna la struggente meraviglia. Ci si siede ai tavoli all'aperto, si ordina una gricia, si beve un bicchiere di vino e si respira. E il cumulo di monnezza venti metri più in là, pace all'anima sua e pace all'anima nostra.

ROMA ORINA ALLA FERMATA DEL BUS

incendio roma

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?